venerdì 24 aprile 2015

toh... i diversamenti credenti son tornati eretici...

Cardinale Brandmüller: ”Chi vuole cambiare la Dottrina o pretende sia fatto è un eretico”

«È evidente che la pratica pastorale della Chiesa non può essere in opposizione alla dottrina vincolante o semplicemente ignorarla.
«Certo, un architetto potrebbe anche costruire un ponte bellissimo. Ma se non prestasse attenzione alle leggi dell'ingegneria strutturale rischierebbe il crollo della sua costruzione. Allo stesso modo, ogni pratica pastorale deve seguire la Parola di Dio, se non vuole fallire.
«Un cambiamento della dottrina, del dogma, è impensabile. Chi tuttavia lo fa consapevolmente, o invoca con insistenza che venga fatto, è un eretico, anche se indossa la proprora romana».
Così il cardinale Walter Brandmüller.
Esattamente come prima di lui ha detto il cardinal Gerhard Ludwig Müller, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede.
 
Fonte: http://www.iltimone.org/33017,News.html

sabato 18 aprile 2015

profezia del card. Francis George (1937-2015): Riposi in pace!

 
«L’eternità entra nella storia umana spesso in modi incomprensibili. Dio fa promesse ma non dà scadenze temporali. I pellegrini che visitano il Santuario di Fatima entrano in una enorme piazza, con il punto delle apparizioni segnato da una piccola cappella su un lato, una grande chiesa a un’estremità, una cappella per l’adorazione altrettanto grande all’altra estremità, un centro per visitatori e per le confessioni. Appena fuori lo spazio principale è stata ricostruita una sezione del muro di Berlino, una testimonianza tangibile di ciò di cui Maria aveva parlato quasi un secolo fa. Il comunismo in Russia e nelle nazioni satellite è crollato, benché molti dei suoi effetti di peccato siano ancora tra di noi.
Il comunismo impose un modello di vota totalizzante basato su un assunto: Dio non esiste. Il secolarismo è il suo compagno e sodale più presentabile. Per ironia della storia, alcune settimane fa alle Nazioni Unite la Russia si è unita alla maggioranza dei Paesi per opporsi agli Stati Uniti e all’Europa occidentale che volevano dichiarare l’uccisione di un bambino non nato un diritto universale. Chi si trova sul lato sbagliato della storia in questo momento?
La presente campagna elettorale ha portato in superficie un sentimento anti-religioso, in buona parte esplicitamente anti-cattolico, cresciuto in questo Paese per decenni. La secolarizzazione della nostra cultura è una questione che supera di gran lunga quelle politiche o l’esito di queste elezioni, per quanto siano importanti.
Parlando alcuni anni fa a un gruppo di sacerdoti, totalmente al di fuori dell’attuale dibattito politico, stavo cercando di esprimere in modo plateale ciò che una completa secolarizzazione della nostra società potrebbe comportare un giorno. Stavo rispondendo a una domanda, non ho mai messo nulla per iscritto,  ma le parole furono catturate dallo smart-phone di qualcuno e sono diventate virali, da wikipedia e altrove. Dissi – ed è stato riportato correttamente – che io mi aspettavo di morire in un letto, ma che il mio successore sarebbe morto in prigione e il suo successore sarebbe morto martire in una piazza pubblica. E’ stata omessa però la frase finale, sul vescovo successore di un possibile vescovo martirizzato: “Il suo successore raccoglierà i resti di una società in rovina e lentamente aiuterà a ricostruire la civiltà, come la Chiesa ha fatto tante volte lungo la storia”.
[…] Dio sostiene il mondo, nei buoni e cattivi tempi. I cattolici, assieme a molti altri, credono che solo una persona ha superato e riscattato la storia: Gesù Cristo, figlio di Dio, salvatore del mondo e capo del suo corpo, la Chiesa.  Coloro che si raccolgono ai piedi della sua croce e della sua tomba vuota, non importa la loro nazionalità, sono sul lato giusto della storia. Quelli che mentono su di lui e minacciano e perseguitano i suoi seguaci, in qualsiasi epoca, possono illudersi di portare qualcosa di nuovo, ma finiscono solo per portare variazioni su una vecchia storia, quella del peccato e dell’oppressione umana. Non c’è nulla di “progresso” nel peccato, anche quando viene promosso come qualcosa di “illuminato”». [...] 

martedì 14 aprile 2015

fuoco sacro a Gerusalemme!

