martedì 17 ottobre 2017

Miracolo del Sole in Nigeria, il 13 ottobre scorso. Testimoni i Vescovi e moltiossimi fedeli.

“Miracolo del Sole in Nigeria, il 13  ottobre, dopo la riconsacrazione della Nigeria al Cuore Immacolato di Maria, in occasione del centenario dell’ultima apparizione a Fatima”
E come a Fatima il 13 ottobre 1917 l’evento si ripete, ma nessuno ne dà rilevanza.
 
 











La conferma di questo evento arriva dalla Conferenza Episcopale Cattolica Nigeriana (CBCN). (Qui)
Ma da Roma nessuna conferma per questo evento più unico che raro. La Madonna inizia dagli ultimi e questo non è il solito spot Vatibergogliano.

lunedì 9 ottobre 2017

Chiesa e post concilio: Il 13 ottobre un muro di persone reciterà il Santo...

Chiesa e post concilio: Il 13 ottobre un muro di persone reciterà il Santo...: Riprendo da MiL , condividendo. Il Rosario è una potente arma contro il male e con esso si possono fermare anche le guerre e gli eventi nat...

sabato 30 settembre 2017

Una Lepanto culturale - Editoriale di "Radicati nella fede", Ottobre 2017.


Pubblichiamo l'editoriale di Ottobre 2017 

UNA LEPANTO CULTURALE


UNA LEPANTO CULTURALE
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno X n° 10 - Ottobre 2017

  Ci vuole una nuova Lepanto, una Lepanto culturale, ma non contro i Turchi questa volta, ma contro gli effetti devastanti della Protestantizzazione Cattolica.

  Nel 1571 il Papa S. Pio V riunì nella Lega Santa le corone cattoliche, perché unite difendessero la Cristianità contro l'invasione mussulmana dell'Impero Ottomano. Cosa sarebbe rimasto del Cristianesimo se questa vittoria della flotta cattolica non fosse avvenuta? I re obbedirono al Papa, la Madonna intervenne e la Cristianità fu salva: da quel 1571, il 7 di ottobre, la Chiesa ricorda quel miracolo, seguito ad un prodigioso impegno, con la festa della Madonna del Rosario, all'origine chiamata Nostra Signora delle Vittorie.

  Ma di un'altra Lepanto c'è bisogno, di una Lepanto culturale, che richiede altrettanto prodigioso impegno di lavoro (di battaglia) e di preghiera.

  La Chiesa cattolica, dall'epoca conciliare in poi, è entrata in una fase di impressionante avvicinamento al Protestantesimo, che ha come primo effetto il rifiuto del proprio passato, della propria storia.
  E' come se si volesse tornare a un Gesù “puro”, un Gesù del Vangelo, libero da tutte le “incrostazioni” della storia cristiana successiva, di tutta la storia della Chiesa, vista, ahimè, come un sostanziale tradimento del messaggio autentico di Gesù Cristo.

  Il rifiuto della storia cristiana in nome di un Gesù “puro”, è in sostanza il contenuto di tutte le eresie, e in particolare di quella eresia magna e onnicomprensiva rappresentata dal Protestantesimo di Lutero e degli altri infelici suoi compagni.

  Questo è il modo più potente per distruggere la Cristianità, cioè la società cristiana, e il Cristianesimo stesso; questo attacco del Protestantesimo è infinitamente più pericoloso dell'invasione mussulmana di ieri e... di oggi. È l'attacco interno che il nemico ha operato perché la Chiesa scompaia.

  Per questo occorre una nuova Lepanto, culturale nel senso pieno, che riporti un pensiero corretto sulla Chiesa e la sua storia all'interno del Cattolicesimo stesso.

  Sì, occorre proprio un simile lavoro, immane ma necessario, altrimenti perderemo Cristo stesso: non esiste un Gesù separato dalla storia da lui generata. Non esiste un Gesù separato dalla sua Chiesa, l'unica Chiesa Santa Cattolica Apostolica Romana. Ma non può esistere la Chiesa, Una Santa Cattolica Apostolica, separata dalla sua storia, da tutta la sua storia.

  Nell'anno 2000 ci furono i devastanti mea culpa di Giovanni Paolo II, con i quali chiese perdono delle colpe storiche della Chiesa. Questi mea culpa furono il colpo di grazia a ciò che restava di una coscienza integralmente cattolica. È come se il gesto del Papa avesse dato via libera a tutte le falsità vomitate sulla storia della Chiesa Romana, falsità che il laicismo, figlio della protestantizzazione, ha propinato per decenni nelle scuole italiane e non solo. Nessuno guarda davvero dentro la storia della chiesa, dentro la storia della cristianità: se ci andassero scoprirebbero, certamente assieme al peccato degli uomini, la meravigliosa continuità storica della presenza di Cristo nel mondo, che ha prodotto cultura, intelligenza, santità e opere, opere soprattutto di carità vera.

  Se si nega questa storia di grazia, che si dipana lungo i secoli, se ne si nega il valore come vorrebbe Lutero, si perde il Corpo di Cristo, si perde Cristo stesso.
  Sta qui tutta la debolezza del Cattolicesimo che, per essere accettato nei salotti della modernità stancamente laica, deve rifiutare con un giudizio negativo il proprio passato.

  È come tagliare il ramo su cui siamo posati: ci attende la caduta e la morte.
  Una Chiesa che non difende la sua storia, conosciuta e amata, è una chiesa che vive una sconfinata solitudine difronte al potere del mondo: è sola, perchè ha rifiutato quel corpo storico che l'ha generata.

  Una chiesa che non difende la sua storia, è una chiesa che deve spiritualizzare il Corpo Mistico e la Comunione dei santi: diventano, queste, parole vuote, non indicanti mai una qualche realizzazione storica, ma solo un puro afflato poeticamente spirituale.

  Ma una chiesa così è perfettamente inincidente nella realtà, non cambia il mondo in cui il Signore l’ha posta; e se non lo cambia è inutile.

  E una chiesa inutile non incontrerà più nessuno, perché quelli che si imbattono nella sua esigua presenza, non sono provocati ad un cambiamento.

