lunedì 20 febbraio 2017

Addai e Mari o dell'abolizione del Sacrificio


Il lavorìo carsico per una messa "ecumenica"
Nell'opera in corso di riforma della Curia romana prende sempre più corpo l'idea che i dicasteri continuano ad esistere nominalmente, ma in pratica la loro autorità viene sempre più sminuita. Se la Congregazione per la Dottrina della Fede è stata di fatto esautorata, non essendo stata autorizzata a pronunciar parola sulle divisioni in atto a motivo dell’interpretazione di Amoris Laetitia (il Cardinale Gerhard L. Müller non fu nemmeno invitato alla presentazione del documento, vista la preferenza accordata ai cardinali C. Schönborn e Lorenzo Baldisseri), la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti non gode di miglior prestigio.
Rivedere il centro e le periferie
Si è già data notizia dei movimenti sovversivi (vedi qui) per rovesciare la quinta istruzione per la retta applicazione della Costituzione sulla liturgia del Vaticano II, Liturgiam Autenticham (LA). Questo testo fondamentale è poco gradito non solo per i criteri di traduzione indicati, ma anche perché ribadisce e rafforza la necessità della recognitio dei testi liturgici approvati dalle conferenze episcopali: «Questa recognitio non è tanto una formalità quanto un atto della potestà di governo, assolutamente necessario (in caso d'omissione, infatti, gli atti delle conferenze dei vescovi non hanno forza di legge), che può comportare delle modifiche, anche sostanziali. Così, non è permesso pubblicare testi liturgici […] se manca la recognitio». La ragione è chiara: «Siccome è necessario che la lex orandi concordi sempre con la lex credendi […] le traduzioni liturgiche non possono essere degne di Dio se non rendono fedelmente nella lingua vernacola la ricchezza della dottrina cattolica presente nel testo originale, cosicché la lingua sacra si adatti al contenuto dogmatico che reca con sé». E arriva poi la mannaia ad ogni tentativo centrifugo: «Bisogna osservare il principio secondo cui ciascuna Chiesa particolare deve essere concorde con la Chiesa universale non solo in ciò che riguarda la dottrina della fede e i segni sacramentali, ma anche in ciò che riguarda gli usi universalmente ricevuti dalla tradizione apostolica ininterrotta» (LA, § 80).
Per dissolvere definitivamente la liturgia cattolica è perciò necessario dare più libertà alle conferenze episcopali e togliere di mezzo – in gergo curiale “sfumare” - la sgradita recognitio, in gaudente accettazione della linea di devolution.
Amoris Laetitia docet. Si pensava che la battaglia si giocasse su due modi di intendere la dottrina sul matrimonio e l’Eucaristia, mentre invece il messaggio è stato piuttosto chiaro: la dottrina resta immutata (leggi: della dottrina non interessa), ma cambia la prassi. E per questo c’è stato bisogno di dare libertà alle conferenze episcopali, tra le quali non mancano certo quelle che non vedono l’ora di avventurarsi verso nuovi sentieri, ovviamente per il bene delle anime.  Perché, in fondo, «non è opportuno che il Papa sostituisca gli Episcopati locali nel discernimento di tutte le problematiche che si prospettano nei loro territori. In questo senso, avverto la necessità di procedere in una salutare “decentralizzazione”» (Evangelii Gaudium, 16). La rivoluzione parte dalle periferie.
Verso una preghiera eucaristica ecumenica
Indiscrezioni confermano che nella liturgia si sta tentando di fare la stessa cosa: decentralizzare e dare una “certa” libertà agli episcopati nello sperimentare nuove traduzioni, più comprensibili al popolo di Dio, nuovi testi più adatti alla mentalità dell’uomo moderno e - perché no? - una nuova preghiera eucaristica, per poter andare incontro ai fratelli separati, soprattutto nelle aree germanofone, che con i fratelli separati ci devono convivere, senza però poter dare testimonianza di unione intorno all’altare del Signore... Si dovrebbe perciò pensare ad una preghiera eucaristica che possa essere pronunciata insieme, senza creare difficoltà a nessuno.
Farneticazioni? No. E’ già pronta anche la pezza d’appoggio con cui giustificare il tutto. Si tratta del documento del 2001 del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, allora presieduto dal Cardinale Kasper, con il quale si riconosceva la validità dell’Anafora di Addai e Mari (preghiera eucaristica della Chiesa assira d’Oriente, più conosciuta come Chiesa nestoriana), documento che può vantare il placet della Congregazione per la Dottrina della Fede, che aveva come prefetto il cardinale Ratzinger, e quello di Giovanni Paolo II. Niente di meglio per poter rivoluzionare tutto, coprendosi dietro una continuità con i Papi precedenti. Questa anafora, cui dedicheremo più avanti un articolo di approfondimento, ha la particolarità di non contenere le parole della consacrazione, se non, come afferma il documento del 2001, «in modo eucologico e disseminato», cioè non in modo esplicito (“Questo è il mio corpo… Questo è il calice del mio sangue”), bensì “sparse” nelle preghiere che compongono l’anafora. Sarebbe perciò utilissima come principio giustificativo di una nuova preghiera eucaristica senza parole consacratorie, che potrebbero urtare i fratelli protestanti.
Non verrà dato molto peso al fatto che, proprio al termine di quel documento, si specificava che «le suddette considerazioni sull'uso dell'Anafora di Addai e Mari[…], si intendono esclusivamente per la celebrazione eucaristica […] della Chiesa caldea e della Chiesa assira dell'Oriente, a motivo della necessità pastorale e del contesto ecumenico sopra menzionati». Detto in altre parole: questa anafora può essere usata solo nel contesto indicato e non può diventare principio ispiratore per nuove presunte riforme, come di fatto stanno strombazzando da anni molti liturgisti. Asinus asinum fricat.  Ma si sa che nell’epoca in cui si devono edificare non muri ma ponti, questa clausola è destinata ad esser spazzata via in un istante.
Anche la Messa antica nel mirino
Ma l’attacco a LA ha anche un altro scopo, che è proprio l’insospettabile Andrea Grillo a rivelarci (vedi qui). Riassunto: se spazziamo via LA colpiamo anche il motu proprio Summorum Pontificum (SP), perché sono entrambi legati da una stessa logica. «Il Motu Proprio di 6 anni successivo, che avrebbe dato inizio al rischioso parallelismo tra rito ordinario e rito straordinario è, di fatto, contenuto, non solo nello spirito, ma addirittura nella lettera di LA, ossia all’interno di questa indiretta negazione non certo del Concilio, ma proprio della sua giustificazione pastorale». LA e SP non hanno capito un’acca della pastoralità del Vaticano II, anzi l’hanno soffocata: «Una delle ambizioni di LA veniva così affermata: “La presente istruzione prelude – cercando di prepararla – una nuova stagione di rinnovamento…”. Questa asserzione assomiglia molto a quelle – ad essa contemporanee e anche successive – intorno alla esigenza di un “nuovo movimento liturgico”, ossia l’auspicio di un movimento liturgico che possa garantire alla navicella della Chiesa di rispondere ad un “solo ordine”: “macchine indietro tutta”!». Ed infine, appello a tutte le forze di rinnovamento da Grillo, in versione Marco Porcio Catone: «Oggi, a distanza di 15 anni […] è del tutto evidente che “una nuova stagione di rinnovamento” sarà possibile soltanto superando le contraddizioni e le ingenuità nostalgiche di questo atto di interruzione della “svolta pastorale” iniziata con il Concilio Vaticano II». Delenda Carthago: più chiaro di così… 
TRATTO DA: www.lanuovabq.it/it/articoli-il-lavorio-carsicoper-una-messaecumenica-19011.htm