 

 
 
 

lunedì 13 aprile 2015

un popolo nuovo darà lode al Signore

Nuovo popolo cercasi

 
Questo si scriva per la generazione futura: e un popolo nuovo darà lode al Signore (Sal 102 [101], 19).



Lo so bene: le geremiadi non piacciono a nessuno. Il fatto è che il povero Geremia aveva ragione; ma la sua singolare vocazione fu di parlare per non essere ascoltato – nemmeno dopo la catastrofe. Ciononostante, egli rimase fedelmente con il rimasuglio di Israele disfatto ed errabondo, pur di non abbandonarlo al suo destino, e con il suo popolo cocciuto, nonostante il contrario responso divino, emigrò in Egitto, dove si persero le sue tracce (ma non le sue parole, rimaste monito prezioso per il futuro, sempre che si voglia intenderle). Come egli stesso aveva profetizzato, alcuni anni dopo Nabucodonosor arrivò fin là: la spontanea sottomissione predicata da Geremia e ostinatamente rifiutata dai suoi compatrioti, alla fine, fu imposta con la forza. Probabilmente sarebbe convenuto a tutti dargli retta fin da principio…



Quale interesse possono avere per noi queste antiche storie bibliche? Quello che ha tutta la storia sacra: la nostra salvezza eterna. Più di chiunque altri, un ministro della Chiesa deve interrogarsi su ciò che tale storia gli insegna per prendere le proprie decisioni. Che ne sarà del popolo errante e ribelle, se i ministri di Dio decisi a fare la Sua volontà lo abbandonano? Se così avessero fatto Mosè, Elia o Geremia, come sarebbe sopravvissuto il popolo eletto?… e dove si sarebbe incarnato il Figlio di Dio?… e da dove sarebbe germogliata la Chiesa? Di contro, però, la Parola divina ci invita pure ad uscire dall’accampamento portando, dietro Gesù, il suo obbrobrio (cf. Eb 13, 13). Come egli ha consumato il Suo sacrificio redentore fuori della Città santa, che lo aveva respinto quale Messia, così anche chi lo segue fedelmente dovrebbe dissociarsi espressamente da quel mondo ecclesiale che lo rinnega a fatti e a parole. Ma come continuare, poi, a guidare e sostenere i cattolici fedeli e quelli che, oggi pur così refrattari, cercheranno aiuto quando arriverà il castigo?



Il grosso della Chiesa terrena si è reciso dalle radici e, come accadrebbe a qualsiasi albero, è seccato. Attanagliato dal senso di vuoto e dalla nostalgia lacerante di qualcosa – e di Qualcuno – che i più giovani non hanno mai conosciuto, questo popolo disorientato e confuso si sforza in tutti i modi di convincersi da sé di quel che non sa più e di animarsi autonomamente di una vita che gli manca… perché, in realtà, ha perduto la sorgente della grazia. Non serve a nulla, a questo punto, insistere ottusamente a irrigare l’albero secco e privo di radici con acque derivate in modo autarchico e velleitario. All’organismo vivente che ci era stato trasmesso hanno sostituito un sistema artificiale che ha spento la fede e con il quale è impossibile suscitarla di nuovo, come mi ha fatto intuire, la notte di Pasqua, un episodio tanto fortuito quanto simbolico: non riuscendo in alcun modo ad accendere il nuovo cero pasquale in pura paraffina (che avrebbe bruciato con sgradevole odore e abbondante fumo nero), dopo aver recitato mentalmente un’Ave Maria mi è venuto in mente di mandare a prendere il vecchio cero del fonte battesimale (in pura cera d’api), che si è acceso immediatamente e ha poi brillato nella buia navata spandendo il buon profumo di Cristo.