  L'attaccamento alla Messa Tradizionale, alla Messa della Cristianità, vuole essere anche un commosso canto d'amore alla gloriosa storia della Chiesa, alla storia effettiva della Cristianità, che ha attraversato il fiume di questi 2000 e più anni.

  Non possiamo accettare la nuova messa, che invece è il frutto del rifiuto di questa storia, nel nome del ritorno ad un mitico cristianesimo primitivo, proprio come Lutero.

  Ma chi si stacca dalla propria storia esce dalla Chiesa, e storia non ne fa.

giovedì 31 agosto 2017

Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti - Editoriale di "Radicati nella fede", Settembre 2017.


Pubblichiamo l'Editoriale di Settembre 2017

LASCIATE CHE I MORTI
SEPPELLISCANO I LORO MORTI


LASCIATE CHE I MORTI 
SEPPELLISCANO I LORO MORTI
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno X n° 9 - Settembre 2017

  Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti,
è ciò che viene a noi in mente mentre leggiamo i terrificanti dati pubblicati in questi giorni  dalla conferenza episcopale tedesca. Terrificanti davvero per il futuro del cattolicesimo in quelle terre: nell'ultimo anno (2016) la Chiesa tedesca ha perso 162.000 fedeli e chiuso 537 chiese. Dal 1996 ad oggi il numero dei fedeli è crollato de15%  e a questo si aggiunge la chiusura di un quarto delle comunità cattoliche... la diocesi di Monaco per esempio nell'anno scorso ha avuto un solo candidato al sacerdozio... potremmo dilungarci in questo tristissimo elenco.

 Tutto suona come una beffa: nell'anno centenario di Lutero, la Chiesa cattolica che si è ammodernata diventando così simile alla chiesa protestante, deve celebrare il proprio funerale, constatando il progressivo e inesorabile assottigliamento della sua presenza.

 Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti, ci viene da ripetere difronte al progressivo smantellamento della presenza cattolica anche nelle nostre terre.
 Lasciate che la cosiddetta chiesa conciliare, nata da una presunta nuova pentecoste, faccia il proprio funerale.

 Solo che questa chiesa ammodernata, che doveva invadere il mondo con il suo gioioso annuncio di liberazione, non ne vuole proprio sapere di seppellire i propri morti: li ha imbalsamati e finge che stiano tutti bene.

 Finge di essere nella primavera di una perenne pentecoste, mentre si trova nel più gelido freddo invernale.
 Ed è tutto il mondo cattolico a vivere il medesimo declino;  e questo lo può constatare chiunque, lì dove vive. La Chiesa regredisce, lascia libero terreno al paganesimo più vago e violento; i nostri paesi, dal punto di vista cattolico, sono dei ruderi della cristianità antica. Eppure nessuno ne parla.

 È singolare che tutto il mondo pastoralista si sottragga a qualsiasi verifica, è questo che fa più impressione e male.

 Hanno inaugurato l'era del Pastoralismo Dogmatico buttando via il dogma.

 Si, è così. In questi decenni è stata innescata tutta una serie di cambiamenti rivoluzionari e lo si è fatto in nome di un principio pratico di pastorale. Si è anche indetto, primo nella storia cristiana, un Concilio Pastorale, che non voleva proclamare nuovi dogmi né comminare condanne; un concilio preoccupato di rinnovare il linguaggio della chiesa perché fosse comprensibile al mondo di oggi, un concilio preoccupato dell'azione dei cristiani nel mondo, preoccupato della pastorale appunto.

 Solo che questa pastorale, senza dogmi e anatemi, ha fallito il suo compito: non solo il mondo ha continuato ad essere mondo senza incontrarsi con la chiesa; ma la chiesa è letteralmente scomparsa dalla scena di questo mondo a cui ha lasciato il posto.

 Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti: è vero, dovremmo preoccuparci d'altro, ma come restare indifferenti a tanta rovina? È la presenza della chiesa che viene meno e le anime restano indifese e denutrite, preda dei briganti di turno. Come restare indifferenti? La chiesa è una e abbiamo ricevuto tutto da lei; la rovina della sua presenza, anche se causata da scelte colpevoli, non può giovare ad alcuno.

 Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti: ma come non soffrire difronte a questo gran funerale che sembra seppellire il nostro passato fatto di parrocchie e di paesi cristiani? Come non soffrire difronte al seppellimento delle radici fisiche che ci hanno generato?

 Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti: ma mentre accompagnate il funerale della chiesa della moderna pastorale, non sarebbe possibile con tutta semplicità riaprire la questione per lasciarsi giudicare dai dati spaventosi di questi anni? Che senso ha una pastorale che non si lascia giudicare dai fatti? È già consumata in ideologia. La pastorale ammodernata, nata senza voler proclamare dogmi e comminare condanne, si è sostituita al dogma: possibile che non si trovino pastori della chiesa disposti a discutere di tutto questo?  Se non lo faremo, ma apertis verbis, sarà come lasciare i cadaveri senza sepoltura, con il rischio di infettare tutto e tutti.

 La Pastorale moderna eretta a dogma è in sostanza la dogmatizzazione dell'agnosticismo: avendo buttato le verità di fede, espresse con precisione e difese nella Tradizione; avendole buttate in secondo piano e avendole rese fluide per essere adattabili a tutte le opinioni in circolazione, il cattolicesimo ammodernato deve riempire la propria vita con una nuova pastorale: la pastorale del fare compagnia agli uomini in nome di se stessa, non in nome della Verità che salva.
 È l'agnosticismo, è il vuoto di fede eretto a pastorale pratica. Per un po' questa pastorale ha illuso i suoi attori ad essere ancora presenti sulla scena del mondo, ma ora... ora suona l'ora del  rendiconto: questa scelta ha distrutto la Chiesa.

 Ma questi, e sono tanti, si sottraggono a qualsiasi verifica.

 Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti: mentre soffriamo per tutta questa aria di morte, e soffriamo perchè amiamo la Chiesa, è urgente fare la Tradizione, farla concretamente sul campo, senza attardarsi in un perenne funerale della modernità del mondo e della sua chiesa. Se non ci mettiamo a farla la tradizione, saremmo solo degli afflitti del corteo funebre.
 Ma mentre viviamo secondo il cattolicesimo della tradizione, il cattolicesimo di sempre, avremo sempre la preoccupazione di invocare un libero confronto nella chiesa sull'attuale disastro.

