venerdì 19 agosto 2016

qualcosa che è in piena decomposizione


 

distruzione di una chiesa in Francia
«Provate, staccate il crocifisso, fate scendere dal suo piedistallo la statua della Vergine Immacolata, chiudete il tabernacolo e dalle vostre scuole fate uscire Gesù Cristo. Uscirà, questo divino proscritto; ma non uscirà da solo. Dietro di Lui se ne andranno il pudore, il rispetto, la pietà filiale e l'amor di patria. E sapete cosa resterà? Prima di tutto rimarrà l'impudicizia e, con l'impudicizia, un'immoralità il cui flusso impuro crescerà sempre di più perché non ci sarà più una diga. In effetti, l'esperienza quotidiana è che la barbarie sta arrivando. Non siamo che all'inizio, ma aspettate ancora dieci anni, dieci anni di scuola senza Dio, ossia senza legge e senza fede, e allora potrete chinarvi e guardare qualcosa che è in piena decomposizione: sarà la Francia di quei tempi»

Mons. Louis Baunard, 1828-1905
 
Il Signore, d'altronde, ci aveva già avvisato: «Senza di me non potete far nulla» (Vangelo san Giovanni, cap. 15, v.8).

sabato 6 agosto 2016

Katéchon cercasi

Doppiamente vittima
Don Jacques Hamel è stato vittima non soltanto dei due fanatici musulmani a piede libero che lo hanno sgozzato durante la Messa lo scorso 26 luglio. Ora il suo martirio viene sfruttato dai centri di potere mondialisti e dai chierici loro servi per imprimere una nuova spinta alla studiata strategia del sincretismo religioso e della confusione delle identità. Vien da pensare che il barbaro assassinio del sacerdote ottuagenario sia stato pianificato a tavolino, visti la prontezza con cui le autorità supreme dell’Islam francese si sono autoinvitate a Messa e il servilismo con cui i presuli trans- e cisalpini hanno accettato l’ordine di invasione delle nostre chiese nel giorno del Signore da parte di chi Lo nega come Figlio di Dio e senza sosta attacca la fede cristiana in questo punto preciso. Ben felici di poter recitare le loro bestemmie nel cuore del culto cattolico, gli imam non si sono fatti sfuggire l’occasione in barba alla proibizione coranica, che la giurisprudenza sospende soltanto nel caso in cui presenziare a riti di infedeli possa attirare adepti all’Islam.


Un capo musulmano non può certo essere sincero con chi, secondo le sue convinzioni, va per forza convertito o sottoposto a tributo: egli non ne ha né avrà mai alcuna stima, così come non ne ha di quanti già gli sono soggetti e devono unicamente obbedire alle sue direttive; che siano consenzienti o meno non ha la minima importanza, basta eseguire meccanicamente dei precetti. Poi uno può pure sgozzare la moglie perché ha scambiato con altri uomini qualche messaggio col cellulare, come avvenuto in questi giorni in Francia; è un affare privato, la donna era sua proprietà. Figuratevi che stima e rispetto quel capo potrà avere per noi cristiani e per il nostro culto, che proclama al più alto grado ciò che per lui è una gravissima bestemmia: che Dio abbia un figlio e che quest’ultimo si sia fatto uomo per morire su una croce. Ma quanti preti e fedeli credono ancora realmente alla divinità di Cristo? Non sarà mica per questo che tanti non trovino nulla di sconvolgente nella profanazione di domenica scorsa, ma ne siano anzi entusiasti?


Secondo la teoria della finestra di Overton, è in questo modo che il potere impone surrettiziamente cambiamenti sociali e culturali al fine di condurre le masse verso situazioni nuove ma artificiali, innaturali, contrarie alla realtà delle cose, facendole a poco a poco percepire come fatti dapprima ammissibili, poi doverosi e infine obbligatori. Dagli incontri di “preghiera” interreligiosi sono arrivati al coinvolgimento di musulmani nella santa Messa – quando invece, nei primi secoli, anche i catecumeni ne erano allontanati dopo l’omelia. Quale sarà la prossima tappa del programma? Che i maomettani usino sistematicamente le nostre chiese come moschee, come già è loro concesso da alcuni parroci zelatori della cultura dell’incontro? Ciò che è certo, in ogni caso, è che d’ora in poi sarà impossibile far comprendere ai nostri fedeli – specie ai giovani e ai bambini – le differenze essenziali tra l’unica vera fede e le false credenze, come già la necessità di una piena appartenenza alla Chiesa Cattolica ai fini della salvezza eterna.