L’ANAFORA DEGLI APOSTOLI ADDAI E MARI (traduzione di C. Giraudo)

— La grazia del Signore nostro [Gesù Cristo, e l’amore di Dio Padre, e la comunione dello

Spirito Santo sia con tutti noi, ora e in ogni tempo, e nei secoli dei secoli]!

— Amen.

— In alto siano le vostre menti!

— A te [sono], Dio [di Abramo e di Isacco e di Israele, re lodabile].

— L’oblazione a Dio, Signore di tutti, viene offerta!

— È conveniente e giusto.

* <1 .="" prefazio=""> È degno di lode da tutte le nostre bocche

e di confessione da tutte le nostre lingue

il Nome adorabile e lodabile del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo,

che creò il mondo nella sua grazia,

5 e i suoi abitanti nella sua pietà,

e redense gli uomini nella sua clemenza,

e fece una grande grazia ai mortali.

La tua grandezza, Signore, adorano mille migliaia di [esseri] superiori

e diecimila miriadi di Angeli,

10 le schiere di [esseri] spirituali, ministri di fuoco e di spirito,

insieme ai Cherubini e ai Serafini santi

lodano il tuo Nome,

vociferando e lodando [incessantemente,

e gridando l’uno all’altro e dicendo]:

15 <2 .="" sanctus=""> Santo, santo, [santo è il Signore Dio potente;

pieni sono il cielo e la terra delle sue lodi.

Osanna nei luoghi eccelsi e osanna al Figlio di David!

Benedetto colui che viene e verrà nel nome del Signore.

Osanna nei luoghi eccelsi!]

20 <3 .="" post-sanctus=""> E con queste potenze celesti ti confessiamo, Signore,

anche noi tuoi servi deboli e infermi e miseri,

perché facesti a noi una grande grazia che non si può pagare:

poiché rivestisti la nostra umanità

per vivificarci attraverso la tua divinità,

25 ed elevasti la nostra oppressione,

e rialzasti la nostra caduta,

e risuscitasti la nostra mortalità,

e rimettesti i nostri debiti,

e giustificasti la nostra condizione-di-peccato,

30 e illuminasti la nostra mente,

e superasti, Signore nostro e Dio nostro, i nostri avversari,

e facesti risplendere la debolezza della nostra natura inferma

con le misericordie abbondanti della tua grazia.

E per tutti [i tuoi aiuti e le tue grazie verso di noi

35 ti rendiamo lode e onore e confessione e adorazione,

ora e in ogni tempo, e nei secoli dei secoli. (R/ Amen)].

** <4 .="" intercessione="" unica=""> Tu, Signore, nelle tue (molte) misericordie,

di cui non riusciamo a parlare,

fa’ memoria buona di tutti i padri retti e giusti

40 che furono graditi dinanzi a te

nella commemorazione del corpo e del sangue del tuo Cristo,

che ti offriamo sopra l’altare puro e santo

come tu ci insegnasti;

e concedi a noi la tua tranquillità e la tua pace

45 per tutti i giorni del mondo,

affinché conoscano tutti gli abitanti della terra

che tu sei Dio, il solo vero Padre,

e tu mandasti il Signore nostro Gesù Cristo, Figlio tuo e diletto tuo;

e lui stesso, Signore nostro e Dio nostro,

50 ci insegnò nel suo vangelo vivificante

tutta la purità e santità dei profeti e degli apostoli,

e dei martiri e dei confessori,

e dei vescovi e dei presbiteri e dei ministri,

e di tutti i figli della santa Chiesa cattolica,

55 che furono segnati con il segno (vivo) del battesimo santo.

<5 anamnesi="" uasiracconto=""> E anche noi, Signore, tuoi servi deboli e infermi e miseri,

che siamo radunati e stiamo dinanzi a te in questo momento,

abbiamo ricevuto nella tradizione la figura che viene da te,

giacché ci allietiamo e lodiamo,

60 ed esaltiamo e commemoriamo e celebriamo,

e facciamo questo mistero grande e tremendo

della passione e morte e risurrezione del Signore nostro Gesù Cristo.

<7 .="" epiclesi="" oblate="" span="" sulle="">> Venga, Signore, lo Spirito tuo santo,

e riposi sopra questa oblazione dei tuoi servi,

65 e la benedica e la santifichi,

<8 .="" comunicanti="" epiclesi="" sui=""> affinché sia per noi, Signore,

per l’espiazione dei debiti e per la remissione dei peccati,

e per la grande speranza della risurrezione dai morti,

e per la vita nuova nel regno dei cieli

70 con tutti coloro che furono graditi dinanzi a te.

<9 .="" dossologia="" epicletica=""> E per tutta la tua economia mirabile verso di noi

ti confessiamo e ti lodiamo incessantemente,

nella tua Chiesa redenta nel sangue prezioso del tuo Cristo,

con bocche aperte e a volti scoperti,

75 rendendo [lode e onore e confessione e adorazione

al Nome tuo vivo e santo e vivificante,

ora e in ogni tempo, e nei secoli dei secoli].

Amen!

Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria dell'Inghilterra e del Galles

Consacrazione a Maria dell'Inghilterra e del Galles a Westminster e concomitante rito protestante di celebrazione della Framassoneria a Canterbury

L'inizio dell'anno in cui ricorre il centenario delle apparizioni della Santissima Vergine Maria a Fatima è significativamente emblematico. Sabato 18 febbraio nell'abbazia di Westminster il cardinale Connors ha riconsacrato l'Inghilterra e il Galles al Cuore Immacolato di Maria. https://www.ewtn.co.uk/…/high-turnout-at-westminster-cathed… Con gran concorso di popolo la statua della Madonna pellegrina dell'Apostolato mondiale di Fatima è giunta nella cattedrale londinese per essere incoronata con una corona confezionata da coloro che hanno realizzato quella che adorna la statua di Fatima il 13 di ogni mese. Una prima consacrazione dei due popoli britannici avvenne il 16 luglio 1948, al termine della guerra, con un pellegrinaggio proveniente da 14 punti dell'Inghilterra e del Galles, per riparare il male commesso prima e durante il conflitto mondiale. Il liberalsocialismo post-bellico ha causato un numero di vittime, ancora più innocenti dei soldati britannici, decisamente maggiore. La nuova strage degli innocenti continua senza tregua, così come il disfacimento del volto dell'antica civiltà britannica in un declinare che sembra senza fine. E' in questo quadro da scenario bellico che si inquadra la rinnovata consacrazione a Maria.