 Non ci piace questo silenzio che non accetta un confronto, è il silenzio dell'ideologia che non vuole fare i conti con la realtà.

 Il cattolicesimo di sempre, invece, quello del dogma e degli anatemi per intenderci, con la realtà i conti gli ha sempre fatti, preoccupato della salvezza delle anime e quindi della presenza forte e capillare della chiesa.

 Non ci piace questo silenzio, indifferente o colpevole che sia; non ci piace, perché siamo figli della chiesa.


giovedì 17 agosto 2017

Settimo Pellegrinaggio della Tradizione alla Madonna di Oropa (Biella)


Riceviamo e pubblichiamo
da "Radicati nella fede"

7° PELLEGRINAGGIO
DELLA TRADIZIONE
A OROPA

Sabato 14 Ottobre 2017


 Rinnoviamo l'invito al Pellegrinaggio annuale della Tradizione ad Oropa.

 Non lasciamo cadere questo gesto ricco di valore: solo mendicando la grazia di Dio ai piedi di Maria Santissima la nostra fatica può dirsi cristiana.



ore 10.30
Santa Messa solenne
in rito tradizionale
Basilica di San Sebastiano in Biella

ore 15.30
Santo Rosario
di fronte all'Immagine miracolosa
in Basilica Antica a Oropa

La Basilica Nuova di Oropa 
è inagibile per lavori urgenti;
per questo la Santa Messa solenne sarà celebrata
nella grande Basilica di San Sebastiano in Biella, 
antica chiesa della città.

Al termine della S. Messa 
ci muoveremo pellegrini verso Oropa 
dove nel pomeriggio reciteremo il Rosario nella Basilica antica 
di fronte all'Immagine miracolosa della Vergine Bruna.


Per chi non desiderasse consumare il pranzo al sacco: Ristorante a € 18
Per il pranzo è’necessario prenotarsi entro l'8 ottobre telefonando a:
349/2848054 oppure 348/2463990
_______________________

Per la comodità dei fedeli pubblichiamo la mappa con le indicazioni per raggiungere la Basilica di San Sebastiano a Biella e per trasferirsi da Biella a Oropa.

lunedì 31 luglio 2017

Il divorzio fu l'occasione perduta - Editoriale di "Radicati nella fede", Agosto 2017.


Pubblichiamo l'editoriale di Agosto 2017

IL DIVORZIO FU L'OCCASIONE PERDUTA


IL DIVORZIO FU L'OCCASIONE PERDUTA
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno X n° 8 - Agosto 2017

 Non c'è niente da fare, nessuno ci toglierà dalla testa che il cambiamento della Messa, operato dalla Chiesa con un autoritarismo senza precedenti a fine anni '60, fu il “cavallo di Troia” con il quale entrarono tutte le più devastanti derive nel mondo cattolico.

 Il Concilio Vaticano II, pastorale per espressa volontà dei Papi Giovanni XXIII prima e Paolo VI poi, si era ormai concluso. I testi, nella loro prolissità e stile discorsivo, avevano confermato tutti nella propria opinione: i Conservatori erano convinti che nulla fosse cambiato nella sostanza della Tradizione Cattolica; i Progressisti invece, rumorosi ma in fondo minoranza all'epoca, avevano salutato l'avvento di un'era totalmente nuova. Ognuno cercava nei testi la conferma delle proprie opinioni e attitudini. Chi è vissuto in quegli anni può confermare tutto questo, testimoniando della storia della propria parrocchia.

 Intervenne, a quattro anni dalla chiusura del Concilio, la nuova messa e tutto poteva diventare chiaro.

 Con la nuova messa, valida in sé ma non buona come tentiamo di dire da sempre (cfr. editoriale “Radicati nella fede”, anno V, marzo 2012, n° 3), non sarebbe stato possibile interpretare il Concilio in continuità con il passato della Chiesa Cattolica. La nuova messa diede la chiave ermeneutica secondo cui il Concilio Vaticano II è una “nuova Pentecoste”, il punto sorgivo di un Cristianesimo liberatosi dalla zavorra del suo passato, capace di scelte più pure che il mondo moderno avrebbe presto accolto con commovente entusiasmo.

 I cosiddetti Conservatori, a volte molto moderati, si illusero ancora che la rivoluzione progressista si sarebbe presto spenta, come ogni giovanile entusiasmo. Quante volte sentimmo, e sentiamo ancora, che basterebbe celebrare con rispetto e devozione la nuova messa per arginare il disastro. A questa corrisponde un'altra illusione, che sia possibile intendere i documenti del Concilio in senso moderato-conservatore, in totale continuità con la Tradizione della Chiesa Cattolica Romana.

 Lasciamo ad altri le analisi dettagliate al riguardo, non farebbero il caso in un semplice editoriale di due pagine. A noi tocca ricordare che basterebbero i fatti susseguitisi nella società italiana, oltre che nella Chiesa, per dar prova che la nuova Messa innescò la rivoluzione con la sua ermeneutica di rottura.

 E i fatti che accadono, anche quelli di portata cattiva, se guardati con intelligenza di fede, sono sempre provvidenziali, perché sono avvisi di Dio.

 La nuova messa del popolo e per il popolo era stata da poco introdotta a forza, che la stessa Chiesa italiana si trovò difronte ai drammatici giorni del Referendum sul Divorzio, era il 1974. La campagna referendaria fu il terreno di scontro tra le due anime, conservatrice e progressista, della chiesa italiana. La campagna referendaria fu il terreno di scontro delle due ermeneutiche del Concilio: una si illudeva di poter riaffermare il valore di un cattolicesimo anche di Stato, l'altra abbandonata al più puro laicismo affermava che ogni individuo deve essere tutelato, nella propria libertà assoluta, dallo Stato agnostico.

 Lunedì 14 Maggio i risultati referendari furono di una tristezza agghiacciante per i buoni parroci del tempo: nell'Italia, che si pensava ancora cattolica, aveva vinto il divorzio con il 59,26%. E quel 59% a favore del mantenimento del divorzio era tristemente in gran parte voto di cattolici.

 Sarebbe bastato questo per far aprire gli occhi a tutti, pastori e fedeli. Sarebbe bastato quel 59% per reagire alla deriva modernista e rivoluzionaria della Chiesa.