Senza di esso, non so proprio come avrei potuto iniziare la Veglia pasquale… Senza un recupero della Tradizione, non vedo come possa rinascere la Chiesa, uccisa da un rito che non è più percepito come il Santo Sacrificio della nostra redenzione, ma come mero intrattenimento di natura socio-religiosa, di cui esistono oltretutto, in pratica, tante varianti quanti sono i ministri che lo celebrano. Una liturgia adattabile a tutti i gusti e a tutte le circostanze ha ingenerato la convinzione che l’uomo non debba conformarsi a Dio, ma piuttosto piegare l’idea di Dio ai propri capricci; così ora ci si pone in ascolto della Parola – come amano tanto dire – non per conoscere ciò che Egli vuole e obbedire a Lui nella propria condotta con l’aiuto della Sua grazia, ma per disquisire se quanto udito corrisponde o meno al codice morale personale (che è gioco-forza del tutto relativo). Il fedele si è trasformato in severo censore della verità rivelata, giudicata in modo insindacabile sulla base delle massime mondane del momento… C’è poi da meravigliarsi che nessuno si confessi più – o, se lo fa, sia convinto di non avere alcun peccato e ne approfitti, eventualmente, per denunciare i peccati di altri: marito, suocera, figli, parenti, colleghi e via dicendo?



Ma che importa? Se è assente la vita di grazia (locuzione ormai indecifrabile) e dilaga il peccato mortale, la piaga infetta e non curata è dissimulata con fiumi di parole; se la vera fede è morta, ci si dimena in attività aggregative che non la richiedono affatto; se non si prega più, si corre da un santuario all’altro – basta che in albergo si mangi bene. Se la Chiesa ha tradito il suo Signore, si può sempre osannare il líder máximo, che sta fondando una nuova religione in cui, finalmente, saremo tutti uguali, cattolici e non, cristiani e non, credenti e non… Era ora che finisse quell’odioso mondo di discriminazioni che faceva distinzione addirittura tra maschi e femmine, giovani e vecchi, onesti e disonesti…! Questo mondo di oggi, effettivamente, tra poco finirà, implodendo sul proprio vuoto spinto. Bisogna quindi preparare fin d’ora la generazione futura che sopravvivrà alla catastrofe, quel popolo nuovo che darà lode al Signore con la verità del proprio essere e operare.



Ecco dunque la risposta alla domanda formulata all’inizio: bisogna rimanere dentro, ma in modo diverso; sarà la qualità della presenza ad attirare chi cerca Dio. Ciò da cui bisogna uscire è la struttura mortifera, gestita da vescovi increduli, in cui la Chiesa si è rinchiusa e soffocata, per creare in alternativa ambienti vitali – non necessariamente riconosciuti, ma nemmeno in stato di rottura – in cui si possa realmente respirare lo Spirito Santo e crescere nella vita soprannaturale. Quale sia la soluzione concreta per attuare questo programma, non mi è stato ancora indicato dall’alto; ho un’idea sulla possibile guida. Invito perciò i lettori ad offrire preghiere e sacrifici per questa intenzione e a rimanere in contatto. Credo che vi abbiamo tutti interesse – un interesse supremo.



Al popolo che nascerà diranno: «Ecco l’opera del Signore!» (Sal 22 [21], 32).
 

sabato 11 aprile 2015

Χριστός ἀνέστη - Ἀληθῶς ἀνέστη


 
Doppia Pasqua per la Cristianità!
Doppia proclamazione di vittoria sulle potenze infernali!
Cristo è Risorto!
 