A questa cerimonia ha fatto da contraltare la celebrazione del 300° anniversario della Framassoneria e della prima loggia londinese, avvenuta nella basilica di Canterbury, oggi cattedrale primaziale della chiesa d'Inghilterra, nello stesso giorno della consacrazione di Westminster. https://www.ewtn.co.uk/…/canterbury-cathedral-to-hold-mason… Nonostante qualche cenno di malcontento da parte di alcuni settori della chiesa anglicana, il festeggiamento ha avuto luogo anche grazie ad una generosa donazione di 300.000 sterline che ha posto fine ad ogni controversia. E' significativo che la cattedrale e simbolo ancor oggi del cattolicesimo inglese e nella quale tra l'altro è stato assassinato s. Tommaso Beckett, nonostante sia divenuta protestante con Enrico VIII, sia stata scelta per questa ricorrenza e nella stessa data della consacrazione di Canterbury. Più che di un gesto simbolico, questa scelta appare come un vero e proprio atto di guerra. Che la massoneria trami contro Fatima dentro le mura leonine e in ogni angolo della terra dal 13 maggio 1917 ad oggi è risaputo. Ma è sempre più chiaro che la vittoria annunciata del Cuore Immacolato di Maria si sta avvicinando, e che i tentativi di disturbo del nemico, se non fossimo in presenza di tragici eventi epocali, appaiono al tempo stesso patetici e ridicoli.
 

sabato 18 febbraio 2017

crisi autoinflittasi

 
La crisi attuale della Chiesa cattolica: domande e risposte

Esiste davvero, oggi, una crisi nella Chiesa?
A meno di chiudersi gli occhi, non si può non riconoscere che la Chiesa cattolica soffre oggi di una grave crisi. Negli anni '60, in occasione del Concilio Vaticano II, si sperava in una nuova primavera della Chiesa, ma è successo il contrario. Migliaia di sacerdoti hanno abbandonato il proprio sacerdozio, migliaia di religiosi e religiose sono tornati alla vita secolare. In Europa ed in America del Nord le vocazioni si fanno rare e ormai non si contano più i seminari, i conventi e le case religiose che hanno dovuto chiudere. […]
 
Si conosce il numero dei sacerdoti che hanno abbandonato il sacerdozio negli anni '60?
Nella totalità della Chiesa cattolica, negli anni compresi tra il 1962 ed il 1972, sono stati ridotti allo stato laicale 21.320 sacerdoti ed in questo numero non sono compresi quelli che hanno omesso di chiedere una riduzione ufficiale alla stato laicale. Tra il 1967 ed il 1974, tra trenta e quarantamila sacerdoti avrebbero abbandonato la vocazione. A paragone di questi dati catastrofici, quelli relativi alla Riforma protestante del XVI secolo paiono ben poca cosa.
 
Questa tendenza riguarda anche l'Italia e gli altri paesi europei tradizionalmente cattolici?
Secondo lo studio di Burgalassi, uno dei massimi esperti di sociologia religiosa, nel 1956 c'erano in Italia 63.936 sacerdoti, il che equivaleva ad un sacerdote ogni 743 abitanti, e si potevano contare circa mille ordinazioni all'anno. Secondo stime recenti, invece, la media delle ordinazioni in Italia è attualmente di circa 400 sacerdoti all'anno. Negli anni '50 anche in Francia c'erano circa mille ordinazioni sacerdotali ogni anno; a partire dagli anni '90 ce ne sono solo un centinaio all'anno. Nel 1965 c'erano 41.000 sacerdoti diocesani, nel 2004 solo 16.859, di cui la maggioranza con più di 60 anni. […]
 
Questa crisi è una crisi della fede?
La fede cristiana in Europa sembra prossima a scomparire. Si crede sempre meno in verità fondamentali, come la fede in Dio, la divinità di Gesù Cristo, il paradiso, il purgatorio, l'inferno. La cosa più preoccupante è che questi articoli di fede sono messi in dubbio perfino da persone che si professano cattoliche e vanno regolarmente in chiesa.

Questa crisi investe anche la morale?
Alla crisi della fede si aggiunge senz'altro una forte crisi della morale. Mentre San Paolo ricorda ai cristiani che devono brillare per la loro moralità come le stelle nell'universo, in mezzo ad una generazione corrotta (Fil.2, 15), non si può dire che attualmente il genere di vita della maggior parte di coloro che si professano cristiani differisca molto da quello dei non credenti. La fede, del resto, se affievolita nei suoi contenuti e privata della sua sostanza, non è più in grado di esercitare un'influenza reale e profonda sullo stile di vita.

Qual è il legame normale tra fede e morale?
L'uomo, a causa delle conseguenze del peccato originale, tende ad abbandonarsi alle proprie passioni, perdendo così il dominio di sé. La fede cristiana, al contrario, gli mostra ciò che Dio si aspetta da lui e come deve condurre la propria vita, conformemente alla volontà del Creatore. Grazie alla fede, l'uomo sa qual è la mèta finale delle sue speranze se osserva i comandamenti di Dio, ma conosce anche le pene con cui Dio lo punirà se dovesse allontanarsene; la fede e di sacramenti, inoltre, gli danno la forza di vincere le sue cattive inclinazioni e di dedicarsi interamente al bene e all'amore di Dio.
 
Quali sono le conseguenze morali di una crisi della fede?
Se la fede scompare, l'uomo non sa più di essere chiamato da Dio alla santità e alla vita eterna: di conseguenza, si abbandona sempre più smodatamente ai piaceri mondani, come se tutto gli fosse dovuto.
 
Si può dire che questa crisi riguarda anche il clero?
La diminuzione di vocazioni sacerdotali e religiose e i numerosi abbandoni sono il sintomo esteriore di una profonda crisi nel clero. Molti sacerdoti non sono più in grado di comunicare la fede e, attraverso la fede, entusiasmare le persone del nostro tempo.
 