Anche la storia cristiana va riscritta da cima a fondo in conformità al nuovo credo. Come ho potuto apprendere dalla recita conclusiva dell’oratorio estivo in un ridente villaggio lombardo, il grande santo di Assisi (dopo aver lasciato tutto perché aveva trovato la sua felicità ad aiutare i poveri) andò da Saladino per cercare di porre fine alla guerra tra cristiani e musulmani. San Bonaventura, dal canto suo, narra con dovizia di particolari [qui] la sfida lanciata da san Francesco al sultano allo scopo di mostrargli la verità della fede cristiana e di provocarne la conversione; ma questa è di certo una rilettura ideologica successiva: il Poverello non poteva parlare che di pace. Queste idee, nella mente di un bambino, diventano certezze indiscutibili che si sedimentano poi come un tappo ermetico a qualsiasi tentativo di mostrargli la realtà storica; chi in seguito ci proverà sarà da lui guardato di sottecchi con sospetto o ironia: un povero matto o un invasato di destra… Come convincerlo, più a monte, che il brillante figlio di Pietro Bernardone cambiò vita perché sedotto da Cristo, piuttosto che per ragioni sociologiche e con una motivazione puramente soggettiva?


Nella stessa parrocchia, una conferenza sull’emergenza dell’ideologia gender e delle “unioni civili” ha suscitato diffidenza e prevenute prese di distanza: un’iniziativa politica non dovrebbe essere ospitata in chiesa. Un gruppo di famiglie cattoliche con numerosi figli e il loro relatore hanno così ricevuto un’accoglienza ben meno calorosa di quella che, altrove, è stata riservata agli islamici: troppo identitari, schierati, portatori di divisione, restii a quell’inclusione misericordiosa di cui, secondo il segretario dei vescovi italiani, sarebbe stato maestro Abramo. Dato che il soggetto in questione non può essere così ignorante da non conoscere la storia biblica, siamo di fronte a un’altra evidente mistificazione, come quella già subita da san Francesco. Quella gente ha tanta stima dei giovani che li tratta da perfetti cretini; se poi non fossero abbastanza informati sul sesso, eccoli a distribuire opuscoli a centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze che, passando una calda notte estiva ammucchiati su un prato, non devono averla occupata tutti solo sgranando rosari…


I nostri presunti Pastori si sono venduti al nemico, agitandosi come banderuole per assecondarlo in tutto come gira il vento. «Vattene, Satana», ha ripetuto più volte l’esangue don Jacques sul punto di  rendere l’anima a Dio. Possiamo facilmente immaginare che cosa il nemico del genere umano gli stesse sibilando nella mente: «Vedi come ti lascia crepare Colui che hai servito per tutta la vita? Peggio di un cane, proprio te che, con i tuoi ottantasei anni, ti ostinavi a rinnovare ogni giorno quell’atto che ha segnato la nostra rovina e ogni volta ci infligge una nuova sconfitta… Guarda come ti sta ricompensando: che aspetti a rinnegarlo?». Bisogna che noi ministri veniamo a trovarci tutti in una situazione del genere per respingere il diavolo e le sue seduzioni? Se tutte le religioni sono uguali e chiunque si salva senza fede né opere, i beni eterni non valgono un bel nulla e la Chiesa diventa un’organizzazione umanitaria che aiuta la gente a vivere meglio su questa terra. Se Dio non richiede almeno il desiderio della salvezza in chi, senza sua colpa, non conosce Cristo Salvatore, bisogna concludere che Egli la imponga anche a chi non la vuole, in modo ingiusto e arbitrario. Ciò non è degno né di Lui né dell’uomo.