"Senza quest’infestazione diabolica è difficile comprendere quanto sta accadendo nel mondo" (R. de Mattei)

148 nuovi martiri nel firmamento della Chiesa

di Roberto de Mattei


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Nel firmamento della Chiesa brillano le stelle di 148 nuovi martiri. I giovani cristiani vittime dell’Islam, lo scorso Giovedì santo in Kenya, non devono essere commiserati, ma invidiati, perché hanno avuto la grazia immensa del martirio. Essi sono martiri perché sono stati uccisi in quanto cristiani dai soldati di Allah.
Ciò che rende il martire tale non è la morte violenta, ma il fatto che essa sia inflitta in odio alla fede cristiana. Non è la morte che fa il martire, dice sant’Agostino, ma il fatto che la sua sofferenza e la sua morte siano ordinate alla verità. Non tutte le vittime di una persecuzione si possono dire martiri, soltanto quelle che abbiano ricevuto la morte per odio alla fede da parte degli uccisori.
I martiri del campus universitario di Garissa, si aggiungono alla innumerevole legione di testimoni della fede massacrati negli ultimi due secoli dai persecutori della Chiesa. Il primo genocidio dei tempi moderni è quello della Rivoluzione Francese. Ben 438 religiosi, religiose e semplici laici sono già venerati come beati e per altri 591 sono in corsi i processi per il riconoscimento del martirio «in odium fidei». A questo olocausto si aggiunge quello della guerra di Spagna (1936-1939), dove sono 1.512 i martiri beatificati e 11 quelli canonizzati, ma il numero delle vittime di anarchici e comunisti è di molte decine di migliaia.
Il 13 ottobre 2013 a Tarragona, in Catalogna, sono state beatificate 522 persone uccise in odio alla fede prima e durante la guerra religiosa di Spagna. Si è trattato della cerimonia con il maggior numero di Beati, 522, che ha superato quella svoltasi a Roma, in piazza San Pietro, il 27 ottobre 2007. I loro nomi si aggiungono agli innumerevoli martiri del comunismo, del laicismo e oggi dell’Islam, in tutti i paesi del mondo.
Bisogna avere il coraggio di pronunciare il nome degli assassini. Si continua a tacere sul fatto che è in atto da tempo una sistematica e planetaria persecuzione islamica contro i cristiani. Papa Francesco, dopo i fatti del Kenia, ha letto questa bella preghiera: «nel Tuo viso schiaffeggiato vediamo il nostro peccato, in Te vediamo i nostri fratelli perseguitati, decapitati e crocifissi per la loro fede in Te, sotto i nostri occhi e spesso con il nostro silenzio complice». Antonio Socci, che ha spesso denunciato il “silenzio complice” delle supreme autorità ecclesiastiche, scrive su “Libero” del 5 aprile: «Ci aspettiamo che – affacciato a quella finestra – papa Bergoglio, con tutto il prestigio di cui gode sui media, svegli tutti i potenti della terra, mobiliti la sua diplomazia, che faccia sentire a tutti il grido di dolore dei cristiani perseguitati, che indica preghiere continue di tutta la Chiesa, che lanci una grande iniziativa umanitaria per i cristiani perseguitati».
L’appello sembra essere stato raccolto da Ernesto Galli della Loggia che su “Il Corriere della Sera” del 5 aprile ha proposto al governo italiano una sottoscrizione nazionale tra tutti gli italiani, tra tutte le istituzioni pubbliche e private del Paese, per raccogliere i fondi necessari a un cospicuo invio di aiuti ai cristiani perseguitati. Tutto questo però non è sufficiente, quando è in corso una guerra. E bisogna prendere atto che esiste una guerra di religione contro Gesù Cristo e contro la sua Chiesa combattuta in nome di quella Sura del Corano che recita: «Uccidete gli infedeli ovunque li incontriate. Questa è la ricompensa dei miscredenti» (2, 191). Questa guerra non è stata dichiarata dai cristiani, ma è stata intrapresa contro di essi. Perché i governi dell’Occidente non la combattono? La ragione è che l’Occidente condivide il medesimo odio dei persecutori contro le proprie radici cristiane.