 Ma così non fu... i buoni, preti e fedeli, si dissero ancora che la nuova messa non centrava, che era il problema dei tempi e della politica.

 Arrivò poi il 1981 e fu il tempo dell'aborto, del terribile aborto, e fu l'ecatombe dei numeri: l'aborto vinse con l'88,42%: si era ormai consumata la scristianizzazione dell'Italia.

 Ma ancora una volta non si andò a vedere dove tutto si era innescato: la nuova messa aveva liberalizzato, nella sua ambiguità e fluidità, tutte le peggiori interpretazioni per un nuovo cristianesimo senza dogmi e obblighi morali. I cristiani cosiddetti “adulti” avrebbero ormai seguito la loro coscienza reinterpretando di volta in volta il vangelo secondo i propri gusti, puntualmente obbedienti peraltro al potere omicida di questo mondo.

 E la storia potrebbe continuare fino ai nostri tristissimi giorni. C'è qualcosa di immorale che non trovi cattolici benedicenti? Abbiamo ammesso tutto, tutto e di più, “asfaltando” in nome della libertà individuale tutta la Sacra Scrittura e duemila anni di Cristianesimo. Abbiamo ammesso tutto, benedetto tutto, fingendo di non parlarne troppo.

 E se fosse vero che tutto è potentemente iniziato con lo smantellamento della Messa di sempre? E se la questione del rito non fosse solo un problema secondario? O continueremo ad illuderci che questo non centra come i buoni preti e fedeli degli anni '60 e '70?

 Speriamo che qualche intelligente dal cuore semplice si desti dal sonno.


mercoledì 26 luglio 2017

bastioni e bastiani

Pasdaran e clero refrattario
 

Ogni rivoluzione che si rispetti ha i suoi pasdaran e il suo clero refrattario. La rivoluzione da qualche anno in atto nella Chiesa cattolica non poteva fare eccezione. Non meraviglia dunque che il pasdaran di turno, certo Giulio Cirignano, dalle colonne dell’Osservatore Romano, se la prenda col clero refrattario che non solo non si entusiasma per lo «straordinario momento» che stiamo vivendo, ma addirittura assume un «atteggiamento, talvolta, di chiusura se non di ostilità».


Ci si potrebbe ritenere offesi al sentirsi definire «discepoli [che] dormono»; «pastori poco illuminati», che tengono i fedeli loro affidati «dentro un orizzonte vecchio, l’orizzonte delle pratiche abituali, del linguaggio fuori moda, del pensiero ripetitivo e senza vitalità»; «Sinedrio … ricco di devoto ossequio al passato … [ma] povero di profezia». Ma ormai ci siamo abituati; abbiamo le spalle grosse; svolgiamo il nostro lavoro non certo alla ricerca di lodi, ma solo per servire il Signore che ci ha scelti, con tutti i nostri limiti e imperfezioni, e ci ha inviati come pecore in mezzo ai lupi. Certo, dopo aver preso tante sberle per le strade del mondo, una volta rientrati in casa, farebbe piacere sentirsi dire una parola di incoraggiamento e di conforto. Da qualche tempo invece, anche dentro la Chiesa, lo sport preferito sembra essere diventato il tiro al piattello, dove il piattello sono i poveri preti che non ne fanno una giusta. Ma va bene cosí; un motivo in piú per non montarci la testa e prendere parte, nel nostro piccolo, alla passione del Maestro.

Certo, sentirsi dare del “Sinedrio” da chi è perfettamente integrato nell’establishment, fa un po’ sorridere. Mentre è un’accusa generica (ancorché circoscritta), gratuita e tutta da dimostrare quella secondo cui il livello culturale di parte del clero sarebbe modesto, la sua cultura teologica scarsa e ancora minore la preparazione biblica.

Ci si potrebbe chiedere se sia una mossa intelligente, ai fini del trionfo della rivoluzione, quella di attaccare il clero. Il clero dopo tutto, insieme con i fedeli, costituisce la “base” della Chiesa. Se si vuole che la rivoluzione faccia breccia tra i fedeli, occorrerebbe farselo amico; accusarlo un giorno sí e l’altro pure di tutte le peggiori nefandezze, non credo che giovi molto alla causa.

Ma quello che lascia piú basiti è la totale incapacità, da parte di certe menti votate all’ideologia, di leggere la situazione: sembrerebbe che i rivoluzionari, una volta raggiunto il potere, perdano la percezione della realtà. Ma come si fa a dire che «gran parte dei fedeli è in festa»? Diamo atto che, anche in questo caso non si assolutizza l’affermazione, ma, in ogni caso, certe asserzioni andrebbero documentate. Non basta accontentarsi di quanto dicono i grandi mezzi di informazione. Non fanno testo; sappiamo bene che buona parte di quel che scrivono o trasmettono è pura propaganda. Bisognerebbe avere dei dati per poter dichiarare che «gran parte dei fedeli è in festa». Ma purtroppo anche chi, durante il precedente pontificato, era cosí solerte a fornirci tutti i dati delle udienze, degli Angelus, ecc., sembrerebbe caduto in letargo.

Ogni tanto però qualche dato salta fuori; ma anche in questo caso se ne danno spiegazioni alquanto improbabili. Sono stati pubblicati i risultati dell’8 per mille degli ultimi anni fino al 2015. Non voglio darne interpretazioni affrettate e azzardate. Dico solo: dovrebbero far riflettere. Prima ancora che venisse pubblicata questa tabella, qualcuno aveva già messo le mani avanti: Colpa degli scandali del clero (e te pareva!). Beh, se c’è stato un annus horribilis da questo punto di vista è stato il 2010, l’Anno sacerdotale, durante il quale fu scatenata una campagna senza precedenti contro la pedofilia nella Chiesa. Ebbene, andate a vedere nella tabella i risultati dell’8 per mille in quell’anno: il risultato migliore dell’ultimo decennio. Si direbbe che il rapporto causa-effetto fra scandali del clero e 8 per mille non sia poi cosí evidente.

Ora, se il clero è refrattario alle novità, se i fedeli (almeno quelli italiani, ma sarebbe interessante conoscere anche i dati dell’Obolo di San Pietro) dimostrano disaffezione non destinando l’8 per mille alla Chiesa cattolica, direi che qualche domandina bisognerebbe pur porsela. O no?
 