Qual è il legame tra la crisi della fede e la crisi del clero?
La crisi del clero è una delle cause della crisi della fede della gente. […] Se l'insegnamento della fede cattolica fosse trasmesso dai sacerdoti senza togliere né cambiare nulla dei sui contenuti, la situazione sarebbe certamente molto diversa. I fedeli non perdono la fede da soli: la causa va ricercata nell'insegnamento che viene loro impartito. […]
 
La crisi del clero è anche una crisi morale?
La crisi che si riscontra nel clero è innanzitutto una crisi della fede, ma ha dei riverberi notevoli anche nella morale. Un sacerdote la cui fede è senza radici profonde, infatti, non può più avere la forza di conservare il celibato, perché osservare una norma così impegnativa è praticamente impossibile per chi non sia animato da una fede viva e da un grande amore per Gesù Cristo. Non è un mistero per nessuno che oggi un gran numero di sacerdoti intrattiene una relazione con una donna, in modo più o meno pubblico; venire a sapere che un prete ha abbandonato il sacerdozio per andare a vivere con una donna, ammettendo che non osservava più il celibato da anni, è una cosa sempre più comune. […]
 
Molti di questi sacerdoti fanno pubblicità alla loro scelta per ottenere la soppressione del celibato ecclesiastico che, a loro avviso, è per i giovani un ostacolo alla vocazione. Permettere ai sacerdoti di sposarsi non risolverebbe la crisi delle vocazioni?
Lo si sente dire spesso; ma, invece di sollevare tutte queste polemiche e levare il dito accusatore contro il celibato sacerdotale, perché non ci si domanda per quale ragione tanti giovani, un tempo, facevano volentieri questo sacrificio, mentre oggi non succede più? Quando l'ideale sacerdotale è trasmesso in tutta la sua purezza e la sua bellezza, i giovani non solo non temono l'impegno del celibato, ma lo vivono come un modo più perfetto per unirsi al Signore.
 
In che cosa la crisi attuale è diversa da quelle che si sono verificate in passato nella Chiesa?
L'attuale crisi della Chiesa si distingue dalle precedenti soprattutto per il fatto che le sue cause vanno ricercate non tanto al di fuori della Chiesa, quanto nelle responsabilità delle persone che ricoprono le più alte autorità nella gerarchia ecclesiastica, le quali non vi pongono rimedio e impediscono di prendere misure efficaci per risolverla.

Don Matthias Gaudron (Catechismo della crisi nella Chiesa)


martedì 14 febbraio 2017

sabato 11 febbraio 2017

Priscilliano 2.0


 
Il Concilio di Braga (561 d. C.) contro l'eresia di Priscilliano: " Se qualcuno sostiene che ai cristiani è permesso di avere molte mogli, e che avere molte mogli non è vietato da alcuna legge divina … Anatema su di lui! … Se qualcuno sostiene che nel sacrificio della messa si commette un atto blasfemo verso il sacrificio di Gesù Cristo morto sulla croce … Anatema su di lui! … Se qualcuno sostiene che è impossibile osservare i comandamenti di Dio, anche per chi è in stato di Grazia … Anatema su di lui! … Se qualcuno sostiene che Dio nutre odio per il bambino che nasce e lo punisce per aver commesso il peccato di Adamo … Anatema su di lui! … Se qualcuno, solo perché giudica immonde le carni che Dio ha dato all'uomo per nutrirsi, e non perché desideri mortificare il suo corpo, si astiene dal mangiarne … Anatema su di lui! "

martedì 31 gennaio 2017

La reazione e la recriminazione - Editoriale di "Radicati nella fede", Febbraio 2017.


Pubblichiamo l'editoriale di Febbraio 2017

LA REAZIONE E LA RECRIMINAZIONE


LA REAZIONE E LA RECRIMINAZIONE
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno X n° 2 - Febbraio 2017

 Gli anni passano, e passano veloci e chi vive di recriminazioni resta senza nulla in mano.

 Questo è vero per ogni cosa della nostra vita umana, ma è vero e forse ancora di più per la vita di fede, per la vita soprannaturale, la vita di grazia.

 Non è vero per un motivo moralistico, perché recriminare non è bene, non è bello; ma è vero per un motivo strutturale, cioè morale: la vita di grazia non può stare con la recriminazione, con il continuo lamento.

 Con questo non vogliamo dire che non si debba reagire al male e alla crisi: questo foglio di collegamento è nato come reazione anche; per essere uomini di Dio occorre essere anche uomini di reazione, occorre reagire; ma la reazione, quella vera, è di natura diversa dalla recriminazione.

 La reazione parte dal positivo di una vita che si pone; la reazione difende un positivo che c'è già.
 La recriminazione, che non è reazione, parte dalla rabbia di chi aspetta da altri la soluzione dei propri problemi. La recriminazione parte da un vuoto terribile.

 Anche tra noi, nel mondo della Tradizione per intenderci, passa questa linea di demarcazione tra reazione e recriminazione.

 Chi, in questi anni, ha fatto la Tradizione, vive in pace e continua a fare un gran bene alla propria anima e alla Chiesa tutta.
 Chi, invece, in questo lavoro non è mai partito, per timidità, per prudenza umana  o peggio per calcolo meschinamente umano, oggi vive di rabbia, colpevolizzando il sistema per i propri passi non fatti.

 Invece occorre avere una posizione morale veramente equilibrata, cioè cattolica.

 Ed è equilibrata, cioè vera, la posizione morale che non dimentica nessuno dei fattori in gioco nell'azione umana. Se dimentichi un fattore, diventi di fatto eretico, perché l'eresia è di per sé uno squilibrio, una sottolineatura indebita.

 La vita cristiana è vita soprannaturale, è vita di grazia, ma la grazia non annulla la tua libertà, anzi chiede che la tua libertà si metta in gioco: tu devi corrispondere alla grazia di Dio dentro un'azione reale, e non solo cerebrale. In una parola semplice, la grazia di Dio ti dà la capacità di operare il bene, tu poi devi operare il bene che Dio ti dà la possibilità di riconoscere e operare.
 Negare uno dei due fattori sarebbe squilibrare il disegno di Dio, sarebbe uscire dalla realtà.

 Non siamo Protestanti, sottolineando la grazia di Dio e basta: fanno così quei tradizionali che guardano al valore della Tradizione, e questo è giusto, ma che poi, fermandosi alla pura contemplazione, non agiscono di conseguenza. Non operano scelte concrete, che sono costose, perché la Tradizione diventi una vita reale per loro.

 Eh sì! perché se è vero che nella vita personale non si puo' sottolineare unicamente la Grazia di Dio che salva, dimenticando che da parte nostra deve corrispondere alla Grazia un’azione positiva reale – non ci si salva senza le opere, come ci ricorda san Giacomo nella sua lettera e come ribadisce tutta la Rivelazione e la Tradizione della Chiesa contro la pretesa protestante del sola gratia - se è vero  questo per la vita personale, lo è altrettanto per la vita della Chiesa tutta, nel suo aspetto pubblico e sociale; e questo è vero anche per il ritorno della Chiesa alla sua salvifica Tradizione: che senso avrebbe essere giustamente anti-protestanti e poi attendere che la riforma anti-modernista della Chiesa piova dal cielo senza che tu abbia fatto nulla? E il fare non consiste in un recriminare o in un parlare della Tradizione, ma consiste nel porre opere concrete perché la Tradizione viva: prima tra tutte nel celebrare nel vetus ordo e nell’assistere alla Messa di sempre.

 Non siamo nemmeno Liberali, pensando che la grazia possa agire in noi senza limitare le nostre libertà personali (nei liberali le libertà personali prevalgono sempre sulle scelte definitive): che senso avrebbe, anche qui, volere la Tradizione nella Chiesa e non decidersi nell’operare concretamente a favore di essa al fine di restare liberi nei movimenti personali? Quanti “tradizionalisti” rischiano di fare così!