Il laicismo occidentale non solo processa, perseguita, ridicolizza coloro che difendono l’ordine naturale e cristiano, ma pratica anch’esso il genocidio di massa. Mons. Luc Ravel, Vescovo delle forze armate francesi, ha affermato: «Scopriamo di dover scegliere in quale campo collocarci; scopriamo di armarci contro il male manifesto senza prender posizione contro quello subdolo. Il cristiano si sente preso come in una tenaglia tra due ideologie: da una parte, quella che fa la caricatura di Dio sino a disprezzare l’uomo; dall’altra, quella che manipola l’uomo sino a disprezzare Dio. Da una parte, avversari dichiarati e riconosciuti: i terroristi della bomba, i vendicatori del profeta; dall’altra, avversari non dichiarati però ben noti: i terroristi del pensiero, promotori della laicità, gli adoratori della Repubblica. In quale campo situarsi come cristiani? Noi non vogliamo essere presi in ostaggio dagli islamici. Ma non ci auguriamo nemmeno d’esser presi in ostaggio dai benpensanti. L’ideologia islamica ha fatto 17 vittime in Francia. Ma l’ideologia dei benpensanti fa ogni anno 200 mila vittime nei grembi delle loro madri. L’aborto inteso come diritto fondamentale è un’arma di distruzione di massa».
L’odio che l’Occidente nutre verso la Chiesa e la Civiltà cristiana è l’odio verso la propria anima e la propria identità. «Un odio di sé dell’Occidente ‒ ha scritto Benedetto XVI ‒ che si può considerare solo come qualcosa di patologico»; l’Occidente si apre pieno di comprensione ai valori esterni, «ma non ama più se stesso; della sua storia vede oramai soltanto ciò che è deprecabile e distruttivo, mentre non è più in grado di percepire ciò che è grande e puro».
Oggi l’Occidente rifiuta i valori attorno a cui ha costruito la sua identità e raccoglie solo l’eredità distruttiva dell’illuminismo, del marxismo e del freudismo. La teoria del gender rappresenta l’ultimo passaggio intellettuale di questa dissociazione dell’intelligenza dalla realtà che diventa odio patologico verso la stessa natura umana. Il gesto di Andreas Lubitz, che ha voluto schiantare contro le Alpi il suo Airbus con 150 passeggeri, è l’espressione di questo spirito di autodistruzione. Il suicidio è un’espressione estrema, ma coerente, della depressione occidentale: uno stato d’animo in cui l’anima sprofonda nel nulla, dopo aver perso ogni ragione di vivere. Quando si professa il relativismo assoluto ci si realizza solo nella morte.
La strage di Gorissa non è una “brutalità senza senso”, così come il suicidio del pilota tedesco non è un atto di pura follia. Questi gesti, distruttivi o autodistruttivi, hanno una loro aberrante logica. All’esaltazione dei fanatici di Allah corrisponde la depressione degli apostati del Cristianesimo: L’equilibrio nel mondo si è spezzato, quando si sono voltate le spalle ai princìpi cristiani. E un medesimo impulso preternaturale muove il furore omicida dell’Islam e il nichilismo suicida dell’Occidente. Il principe delle tenebre, non riuscendo a farsi Dio, vuole distruggere tutto ciò che è di Dio e della Civiltà cristiana porta l’orma. Senza quest’infestazione diabolica è difficile comprendere quanto sta accadendo nel mondo. E senza un intervento angelico è impossibile combattere una battaglia che ha il suo primo atto nel momento della creazione, quando il fronte degli Angeli si divise in due schiere perennemente contrapposte nella storia dell’universo creato.
Il messaggio di Fatima vede la Madonna preceduta e accompagnata dagli Angeli. E chi ha letto il Terzo Segreto ricorda la tragica visione di una grande croce, ai piedi della quale anche il Papa viene ucciso: «Sotto i due bracci della Croce c’erano due Angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio». Come agli inizi del Cristianesimo, il sangue dei cristiani è seme di rinascita nella storia e di vittoria nell’eternità. (Roberto de Mattei)
 

martedì 7 aprile 2015

dove sono tutti i Charlie?