 

domenica 23 luglio 2017

L'interpretazione del Vaticano II e la sua connessione con l'attuale crisi della Chiesa

di Mons. Athanasius Schneider
 

 
L'attuale situazione di crisi senza precedenti della Chiesa è paragonabile con la crisi generale nel 4° secolo, quando l'arianesimo aveva contaminato la stragrande maggioranza dell'episcopato, assumendo una posizione dominante nella vita della Chiesa. Dobbiamo cercare di affrontare questa attuale situazione da un lato con realismo e, dall'altro, con uno spirito soprannaturale - con un profondo amore per la Chiesa, nostra madre, che soffre la Passione di Cristo a causa di questa tremenda e generale confusione dottrinale, liturgica e pastorale.


Dobbiamo rinnovare la nostra fede nel credere che la Chiesa è nelle mani sicure di Cristo e che Egli interviene sempre per rinnovarla nei momenti in cui la barca della Chiesa sembra capovolgersi, come nel caso evidente dei nostri giorni.

Per ciò che concerne l'atteggiamento verso il Concilio Vaticano II, dobbiamo evitare due estremi: un rifiuto completo (come i sedevacantisti e una parte della Fraternità di San Pio X - FSSPX) o una "infallibilizzazione" di tutto ciò che il Concilio ha detto.

Il Vaticano II era un'assemblea legittima presieduta dai Papi e dobbiamo mantenere verso questo Concilio un atteggiamento rispettoso. Tuttavia, ciò non significa che ci sia proibito esprimere fondati dubbi o rispettosi suggerimenti di miglioramento su alcuni elementi specifici, non senza fondarli sulla intera tradizione della Chiesa e sul Magistero costante.

Le dichiarazioni dottrinali tradizionali e costanti del Magistero nel corso dei secoli hanno la precedenza e costituiscono un criterio di verifica sull'esattezza delle dichiarazioni magisteriali posteriori. Le nuove affermazioni del Magistero devono in linea di principio essere più esatte e più chiare, ma non dovrebbero mai essere ambigue e  visibilmente contrastanti con precedenti dichiarazioni magisteriali.

Le affermazioni del Vaticano II che risultino ambigue devono essere lette e interpretate secondo le affermazioni di tutta la Tradizione e del Magistero costante della Chiesa.

In caso di dubbio, le affermazioni del Magistero costante (i precedenti concili e documenti dei Papi, il cui contenuto si dimostra una tradizione sicura e ripetuta nei secoli nello stesso senso) prevalgono su quelle dichiarazioni oggettivamente ambigue o nuove del Vaticano II, che difficilmente concordano con specifiche affermazioni del magistero costante e precedente (ad esempio, il dovere dello stato di venerare pubblicamente Cristo, re di tutte le società umane; il vero senso della collegialità episcopale rispetto al primato petrino e al governo universale della Chiesa; la dannosità di tutte le religioni non cattoliche e la loro pericolosità per l'eterna salvezza delle anime).

Il Vaticano II deve essere visto e ricevuto come è e come era veramente: un concilio prevalentemente pastorale. Questo concilio non aveva l'intenzione di proporre nuove dottrine o di proporle in forma definitiva. Nelle sue dichiarazioni il concilio ha confermato in gran parte la dottrina tradizionale e costante della Chiesa.

Alcune delle nuove dichiarazioni del Vaticano II (ad es. Collegialità; libertà religiosa; dialogo ecumenico e interreligioso; atteggiamento verso il mondo), che non hanno un carattere definitivo e sono apparentemente o realmente non concordanti con le dichiarazioni tradizionali e costanti del Magistero, devono essere completate da spiegazioni più esatte e da integrazioni più precise di carattere dottrinale. Non aiuta neppure un'applicazione cieca del principio dell'ermeneutica della continuità, dal momento che vengono create interpretazioni forzate, che non sono convincenti e che non sono utili per giungere ad una più chiara comprensione delle immutabili verità della fede cattolica e della sua concreta applicazione.

Ci sono stati casi nella storia in cui le dichiarazioni non definitive di alcuni concili ecumenici - grazie a un dibattito teologico sereno - sono state successivamente perfezionate o tacitamente corrette  (ad esempio le affermazioni del Concilio di Firenze riguardo al sacramento dell'Ordine, nel senso che la materia era la consegna degli strumenti, mentre la tradizione più sicura e costante affermava che  era adeguata l'imposizione delle mani del vescovo : verità, questa, confermata definitivamente da Pio XII nel 1947). Se dopo il Concilio di Firenze i teologi avessero applicato ciecamente il principio dell'ermeneutica della continuità a questa dichiarazione concreta dello stesso concilio  - una dichiarazione oggettivamente errata, che difendeva la tesi secondo cui la consegna degli strumenti in quanto materia del Sacramento dell'Ordine concorderebbe col magistero costante - probabilmente non sarebbe stato raggiunto il consenso generale dei teologi su quella verità che afferma che solo l'imposizione delle mani del vescovo è materia reale del Sacramento dell'Ordine.

Occorre creare nella Chiesa un clima sereno per una discussione dottrinale su quelle affermazioni del Vaticano II che risultano ambigue o che hanno causato interpretazioni erronee. In una simile discussione dottrinale non c'è nulla di scandaloso, ma al contrario, sarebbe un contributo per custodire e spiegare in modo più sicuro e completo il deposito della fede immutabile della Chiesa.

Non si deve evidenziare tanto un certo concilio, assolutizzandolo o avvicinandolo in realtà alla Parola di Dio orale (Sacra Tradizione) o scritta (Sacra Scrittura). Il Vaticano II stesso ha giustamente affermato (cfr Dei Verbum, 10) che il Magistero (Papa, Concilio, magistero ordinario e universale) non è al di sopra della Parola di Dio, ma sotto di essa, soggetto ad essa, e che è solo servo (della parola orale di Dio = tradizione sacra e della Parola scritta di Dio = Sacra Scrittura).