 Siamo cattolici: ci salviamo se corrispondiamo alla grazia, concretamente, se facciamo il bene, non se lo guardiamo da lontano.

 Così siamo Tradizionali, cioè Cattolici secondo l'assioma di Pio X, se facciamo la Tradizione concretamente, fino in fondo, espletando tutte le possibilità concrete che ci sono date, fino al sacrificio di noi stessi; non  lo siamo, invece, se ci limitiamo a commentare da lontano la situazione disastrosa della Chiesa, anche se lo facciamo secondo idee tradizionali.

 La fede senza le opere è morta, sempre, anche nella Tradizione... sia questo il richiamo che segni il nostro passo.

giovedì 12 gennaio 2017

Timor Domini Initium Sapientiae

Cardinal Raimond Leo Burke: Non temo di perdere la porpora,
ma il giudizio di Dio
 
Nella nostra traduzione, il testo integrale dell'intervista di Michael Matt al Cardinal Raymond Leo Burke apparsa nella versione cartacea di The Remnant il 25 dicembre scorso e l'altro ieri in quella on line.
Dopo le recenti affermazioni con le quali il Card. Müller escludeva pericoli per la dottrina e la fede, le accuse di ogni genere e le minacce del decano della Rota Romana sul rischio di destituzione dei 4 cardinali dei dubia, il Cardinale ha confermato e meglio esplicitato precedenti dichiarazioni, dimostrando di essere sostenuto da una vera e salda fede e conseguente coerenza e fortezza di Pastore fedele al suo mandato. Ci sono molti spunti e approfondimenti da sviluppare dalle dichiarazioni che seguono, anche sul Concilio. Non li trascureremo. Il cardinale peraltro parla in modo sempre più chiaro seppur comprensibilmente prudente e giustamente rispettoso. Gli assicuriamo tutta la nostra preghiera e il nostro sostegno. 
Inserisco una prima notazione preliminare, di getto. Il cardinale, in un'altra intervista, si riferisce alla nota apostrofe con cui ad Antiochia Paolo chiese a Pietro il motivo per cui egli costringeva «i Gentili a far come i Giudei» (Gal 2,17). E quella era una domanda, una semplice domanda (anche se non nasconde un velato rimprovero), fatta «dal minimo degli Apostoli» (1 Cor 15,9) al proprio Capo, così come è quella dei 4 cardinali. In ogni caso Burke, riferendosi all’episodio di Antiochia allude alla formulazione dei «Dubia» ma non alla «correzione formale» che, se è correttiva, non può certo porsi con modalità interrogative, ma assertive, categoriche, e adeguatamente conclusive.
Richiamiamo, per gli approfondimenti, l'archivio degli articoli sull'AL.

MJM: Vorrei affrontare l’argomento che è il piatto forte del giorno, vale a dire la controversia che gira intorno all’esortazione post-sinodale di Papa Francesco, l’Amoris Laetitia (AL). Il documento – specialmente il paragrafo 305 – è stato definito da vari sacerdoti e teologi (per esempio, su EWTN e in altri siti) “pericoloso”, “assai sconcertante”, “molto problematico”, “un grande sbaglio”, “una contraddizione diretta della Familiaris Consortio di Papa Giovanni Paolo II”, e così via. Innanzitutto, Eminenza, quanta autorità possiede l’AL? Stiamo parlando semplicemente di qualcosa di scandaloso o vi sono paragrafi in odore di eresia?

Cardinal Burke: Innanzitutto, come ho dichiarato sin dal principio, la stessa forma dell’Amoris Laetitia – e quelle che sono in realtà solo le parole del papa contenute nel documento – indica che non si tratta di un esercizio del magistero papale. E il modo in cui è necessario leggere il documento, come nel caso di tutti gli altri, è alla luce dell’insegnamento e della pratica costanti della Chiesa. Quindi, le dichiarazioni dell’AL che sono conformi all’insegnamento e alla pratica costanti della Chiesa sono sicuramente valide. Ma vi sono alcune affermazioni che come minimo possono generare confusione e che devono essere chiarite: è per questo che quattro di noi cardinali abbiamo presentato, in conformità con la prassi tradizionale della Chiesa, cinque domande al Santo Padre sui fondamenti della vita morale e sull’insegnamento costante della Chiesa al riguardo. E una volta presentati i dubia e formulate queste domande, è chiaro che riteniamo che, qualora non venga fornita alcuna risposta, sorgerà un gran pericolo e si prolungherà la confusione che regna nella Chiesa, che sta inducendo nell’errore le anime su temi che hanno a che vedere con la loro stessa salvezza. Pertanto è sicuro che senza una risposta chiarificatrice a queste domande esiste la possibilità del sorgere di uno scandalo. Per quanto riguarda la questione dell’eresia, bisogna prestare molta attenzione nel distinguere tra eresia materiale ed eresia formale. In altre parole, per quanto riguarda l’eresia materiale: vi sono realmente nel testo dichiarazioni materialmente eretiche? Sono contrarie alla fede cattolica? Per quanto riguarda l’eresia formale: chi l’ha scritto – in questo caso la persona del papa – aveva intenzione di proclamare insegnamenti eretici? Nemmeno io credo che si tratti di questo secondo caso. Per quanto riguarda invece il primo caso, il linguaggio del testo è molto confuso ed è difficile stabilire con certezza se le affermazioni confuse siano materialmente eretiche. Però devono essere chiarite, e rifiutare di fare chiarezza su di esse potrebbe indurre i fedeli nell’errore, in un pensiero radicale su temi molto seri.
MJM: Se non cambierà nulla e se non arriverà alcuna chiarificazione, e dato che stiamo parlando dell’insegnamento della Chiesa sull’indissolubilità del matrimonio – matrimonio che è già tanto minacciato, con una percentuale sempre crescente di divorzi e adesso persino dal matrimonio gay –, che effetto prevede che avranno le applicazioni dell’AL, specialmente dei paragrafi 305 e 351, non solo sulla Chiesa ma sul mondo intero?

Cardinal Burke: Vi sarebbero conseguenze devastanti. Recentemente ho letto un editoriale di Ross Douthat sul New York Times che commentava l’applicazione dell’AL nella diocesi di San Diego. Il giornalista ha affermato correttamente che se tale interpretazione dell’AL fosse giusta e accettabile l’insegnamento della Chiesa sul matrimonio avrebbe cessato di esistere. E ovviamente non possiamo pensare che sia così, poiché stiamo parlando della legge che Dio ha inscritto nei cuori umani sin dalla loro creazione; si tratta di quell’ordine e di quella legge che Cristo ha confermato nel Suo insegnamento nel modo più chiaro possibile, come viene narrato nel capitolo 19 del Vangelo secondo Matteo, in cui Egli gli conferisce lo status di sacramento cristiano. Si deve quindi rispondere ai dubia. Si deve rispondere alle domande in conformità con la tradizione della Chiesa, affinché la Chiesa stessa possa portare avanti la sua missione per la salvezza del mondo. Se la Chiesa dovesse semplicemente accettare il modo di pensare della cultura attuale sul matrimonio, tradirebbe se stessa e tradirebbe il suo Signore e Maestro, e ciò non possiamo assolutamente permetterlo.