Dove sono finiti tutti i Charlie? Dove? Sono ritornati nella buca dell'ipocrisia e del politicamente corretto? dell'indignazione a comando? Ma in fondo che cosa sono centinaia di ragazzi negri e per di più cattolici? Vuoi mettere il confronto con una dozzina di provocatori di professione laicisti, atei e bestemmiatori?



Su questo link potrete vedere i volti di queste vite spezzate non per il solo motivo di essere cristiani (come va blaterando qualcuno, come se potesse esserci in aggiunta anche solo un buon motivo per fare ciò) ma in odio alla fede cristiana! in odio a Cristo! in odium fidei!

 http://www.repubblica.it/esteri/2015/04/06/foto/kenya_il_massacro_di_garissa_i_bvolti_e_le_storie_degli_studenti_uccisi-111286003/?fb_action_ids=962032183840853&fb_action_types=og.shares#10

domenica 5 aprile 2015

Resurrexit Dominus!

 
 
 
 
 Quem quaeritis in sepulchro, Christicolae? Non est hic, surrexit sicut praedixerat ! Ite, nuntiate quia surrexit de sepulchro ! Redemptor noster surrexit de sepulchro, qui liberavit tres pueros de camino ignis, Alleluia ! Resurrexit Dominus, Resurrexit Leo Fortis, Christus, Filius Dei !

mercoledì 1 aprile 2015

Solo questa è vera misericordia

Scriveva Joseph Ratzinger Benedetto XVI : "Dio non può semplicemente ignorare tutta la disobbedienza degli uomini, tutto il male della storia, non può trattarlo come cosa irrilevante ed insignificante. Una tale specie di "misericordia"», di "perdono incondizionato" sarebbe quella "grazia a buon mercato", contro la quale Dietrich Bonhoeffer, di fronte all'abisso del male del suo tempo, si è a ragione pronunciato. L'ingiustizia, il male come realtà non può semplicemente essere ignorato, lasciato stare. Deve essere smaltito, vinto. Solo questa è la vera misericordia. E che ora, poiché gli uomini non ne sono in grado, lo faccia Dio stesso - questa è la bontà "incondizionata" di Dio, una bontà che non può mai essere in contraddizione con la verità e la connessa giustizia"( Joseph Ratzinger, Gesù di Nazareth, vol. II) , ed ancora: "La misericordia di Cristo non è una grazia a buon mercato, non suppone la banalizzazione del male. Cristo porta nel suo corpo e sulla sua anima tutto il peso del male, tutta la sua forza distruttiva. Egli brucia e trasforma il male nella sofferenza, nel fuoco del suo amore sofferente. Il giorno della vendetta e l’anno della misericordia coincidono nel mistero pasquale, nel Cristo morto e risorto. Questa è la vendetta di Dio: egli stesso, nella persona del Figlio, soffre per noi. Quanto più siamo toccati dalla misericordia del Signore, tanto più entriamo in solidarietà con la sua sofferenza – diveniamo disponibili a completare nella nostra carne “quello che manca ai patimenti di Cristo” (Col 1, 24). " (Joseph Ratzinger, omelia Missa pro eligendo Romano Pontifice 18 aprile 2005).

lunedì 30 marzo 2015

Il Protestantesimo a metà è Protestantesimo - Editoriale di "Radicati nella fede", aprile 2015.