Da un punto di vista oggettivo, le affermazioni del Magistero (papi e concili) di carattere definitivo hanno più valore e peso rispetto alle dichiarazioni di carattere pastorale, che hanno naturalmente una qualità variabile e temporanea a seconda delle circostanze storiche o che rispondono a situazioni pastorali di un certo periodo di tempo, come avviene per la maggior parte delle affermazioni del Vaticano II.

Il contributo originale e prezioso del Vaticano II consiste nella chiamata universale alla santità di tutti i membri della Chiesa (cap. 5 della Lumen gentium); nella dottrina sul ruolo centrale della Madonna nella vita della Chiesa (cap. 8 della Lumen gentium); nell'importanza dei fedeli laici nel mantenere, difendere e promuovere la fede cattolica e nel loro dovere di evangelizzare e santificare le realtà temporali secondo il senso perenne della Chiesa (cap. 4 della Lumen gentium ); nel primato dell'adorazione di Dio nella vita della Chiesa e nella celebrazione della liturgia (Sacrosanctum Concilium , nn 2, 5-10).  Il resto si può considerare in una certa misura secondario, temporaneo e, in futuro, probabilmente dimenticabile, al pari delle asserzioni non-definitive, pastorali e disciplinari dei vari concili ecumenici di passato.

Le seguenti questioni: la Madonna, la santificazione della vita personale dei fedeli con la santificazione del mondo secondo il perenne senso della Chiesa e il primato dell'adorazione di Dio, sono gli aspetti più urgenti che devono essere vissuti nei nostri giorni. Il Vaticano II ha un ruolo profetico che, purtroppo, non è ancora realizzato in modo soddisfacente.

Invece di vivere questi quattro aspetti, una considerevole parte della "nomenclatura" teologica e amministrativa nella vita della Chiesa, negli ultimi 50 anni ha promosso e ancora promuove dottrine ambigue, pastorali e liturgiche, distorcendo così l'intenzione originaria del Concilio o abusando delle dichiarazioni dottrinali meno chiare o ambigue per creare un'altra chiesa - una chiesa di tipo relativista o protestante.

Nei nostri giorni stiamo vivendo il culmine di questo sviluppo.

Il problema della crisi attuale della Chiesa consiste in parte nel fatto che alcune affermazioni del Vaticano II - oggettivamente ambigue o quelle poche dichiarazioni difficilmente concordanti con la costante tradizione magisteriale della Chiesa - sono state infallibilizzate. In questo modo è stato bloccato un sano dibattito con la necessaria correzione implicita o tacita.

Allo stesso tempo si è dato l'incentivo di creare affermazioni teologiche in contrasto con la tradizione perenne (ad esempio, per quanto riguarda la nuova teoria di un ordinario doppio supremo soggetto del governo della Chiesa, vale a dire il papa da solo e l'intero collegio episcopale insieme al Papa; la dottrina della neutralità dello Stato verso il culto pubblico da attribuirsi al vero Dio, che è Gesù Cristo, re anche di ogni società umana e politica; la relativizzazione della verità che la Chiesa cattolica è l'unico modo di salvezza, voluto e comandato da Dio).

Dobbiamo liberarci dalle catene dell'assolutizzazione e della totale infallibilizzazione del Vaticano II. Dobbiamo chiedere un clima di sereno e rispettoso dibattito frutto di un sincero amore per la Chiesa e per la sua fede immutabile.

Possiamo vedere un'indicazione positiva nel fatto che il 2 agosto 2012 Papa Benedetto XVI ha scritto una prefazione al volume relativo a Vaticano II nell'edizione della sua opera omnia. [vedi] In questa prefazione, Benedetto XVI esprime le sue riserve riguardo a contenuti specifici nei documenti Gaudium et spes e Nostra aetate. Dal tenore di queste parole di Benedetto XVI si può vedere che i difetti concreti in alcune sezioni dei documenti non sono migliorabili dall'ermeneutica della continuità.

Una FSSPX, pienamente integrata canonicamente nella vita della Chiesa, potrebbe dare anch'essa un prezioso contributo a questo dibattito - come desiderava l'Arcivescovo Marcel Lefebvre. La presenza assolutamente canonica della FSSPX nella vita della Chiesa di oggi potrebbe anche contribuire a creare un clima generale di discussione costruttiva, affinché ciò che è stato creduto sempre, ovunque e da tutti i cattolici per 2.000 anni, sia creduto in modo più chiaro e più sicuro nei nostri giorni, realizzando così la vera intenzione pastorale dei Padri del Concilio Vaticano II.[2]

L'autentica intenzione pastorale mira all'eterna salvezza delle anime - una salvezza che si realizzerà solo attraverso la proclamazione dell'intera volontà di Dio (cfr Atti 20: 7). L'ambiguità nella dottrina della fede e nella sua applicazione concreta (nella liturgia e nella vita pastorale) minaccia l'eterna salvezza delle anime e sarebbe quindi anti-pastorale, poiché l'annuncio della chiarezza e dell'integrità della fede cattolica e la sua fedele applicazione concreta è volontà esplicita di Dio.

Solo la perfetta obbedienza alla volontà di Dio - Che ci ha rivelato attraverso Cristo il Verbo Incarnato e attraverso gli Apostoli la vera fede, la fede interpretata e praticata costantemente nello stesso senso dal Magistero della Chiesa -, porterà la salvezza delle anime .