MJM: In una lettera privata del 5 settembre ai vescovi di Buenos Aires, Papa Francesco ha scritto: “Non vi sono altre interpretazioni dell’Amoris Laetitia”, ossia “altre” rispetto a quella che sostiene che in certi casi i cattolici divorziati e risposati possano essere ammessi alla Santa Comunione. Francesco è molto trasparente su questo punto, Eminenza. Crede quindi possibile di poter immaginare uno scenario futuro in cui Lei scopra all’improvviso che Le era sfuggito qualcosa e che i quattro cardinali avevano frainteso l’AL, e in cui Lei debba ammettere di aver avuto torto? Voglio dire, nel caso in cui sia impossibile che uno scenario del genere si presenti, a che servono i dubia? Non conoscete già le risposte alle vostre cinque domande?

Cardinal Burke: È ovvio che le conosciamo. Ma il fatto importante è che il pastore della Chiesa universale, nel suo ministero di guardiano e promotore delle verità della fede, manifesti con chiarezza che sì, risponde a queste domande nello stesso modo in cui la Chiesa risponde ad esse. E che quindi quanto ha scritto in quella lettera rappresenta esclusivamente la sua comprensione personale della questione, ma che non può essere considerata un esercizio del magistero papale. È doloroso trovarsi in questa situazione, ma dobbiamo continuare a insistere affinché venga fatta chiarezza in merito.

MJM: Eminenza, in quest’epoca di dialogo, lo stesso Papa Francesco ha esortato a una “discussione aperta di varie questioni dottrinali” e ha affermato che il pensiero di pastori e teologi, nel caso in cui essi siano fedeli, onesti, realisti e creativi, “aiuterebbe davvero a fare maggiore chiarezza”. Cosa si può inferire quindi da questa decisione di non dialogare con voi nella vostra ricerca di chiarezza su questi punti di fondamentale importanza della teologia morale?

Cardinal Burke: Per parlare chiaro, la gente ha accusato noi quattro cardinali di mancare di rispetto al ministero papale o di avere un atteggiamento ostile nei confronti del papa. Non è affatto così. Siamo cardinali. Abbiamo una responsabilità molto seria, quella di assisterlo: è per questa ragione che presentiamo alla sua attenzione queste domande che riguardano un documento che reca la sua firma. E non potremmo agire diversamente; la Chiesa non può agire diversamente. Quindi, la questione dev’essere chiarita con certezza. Sollevando i dubia abbiamo dato inizio a un dialogo. Quando siamo stati informati del fatto che non ci sarebbe stata alcuna risposta ci siamo resi conto che il dialogo doveva essere presentato all’intera Chiesa perché troppi fedeli – troppi sacerdoti e vescovi – stanno manifestando una gran confusione in merito, e perché stanno sorgendo troppe divisioni in varie parti della Chiesa, tra vescovi e sacerdoti e fedeli laici, sugli insegnamenti fondamentali della fede. Ebbene, questa è opera del diavolo. Lo Spirito Santo genera unità e la conversione quotidiana della vita al Cristo che ci aiuta a vincere i nostri peccati e a vivere in conformità con la verità. Pertanto questa divisione deve essere affrontata e ricomposta. Non le sembra?

MJM: Assolutamente sì. E ovviamente, a tutti noi laici che guardiamo al futuro con fede, sembra che questo sia il vostro compito, il vostro dovere di fronte a Dio.

Cardinal Burke: Difatti, alcune persone mi hanno chiesto: “Ma perché avete pubblicato questi dubia? È il papa. Vi sarebbe dovuto bastare”. Ma no, non è sufficiente perché ovunque io vada – e ultimamente sto viaggiando molto – la gente mi dice: “Ma che succede a voi cardinali? Ci sono delle questioni molto serie che rimangono aperte e rimanete in silenzio. Non dite nulla”. E ha ragione. Se rimanessimo in silenzio indurremmo davvero i fedeli a credere che tutto vada bene. Ma non va bene per niente.

MJM: Recentemente la situazione ha raggiunto una tensione tale che si è prospettata persino la possibilità che Lei possa perdere il Suo rango cardinalizio. Crede che si possa arrivare a questo?

Cardinal Burke: Non ci penso nemmeno. Voglio dire: certo, è possibile. Nella storia della Chiesa è già successo che un cardinale abbia perso il suo titolo. Ma adesso non ci penso, perché so qual è il mio dovere e non posso farmi distrarre da questo tipo di pensieri, non posso preoccuparmi se mi si perseguiterà in qualche modo per via del fatto che difendo la verità. Una persona mi ha chiesto: “Non ha paura di insistere su questi temi?”. E io ho risposto che ciò di cui ho paura è di comparire di fronte a Nostro Signore, il Giorno del Giudizio, e di doverGli dire: “No, non Ti ho difeso quando Ti attaccavano, quando la verità che Tu hai insegnato veniva tradita”. Pertanto, non ci penso affatto.

MJM: Ebbene, Eminenza, io prego affinché quanto Lei ha appena espresso diventi un atteggiamento contagioso nella vita della Chiesa e ai suoi più alti livelli. Ma Lei sa di godere di un supporto notevole. Difatti, esprimendo il loro appoggio a Lei e agli altri tre cardinali, poche settimane fa un certo numero di pastori, accademici e professori di alto profilo, tanto qui come in Europa, hanno firmato una lettera di sostegno in cui sottolineavano il fatto che, come risultato della confusione generale e della disunione provocata dalla promulgazione dell’AL, la Chiesa universale sta entrando ormai in un “momento gravemente critico della sua storia” che, a loro avviso, presenta delle somiglianze allarmanti con la grande crisi ariana del quarto secolo. Sono curioso di sapere se Lei è d’accordo. Pensa che questa situazione è di una tale gravità da poter diventare qualcosa di paragonabile alla crisi ariana?

Cardinal Burke: Ebbene sì, e sarà tanto più probabile quanto più a lungo continuerà a diffondersi la confusione su verità fondamentali della fede. Nel caso della crisi ariana, la questione girava intorno alle due nature nell’unica persona di Nostro Signore Gesù Cristo. Ma anche in questo caso abbiamo a che fare con una verità fondamentale, in realtà con due verità fondamentali: quella della natura del Santo Matrimonio e quella relativa alla Santa Eucaristia. E se questa confusione non cesserà di esistere ci troveremo in una situazione in cui all’interno della Chiesa una gran quantità di persone non crederanno più nella fede cattolica, come poté verificare per esempio Sant’Ambrogio quando divenne vescovo di Milano. Per cui lei vedrà che si tratta di una questione molto seria, e non penso che la gente esageri quando fa questo paragone (quello con l’arianesimo). Non lo penso affatto.