IL PROTESTANTESIMO A META'
E' PROTESTANTESIMO

Pubblichiamo l'editoriale del numero di Aprile 2015




IL PROTESTANTESIMO A META' E' PROTESTANTESIMO
Editoriale "Radicati nella fede" - Anno VIII n° 4 - Aprile 2015

 Si assiste ormai rassegnati al vertiginoso calo delle vocazioni sacerdotali e alla relativa diminuzione della presenza dei preti in mezzo a noi. Di giorno in giorno aumentano le parrocchie senza più la presenza stabile del sacerdote; anzi, diventano queste una rarità. Chiese e chiese vengono ormai aperte sporadicamente per la celebrazione di qualche santa messa, restando per la maggior parte dell'anno chiuse. E anche quando, in qualche grande parrocchia, il sacerdote è ancora residente, la sua effettiva presenza si assottiglia sempre più, oberato com'è dal dover garantire un servizio ad innumerevoli piccoli centri sparsi nei dintorni. In intere vallate di montagna non vi abita più nemmeno un prete. Non c'è che dire, un quadro sconfortante; malinconicamente sconfortante.

 Qual è però il pericolo più grande? A nostro parere è che la soluzione a tutto questo problema è dettato da coloro che questo problema hanno causato e accelerato. Il cristianesimo “protestantizzato” ha innescato il disastro decenni fa' ed ora propone i rimedi!

 Tutta la riforma liturgica degli anni '60 e '70 aveva puntato sulla centralità della Parola di Dio. Aveva voluto con forza (violenza?) una completa revisione della millenaria liturgia cattolica, e l'aveva piegata alle necessità della nuova ecclesiologia e della nuova pastorale. 

 Di una nuova ecclesiologia: la Chiesa non più Corpo Mistico di Cristo, ma prevalentemente popolo di Dio; l'accento non più sul sacramento dell'Ordine, sul Sacerdozio, che costituisce la nervatura gerarchica della Chiesa, ma l'accento sul battesimo, sul laicato che deve sempre più essere corresponsabile dell'azione della Chiesa.

 Da questa nuova ecclesiologia, che poneva l'accento sulla comunità e non sull'unione con Dio in Gesù Cristo, una assillante preoccupazione perché tutto fosse tradotto in lingua parlata nella messa e nei sacramenti, affinché i fedeli non si sentissero inferiori ai preti nella pubblica preghiera. I fedeli, corresponsabili nella Chiesa con i preti, dovevano tutto subito capire, per poter democraticamente governare la casa di Dio. Ecco allora la strabordante importanza della Parola di Dio intesa semplicemente come il leggere la Bibbia nelle messe; la libidinosa creatività nelle liturgie della parola con laici lettori, fedeli commentatori, gesti simbolici accompagnanti le letture, omelie partecipate, logorroiche preghiere dei fedeli, seguite poi da una veloce e scarna consacrazione che, ahimè dicevano i più illuminati, restava ancora riservata al prete, perché noi cattolici non arriviamo fino in fondo al protestantesimo. Ecco, potremmo spiegarci cosi: da noi si è operato, nel post-concilio, un protestantesimo di mezzo, che non arriva ad eliminare del tutto il prete, questo no, ma che gli ha lasciato un angolino: la consacrazione. Ma anche questa rigorosamente tradotta in lingua parlata, ad alta voce, con le parole prese dalla Bibbia, perché i fedeli ascoltando possano ratificarla con i loro amen. Eh sì, perché nella democratizzazione della Chiesa l'assenso dei fedeli è importante: nel “mistero della fede” e nella comunione il fedele dicendo il suo “sì” dà forza alla Presenza di Cristo fatta dal sacerdote... è proprio un protestantesimo a metà!