+ Athanasius Schneider,

 Vescovo ausiliare dell'Arcidiocesi di Maria Santissima a Astana, Kazakistan

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1. Note di Chiesa e post-concilio
“Non so se proprio tutt’i Padri conciliari se ne rendessero conto, ma, obiettivamente parlando, il loro strappo dalla secolare mentalità che, fin a quel momento, aveva espresso la motivazione di fondo della vita, della preghiera, dell’insegnamento e del governo della Chiesa, stava riproponendo la mentalità modernista, contro la quale san Pio X aveva preso netta posizione nell’intento di «ricentrare tutto in Cristo» (Ef 1,10). Anche questo, questo anzi in modo particolare, è gegen-Geist ”. [...] “quanto al Vaticano II, sarebbe assurdo negargli il carattere di magistero conciliare, quindi solenne, non ordinario, perché in tal caso si negherebbe il Concilio stesso. Occorre, tuttavia, distinguere la qualità dei suoi documenti, perché il carattere solenne del loro insegnamento né li mette tutti su un piano di pari importanza, né comporta sempre di per sé la loro validità dogmatica e quindi infallibile ”. [...] “In pratica, in nessuna delle sue quattro Costituzioni il Vaticano II «definisce come obbliganti per tutta la Chiesa» i propri pronunciamenti dottrinali; in questi è senz’alcun dubbio assente l’intento dogmatico-definitorio che dovrebbe renderli tali, mancando come dottrina propria e specifica del Vaticano II «la materia trattata e la maniera di trattarla». Per contro, soprattutto nella Lumen gentium e qua e là anche altrove, alcune formule classiche, inserite come massi erratici in contesti sicuramente non dogmatici, riecheggiano la modalità dogmatica del precedente Magistero: «Insegniamo, questo Santo Sinodo insegna, proclamiamo». Forse che, con un modo d’esprimersi come questo, il Vaticano II si contraddice? Sicuramente no. Si tratta, infatti, di far capire anche ai non addetti ai lavori che, nonostante tutto, si è dinanzi ad un dettato conciliare, proveniente dal Magistero supremo, da «accoglier e ritenere secondo lo spirito del Concilio stesso». [...] Quanto alle formule di tipo classico presenti nei documenti conciliari e poco sopra rievocate, va tenuto presente ch’esse: – tentano la saldatura del Vaticano II con il Magistero conciliare precedente; – non effettuano la canalizzazione di nuove definizioni e nuovi dogmi nel patrimonio della Fede cattolica; – o più semplicemente riflettono sul Vaticano II una classica tonalità conciliare in funzione promozionale della sua qualità conciliare.” (Brunero Gherardini, Concilio Vaticano II. Il discorso mancato Lindau, 2011) - [vedi anche qui e qui]
2. Manca la distinzione tra la maggioranza dei Padri conciliari e la 'fronda' [vedi] che ha creato il cambiamento di rotta rispetto agli schemi preparatori e ha più o meno subdolamente influito sull'impianto ambiguo e 'novatore' dei singoli documenti, le cui conseguenze non erano immediatamente deducibili. Il che, del resto è stato ben documentato anche da Roberto de Mattei : Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta, Lindau, Torino 2010 [vedi]
 
 
Fonte Rorate Caeli - Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio
 

giovedì 13 luglio 2017

13 luglio 1917: l'apparizione che ha segnato un secolo

A cento anni dal segreto di Fatima
di Massimo Viglione
 
 
 