MJM: Nella sua lettera di sostegno ai quattro cardinali, il Vescovo Athanasius Schneider – che su questo punto sembra essere il suo copilota, per così dire, appoggiandoLa grazie a Dio – parla di una “reazione intollerante ai vostri dubia” e fa notare che i quattro cardinali sono stati castigati come se fossero “irragionevoli, ingenui, scismatici, eretici e persino comparabili agli eretici ariani”. Ciò La avrà ovviamente ferita a livello personale, Eminenza. Ma cos’è andato storto nella Chiesa tanto da far sì che una semplice richiesta di chiarezza su un tema di morale e dottrina susciti una reazione così viscerale da parte dei membri della gerarchia?

Cardinal Burke: Le dirò cos’è che è andato storto secondo me: un modo di pensare alquanto mondano è penetrato nella vita della Chiesa. La Chiesa si è divisa in partiti politici invece di perseguire l’unità di tutti i cattolici in Cristo. E questo modo di pensare mondano induce certe persone a sfogarsi in questo tipo di attacchi ad hominem sregolati e ridicoli. I dubia sono stati formulati in modo estremamente rispettoso; sono delle domande assai sincere e meritano delle risposte sincere. In queste reazioni esagerate io vedo un segno del fatto che le persone che non vogliono rispondere correttamente ai nostri dubia si rendano conto in realtà di non trovarsi su un terreno solido. Non possono rispondere correttamente ai dubia e così cercano di screditare la persona che ha sollevato queste questioni. Si tratta di una reazione umana molto vecchia ma mondana e secolare. Non deve aver posto nella Chiesa.

MJM: E quindi cosa succederà, Sua Eminenza? Se Papa Francesco rifiuterà di rispondere ai vostri dubia, quale sarà il prossimo passo da farsi? Lei ha menzionato la possibilità di far loro assumere lo status di una correzione formale. Ma cosa implica ciò esattamente?

Cardinal Burke: Non sarebbe qualcosa di molto differente dai dubia. In altre parole, la verità che sembra essere messa in questione dall’AL verrebbe semplicemente riaffermata sulla linea di quanto la Chiesa ha sempre insegnato, praticato e annunciato nel suo insegnamento ufficiale. E in questo modo tali errori sarebbero corretti. Le sembra chiaro?

MJM: Assolutamente sì. Vado un po’ fuori tema, ma quando mi trovavo a Roma per riportare notizie sul Sinodo lo scorso anno, ho notato che emergeva costantemente un tema: l’idea dell’accompagnamento, la ‘Chiesa dell’accompagnamento’, come se la Santa Madre Chiesa non avesse saputo accompagnare i peccatori in passato. Ciò mi ha generato confusione, ma le cose sembrano essersi spinte oltre: il Cardinal Peter Turkson, per esempio, ci ha garantito durante la conferenza stampa vaticana che nel prossimo Sinodo questa ‘Chiesa dell’accompagnamento’ affronterà le cosiddette ‘unioni gay’. Lei prevede dei cambiamenti anche nel modo in cui questo pontificato ‘accompagna’ le persone implicate in unioni omosessuali? È possibile che il prossimo anno, di questi tempi, potremmo star qui discutendo di dubia su un’esortazione post-sinodale che sembrerà approvare la condotta omosessuale?

Cardinal Burke: Questo concetto di accompagnamento non ha certamente alcun significato teologico o dottrinale. E sicuramente non giustifica il fatto che vengano messe in questione le verità morali, specialmente per quanto riguarda azioni che sono sempre e comunque cattive. E se l’accompagnamento viene compreso in tal modo, Lei ha ragione: ciò potrebbe portarci a ogni tipo di dibattiti estremamente pericolosi che indurrebbero alla confusione più totale. Ma penso che questo falso concetto di accompagnamento, avendo già manifestato i suoi effetti dannosi nel contesto del dibattito su quanti si trovano in unioni matrimoniali irregolari, ci porterà o a chiarire ulteriormente cosa vuol dire esattamente accompagnamento o ad abbandonare definitivamente questa nozione. Tutto ciò ha le sue radici nel rapporto tra fede e cultura. Siamo chiamati dalla nostra fede a confrontarci con la cultura, ma quel che dobbiamo fare è confrontarci con la cultura alla luce delle verità della fede e fare in modo che si trasformi, ossia che si conformi sempre di più alla verità che Dio ha inscritto nella natura stessa e in particolare nel cuore dell’uomo. Ma se il concetto di confronto con la cultura non è illuminato teologicamente e non viene compreso correttamente, comincia a sembrare che la Chiesa stia correndo sempre di più dietro la cultura. In altre parole, che stia cercando di imitarla. Ora, se la cultura fosse perfettamente cristiana, ciò non sarebbe corretto ma la fede non sarebbe pregiudicata. Ma viviamo in una cultura che è nemica della vita, della famiglia, della religione: pertanto, dare l’impressione che la Chiesa appoggi una tale cultura è semplicemente una follia.

MJM: Sì, sembra proprio così. Voglio dire, il Santo Padre ha ammonito i sacerdoti invitandoli a non trasformare il confessionale in una “sala delle torture”; eppure sembrerebbe che la cultura – che è attualmente così Cristofoba, se così si può dire – non abbia mai avuto più bisogno di ascoltare la voce della Madre Chiesa in un modo correttivo rispetto a quanto non ne ha bisogno oggi… forse non di accompagnamento, ma quel che voglio dire è: l’atto di cercare di correggere e aiutare il peccatore non è forse il miglior modo di accompagnarlo?

Cardinal Burke: È proprio così! Tutto ciò con estrema carità. Non ci avviciniamo alla gente puntandole il dito contro, gridandole o agendo in modo isterico. La nostra fede ci rende sereni, ma allo stesso tempo ci rende anche fermi e retti. Per questo ci confrontiamo con la cultura con la verità della legge morale e con la verità che Cristo Stesso insegna. E in realtà ciò è proprio quanto la cultura desidera realmente. La cultura non può avere alcun rispetto nei confronti di una Chiesa che affermi: “Ma sì, va tutto bene” e che la appoggi. Questa cultura si aspetta di essere affrontata dalla Chiesa con delle sfide. Spesso mi sento di utilizzare il paragone della relazione che esiste tra genitori e figli. Quando i figli si comportano male, hanno bisogni di essere corretti e guidati. Se i genitori non fanno altro che viziarli e dire: “Ma sì, siete proprio bravi, va tutto bene”, i figli crescono in un modo estremamente disordinato e sviluppano gravi problemi. E per questo motivo non rispettano più i loro genitori.

MJM [ridacchiando]: Eminenza, Le posso dire che sono padre di sette figli e che non li ‘accompagno’ molto. Voglio loro bene e li correggo quando è necessario, ma ‘accompagnarli’? Cosa significa?