 La rivoluzione liturgica così operata avrebbe dovuto portare un nuovo slancio alla vita cristiana e alla missione della Chiesa nella società. Da subito però ci si accorse che stava producendo confusione. Si diede colpa al '68, alla rivoluzione sociale e culturale che stava scoppiando nella società proprio negli anni del dopo concilio. Si diceva che tutto si sarebbe messo a posto, che dopo la confusione e gli errori di applicazione, sarebbe venuta l'ora serena e feconda dell'edificazione. Ma quest'ora non è mai arrivata!

 L'ultimo tentativo in questa prospettiva è del pontificato interrotto di Benedetto XVI, che ha fortemente promosso un riequilibrio in senso tradizionale della riforma; ma queste illusioni sono scomparse con le sue dimissioni.

 Oggi la Chiesa si trova come un campo il giorno successivo alla battaglia: un cumulo di ruderi, con i cadaveri da seppellire. Non solo la società non è tornata cristiana, ma non ci sono più preti per intraprendere una nuova opera.

 Cosa fanno i nipoti dei rivoluzionari liturgici ed ecclesiali di decenni fa? Propongono di rimpiazzare le messe con le liturgie della parola, animate dai laici, terminanti con la comunione sacramentale! È la conclusione logica della più disastrosa falsa riforma della Chiesa. E questo epigono, lo annunciamo già con certezza, porterà a consumazione il disastro.

 La malattia non può scacciare il morbo, la peste non ferma la pestilenza, se non facendo morire tutti... ma se fosse così che vittoria sarebbe?

 In tutte le epoche di crisi, la Chiesa non ha annacquato la sua identità per raggiungere tutti, no di certo. Ha invece moltiplicato lo zelo perché i suoi preti siano più preti e i suoi fedeli più cattolici.

 Nel medioevo, che conobbe intorno al mille una grande crisi, riunì i sacerdoti nelle pievi, fondò i canonicati perché i ministri di Dio si santificassero in una vita quasi monastica, purificò e rese sempre più splendida la sua liturgia, moltiplicò la preghiera. In una parola, gettò le basi per una rinascita poderosa delle vocazioni sacerdotali, cosciente che senza prete non c'è Chiesa.

 Leggendo in questi giorni la stampa, che a caratteri cubitali scrive “Non ci sono più preti, la messa la diranno i laici” tutti possono capire che si viaggia imperterriti nel senso contrario alla vera riforma della Chiesa. Certo la stampa esagera, i laici non farebbero la messa vera e propria, leggerebbero le letture e darebbero la comunione: ma come non vedere che questo è l'ultimo passo per la scomparsa della messa in mezzo a noi. Già ci siamo abituati a fare a meno del prete per la dottrina... i laici già ascoltano e interpretano liberamente i Vescovi e il Papa, ci manca solo che facciano una pseudo-messa per dichiarare inutile il sacerdote. Cosa penserà un seminarista, miracolo vivente in questa Chiesa, leggendo un simile titolo sul giornale? Non avrà il dubbio che la Chiesa non ha più bisogno di lui?

 In tutto questo scempio si ha il segreto sospetto che i preti e i fedeli rieducati nello spirito della nuova chiesa, quella del protestantesimo a metà, guardino alle pseudo messe delle chiese senza preti come all'ultima opportunità per completare quella riforma della chiesa che il Vaticano II aveva lasciato a metà. Sì, vogliono una chiesa dove tutti sono sacerdoti... dove Cristo nasce dal di dentro della coscienza del singolo e dal di dentro della comunità; una chiesa dove Cristo non scende più dall'alto, dove il prete è un retaggio del passato destinato a scomparire o quasi: la fine del Cattolicesimo.

 Noi continuiamo sempre più ad essere convinti che non abbiamo sbagliato nel tornare decisamente alla messa antica, che sicuramente non permette questa deriva. Oh se più preti e fedeli lo capissero! Avrebbero qui la possibilità offerta da Dio per una reale rinascita.

 Ma quanto dovrà ancora accadere perché i cuori e le menti siano liberate?