 
Oggi è il 13 luglio 2017. Può a molti sembrare una data senza significato, e intendo riferirmi anzitutto ai cattolici, non esclusi quelli che oggi vengono definiti “tradizionali”, per il mero fatto che ancora credono nello stesso Dio dei loro padri. Eppure non è così.
Oggi sono cento anni dalla terza apparizione della Vergine a Fatima. Tutti pensiamo sempre alla ricorrenza del 13 maggio o, al massimo, a quella del 13 ottobre, l’ultima, quando avvenne il celeberrimo miracolo della danza del sole dinanzi a 70.000 persone. Ma, in realtà, di quelle sei apparizioni la più importante, la più decisiva, fu quella del 13 luglio, quando ai tre pastorelli la Madre di Dio volle rivelare il grande segreto, suddiviso in tre distinte parti: la visione fisica, materiale, dell’inferno, descrittoci in maniera terribile da suor Lucia come oceano di fuoco dove nuotano le anime dei dannati; l’annuncio delle catastrofi del XX secolo; e quello che è rimasto nella memoria collettiva come il celeberrimo “terzo segreto di Fatima”.
Pertanto, oggi sono appunto esattamente cento anni dalla rivelazione da parte del Cielo del segreto più importante della storia della nostra epoca.
Anzitutto, andando contro ogni pur minimale logica pedagogica moderna, la Vergine fece vedere di colpo, “senza preavviso”, l’inferno a tre poveri bambini piccoli. Mostrando così di avere zero rispetto umano, zero interesse per le moderne teorie pedagogiche, ma immenso amore per le anime dei bambini e di tutta l’umanità.
Quindi, rivelò la prossima fine della Grande Guerra, la futura guerra mondiale e i castighi correlati se gli uomini non fossero tornati a Dio. E aggiunse che sarebbe stata la Russia a spargere nel mondo i suoi errori, chiedendo per questo la consacrazione della stessa al suo Cuore Immacolato da effettuarsi dal papa in unione con tutti i vescovi del mondo e concludendo però con l’annuncio della futura conversione della Russia medesima. Ovvio quindi il riferimento al comunismo incipiente e questo proprio in contemporanea con l’affermazione del bolscevismo nel 1917; e la misteriosa speranza sulla Russia stessa, che evidentemente ha giocato e giocherà un ruolo speciale nella storia degli ultimi tempi, nel male e nel bene.
Infine, il cosiddetto terzo segreto. Suor Lucia lo scrisse negli anni Quaranta, lo fece consegnare a Pio XII negli anni Cinquanta, chiedendo che fosse rivelato entro (e non dopo, come sempre più spesso si dice oggi) il 1960, cosa che il pontefice non fece (si dice che non si degnò neanche di aprire la busta), né fece il suo successore Giovanni XXIII, che invece lesse il testo ma disse che non riguardava il suo pontificato.
Come tutti sappiamo, questo testo è stato rivelato il 26 giugno 2000 a Fatima, presenti le quattro cariche più importanti della Chiesa di allora: il pontefice Giovanni Paolo II – che volle far credere che il segreto si fosse compiuto con l’attentato del 13 maggio 1981, sebbene in nulla corrispondesse al quadro tragico descritto da suor Lucia, a partire dal fatto che egli non morì in quell’attentato; il Prefetto della Congregazione della Santa Fede cardinale Ratzinger, che si prestò a questa interpretazione svolgendo una lunghissima e complicatissima prolusione che aveva come scopo quello appunto di dare solidità teologica alla improponibile versione del pontefice; il Segretario di Stato Angelo Sodano e il cardinale Tarcisio Bertone. Una volta divenuto pontefice, Ratzinger smentì se stesso, affermando pubblicamente che “sbaglierebbe chi credesse che Fatima sia conclusa”. Ovvero, esattamente il contrario di quanto lui e Wojtyla avevano sostenuto quel 26 giugno 2000. Evidente quindi il fatto che nemmeno lui credeva – e crede – all’interpretazione di Giovanni Paolo II, che vedeva in se stesso la conclusione del messaggio profetico della Vergine a Fatima.
Fin subito dopo la rivelazione del Terzo Segreto, molti furono coloro che non credettero alla veridicità del testo, in quanto, da sempre, era evidente che questa terza parte riguardasse la crisi della Chiesa e non semplicemente una catena di sciagure. Del resto, lo stesso fatto che la Vergine avesse chiesto di renderlo noto entro il 1960 – ovvero prima del decisivo e rivoluzionario Concilio Vaticano II – e il fatto stesso che invece il pontefice istitutore del Concilio e i suoi successori per ben 40 anni – ovvero, l’intera epoca del postconcilio – si fossero guardati bene dal rivelarlo; la stessa patetica sceneggiata del 26 giugno; ma, soprattutto, il disastro quotidiano della fede, della teologia, della liturgia, della morale, all’interno della Chiesa stessa; dimostravano chiaramente che il segreto non poteva non concernere la crisi della Chiesa. Inoltre, quella frase fatidica, “Il Portogallo non perderà il dogma della fede”, non può essere messa lì a casaccio: era troppo invitante verso tale interpretazione.
Così, vi fu chi non credé al testo e vi fu chi disse che il testo è vero, parte integrante del segreto, che però certamente non fu rivelato appieno. Ovvero, fu omessa volutamente la parte riguardante la crisi della Chiesa, terminante appunto con il riferimento al Portogallo. E, ovviamente, con la promessa del trionfo del Cuore Immacolato nella storia umana.
Chi scrive, fin da subito, aderì a questa seconda interpretazione. La parte nota del segreto è a mia opinione vera perché, parlando comunque di sciagure, guerre, morti, stragi, vescovi uccisi (di cui uno "vestito di bianco": interessante e inquietante notazione, vero?), penitenza, sangue raccolto dall’angelo, ecc. ecc., è chiaro segno dell’apocalittica tradizionale, perfettamente in linea con tutte le rivelazioni celesti classiche, ovvero quelle certe e riconosciute, e non in linea con quasi tutto l’apparizionismo postconciliare odierno, fatto solo di irenismo dialogante e misericordismo d’accatto. Insomma, per essere più chiari: se l’avessero inventato di sana pianta, lo avrebbero inventato differente, più adatto alla Chiesa conciliare e al cristianesimo beota odierno. Inoltre, quella croce di sughero, le frecce, ecc., sono elementi molto strani, che non fanno pensare a un’invenzione umana.
Ma proprio per questo resta il fatto imperdonabile che ancora oggi, dopo quasi 60 anni dal limite posto dalla Vergine, il segreto non sia stato interamente rivelato. Del resto, come il lettore saprà, in questi anni sono stati scritti libri importanti che sostengono e chiariscono questa visione delle cose.
Né è mai stata fatta la consacrazione della Russia al Cuore Immacolato da parte del papa in unione con tutti i vescovi del mondo. Sono state fatte varie consacrazioni, ma sempre e solo dal papa o da un gruppo di vescovi. E comunque del mondo, ma mai della Russia nello specifico.
D’altro canto, è fuori di dubbio che la Russia di oggi non è più la Russia bolscevica. Ma non è solo questo il punto. Il punto più grave è che quelli che ieri erano ritenuti i “buoni” sono i cattivi di oggi, e la Russia non rientra più, oggi, in questa categoria, ma anzi è da essa odiata. Che siano gli USA (specie quelli liberal), che sia la UE, che sia la finanza internazionale. Troppo è cambiato oggi nel quadro della politica internazionale. 
Il terzo segreto, insomma, terror panico del clero odierno, deve ancora avverarsi, come è ovvio che sia e come perfino Benedetto XVI ha ammesso. Sia nel suo aspetto tragico come descritto da suor Lucia, sia nel suo aspetto ancora occultato, ovvero nella crisi della Chiesa. Non nel senso che questa debba ancora cominciare: non solo è ormai vecchia di almeno 50 anni (ma chi si intende di queste cose sa bene che è ancor più vecchia), ma ha raggiunto, specie da quattro anni a questa parte, livelli di parossismo dissolutorio inimmaginabili , che si aggravano progressivamente e lasciano già capire quali saranno gli esiti ultimi se Dio non interviene. 
Stiamo insomma vivendo, a cento anni esatti da quel 13 luglio 1917, la follia generale della morte di un intero mondo e di un’intera società. Perfino, ovviamente apparentemente, della Chiesa come è stata per duemila anni e come l’ha voluta il suo Fondatore. Sarà un caso? La Madonna, contro ogni teoria moderna, fece vedere l’inferno, per ricordarci che esista la condanna eterna. La Madonna, nell’ultima apparizione, mostrò – mentre il sole danzava dinanzi a tutti – ai veggenti Gesù Bambino che benediva l’umanità intera, a ricordarci che esiste il premio eterno. E che la nostra vita si gioca in una scelta che in tutti i casi ha il valore dell’eternità.
La Madonna ci ha descritto anche gli esiti della storia contemporanea, sia facendoci intravedere le immani tragedie che ci sono state e ci saranno, sia promettendoci il suo finale trionfo nell’epocale scontro con il serpente. Ci ha fatto insomma capire l’immenso valore metastorico dei nostri giorni.
A noi non resta che accettare o rifiutare tutto questo e compiere così la nostra scelta di campo, senza titubanze, ripensamenti, compromessi, patetiche furbizie.
Tenendo presente ciò che nessuno quasi mai ricorda: ovvero, che nella prima apparizione del 13 maggio, la Madre di Dio concluse il suo primo messaggio con le testuali parole: “Poi tornerò una settima volta”.
Ecco, anche in che senso, Fatima non è conclusa. Manca l’apparizione finale del trionfo del Cuore Immacolato di Maria, ovvero la resa dei conti di tutta la storia dei nostri miseri tempi. E per questo, come soleva dire Padre Pio, Maria è la ragione di tutta la mia speranza!
P.S.: la foto fu scattata proprio il 13 luglio 1917, subito dopo l'apparizione e quindi la visione
 
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