Cardinal Burke: Esatto. Anche come insegnante ho spesso corretto studenti che mi hanno gridato: “La odio”. Vede, ho conosciuto genitori che mi hanno raccontato che i loro figli sbattono la porta gridando: “Vi odio”. Ma alla fin fine io penso che i giovani siano grati delle correzioni che ricevono. La gratitudine può non essere un fatto immediato, ma la cosa importante è che abbiamo di fronte a noi l’eternità, il bene eterno dei nostri figli e anche il destino eterno della cultura, e pertanto possiamo attuare di conseguenza.

MJM: Giusto. Sa, Eminenza, nell’ultimo decennio i cattolici ne hanno passate tante: dai vari scandali sacerdotali all’abdicazione di Papa Benedetto e ora a questo pontificato ben poco convenzionale di Papa Francesco. E adesso anche questo evento. So che abbiamo ancora poco tempo a disposizione, ma vorrei chiederLe: qual è il consiglio che Si sente di dare ai fedeli laici cattolici nel caso in cui Papa Francesco continui ad astenersi dal dare una risposta ai vostri dubia?

Cardinal Burke: Il mio consiglio è questo, ed è ispirato dalla verità, dalla realtà del fatto che Cristo è vivo per noi nella Chiesa, nell’insegnamento di quest’ultima, nei suoi sacramenti, nella sua vita di preghiera e di devozione e nella sua disciplina: continuate a rafforzarvi nella conoscenza della fede e nella conoscenza di Cristo che è vivo per noi all’interno della Chiesa. Studiate il Catechismo della Chiesa Cattolica e altre espressioni dell’insegnamento costante della Chiesa: per esempio, l’esortazione apostolica Familiaris Consortio di San Giovanni Paolo II. E poi continuate a approfondire la vostra partecipazione alla Sacra Liturgia, la vostra vita di preghiera in casa e la vostra vita devota. E allo stesso tempo, sforzatevi di conformare sempre di più le vostre vite alle verità della nostra fede, seguendo l’insegnamento morale della Chiesa e l’insegnamento della legge morale. Oggi, dopo la preghiera dopo la Comunione, abbiamo pregato, nella forma ordinaria, di diventare delle torce che diano il benvenuto a Cristo per mezzo delle nostre preghiere e della nostra testimonianza della Sua verità, ed è di questo che ci dobbiamo preoccupare. E se faremo questo ci sentiremo incoraggiati e non ci lasceremo abbattere da queste grandi difficoltà che stiamo patendo.

MJM: Eminenza, sono nato nel 1966, quindi sono sostanzialmente un figlio del Concilio Vaticano II, e mi sembra che tutta la mia vita sia stato un cammino di diminuzione graduale della Tradizione Sacra, che è stata rimpiazzata continuamente da novità. Mi riferisco alla Comunione data nelle mani o alle chierichette o all’annullamento facile di matrimoni e via dicendo. Papa Francesco si definisce una persona che agisce in fedele accordo col vero spirito del Secondo Concilio Vaticano Ecumenico. E mi chiedo: Lei non nutre la preoccupazione che quanto stiamo osservando attualmente sia di fatto il seguito di una sorta di continuità con quello spirito del Vaticano II che ha a che vedere più con un nuovo orientamento generale della Chiesa che con Francesco in particolare?

Cardinal Burke: È una preoccupazione legittima. E ogni volta che odo quell’espressione – lo ‘spirito del Vaticano II’ – mi allarmo immediatamente, perché è fuori di dubbio, è stato dimostrato ed è più che dimostrabile che quanto è successo all’interno della Chiesa dopo il Concilio Vaticano II, ciò che ha invocato il Concilio Vaticano II stesso per giustificarsi, non aveva nulla a che fare con quanto i padri conciliari hanno insegnato. Lo abbiamo visto nella devastazione della Sacra Liturgia e in altri ambiti. Pertanto ritengo che quel che dobbiamo fare è ritornare all’insegnamento costante della Chiesa così com’è espresso non solo nel Concilio Vaticano II ma in tutti i concili ecumenici e in tutti gli insegnamenti autentici della Chiesa nel corso dei secoli. Solo quando i cattolici saranno ben ferrati negli insegnamenti della fede saranno pronti a dare quella testimonianza di cui oggi c’è bisogno e ad essere membri forti della Chiesa, a mantenere la Chiesa forte. Patiamo ormai da decenni di catechesi povere o dell’assenza totale di catechesi, e stiamo pagando dazio per questo. Ma possediamo gli strumenti per affrontare questa situazione e dobbiamo utilizzarli. E oggi scorgo molti segni di persone che vogliono conoscere realmente la loro fede a approfondire la sua conoscenza. Queste persone vogliono che la Sacra Liturgia sia realmente quello che dev’essere: un incontro col Cielo in tutta la sua bellezza. Queste persone hanno anche un grande interesse nell’imparare come condurre una vita morale e buona.

MJM: Un’ultima domanda, Eminenza, se vuole essere così cortese da dirmi una cosa che mi sarebbe di grande aiuto. Siamo membri della stampa cattolica, e molti di noi sostengono Lei e gli altri tre cardinali. Ma vogliamo anche essere parte della soluzione. Non vogliamo essere parte del problema. Cosa desidera da parte nostra durante lo sviluppo della vicenda connessa ai dubia? C’è qualcosa che Lei preferirebbe che non dicessimo? In altre parole: qual è il modo più efficace di aiutarLa nella posizione in cui si trova?

Cardinal Burke: Penso che la cosa migliore che potete fare per aiutarmi – e un gran numero di voi l’ha già fatto – è semplicemente riportare la verità, ma in modo sereno, per mantenere il rispetto assoluto per la Chiesa in tutti i suoi aspetti, incluso il ministero petrino, che è essenziale nella vita della Chiesa. Ma allo stesso tempo dire la verità chiaramente e in modo caritatevole. Se lo farete, così come molti di voi hanno già fatto, ciò sarà di grande aiuto. Non dobbiamo contribuire alla divisione assumendo atteggiamenti aggressivi e sboccati, che contribuirebbero solo a dividere la gente e a far sì che quanti non comprendono cosa stia succedendo si sentano scandalizzati. Questo è quel che vogliamo evitare. Ma penso che se esprimete le verità della nostra fede in modo sereno e caritatevole, ciò aiuterà tutti, compresi quanti ancora non comprendono la portata della difficoltà che stiamo affrontando.

MJM: Eminenza, La ringrazio di cuore per aver dedicato il Suo tempo a rispondere a queste domande. Penso che sappia molto bene che noi tutti preghiamo per Lei e che Le siamo profondamente grati per la posizione che ha preso. E se c’è qualsiasi cosa, in qualsiasi momento, che possiamo fare per aiutarLa, La preghiamo di farcelo sapere. E non dubiti del nostro sostegno e delle nostre preghiere mentre continuerà ad agire.

Cardinal Burke: Grazie. Continuate a pregare per me: ve ne sono veramente grato. E sono stato molto contento di parlare con Lei oggi.

 [Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]