Nessuno, ovviamente, fa di queste affermazioni in modo esplicito, ma certe azioni parlano molto meglio dei discorsi: in fin dei conti, il messaggio che è passato domenica scorsa è proprio questo. Molti chierici e religiosi, in realtà, sono stati formati in modo da odiare la Chiesa Cattolica e la sua storia per quello che sono, contrapponendo ad esse un ideale astratto e una revisione storica di chiara impronta marxista. Non cediamo però all’amarezza né allo scoraggiamento: sarebbe una mancanza di fede in Colui che tiene il mondo nelle mani e dirige la storia in modo infallibile. «Sono stati confutati e sono arrossiti tutti: insieme se ne sono andati in confusione i fabbricanti di errori. […] Verranno al Signore e saranno confutati quanti gli si oppongono» (Is 45, 16.24 Vulg.). Nella traduzione di san Girolamo, il profeta vede la futura vittoria di Dio come un fatto compiuto: la fede ci fa vedere già realizzato quanto da Lui promesso. Preghiamo perché non debba scorrere troppo sangue prima che, nel Suo stesso Popolo, si cominci a rinsavire, a cominciare dalle guide.
 

lunedì 1 agosto 2016

"Profetico" è ciò che sta al definitivo e non al cambiamento - Editoriale di "Radicati nella fede", Agosto 2016.



"PROFETICO" E' CIO' CHE STA AL DEFINITIVO 
E NON AL CAMBIAMENTO

Pubblichiamo l'editoriale di Agosto 2016


"PROFETICO" E' CIO' CHE STA AL DEFINITIVO 
E NON AL CAMBIAMENTO
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno IX n° 8 - Agosto 2016

 Profezia è vivere il definitivo e non ciò che cambia.
  Profezia è fedeltà al dogma e non ai tempi.

  Ti vogliono schiacciare in una falsa alternativa tra chi vorrebbe la Chiesa del passato e chi quella del futuro. No, noi vogliamo la Chiesa di sempre, che è quella del passato del presente e del futuro.

  È opprimente questo clima instauratosi nella Chiesa cattolica, che continua a porre un falso problema, quello della alternativa tra passato e futuro, schiacciando la coscienza dei cattolici in costruiti sensi di colpa, se si attardano al passato e non si adattano ad un presente rivoluzionario, che dovrebbe preparare il futuro. Ed è su questi sensi di colpa che annullano una giusta resistenza ai continui cambiamenti, che stanno smantellando la Chiesa.

  Ci dicono che non dobbiamo essere nostalgici, che la chiesa di un tempo non tornerà, che dobbiamo riprogrammarci per una chiesa del futuro; e per preparare la chiesa del futuro ci impongono di “togliere” molte delle cose che hanno fatto la solidità di generazioni di cristiani. È lo smantellamento, dolce o violento secondo le circostanze, di ciò che c'è ancora di stabile nel cattolicesimo, i dogmi - i comandamenti - la disciplina dei sacramenti - la funzione della gerarchia. Ma questo smantellamento non avviene con violenza, come nella rivoluzione protestante che eliminò verità di fede, gran parte dei sacramenti e il sacerdozio gerarchico. No, non avviene con una riforma esplicita, che si dichiarerebbe da se stessa eretica, ma avviene con la tattica della “fluidità”.

  Eh sì, è proprio così, tutto viene reso fluido, non negato, per essere cambiato. È la tattica del modernismo, è il modernismo pratico, che da dentro porta alla metastasi il cancro nella chiesa.

  E come ti rendono fluido il cattolicesimo, i suoi dogmi e la sua morale? Con il super dogma della Chiesa profetica.

  Non se ne può proprio più! Ogni volta che fai presente che si stanno dimenticando le verità rivelate, che si sta concedendo diritto di esistenza al peccato mortale, che si sta favorendo il sacrilegio nell'amministrazione dei sacramenti, che si sta sostenendo l'indifferentismo facendo credere che tutte le religioni vadano bene; ebbene, tutte le volte che sollevi questo doloroso problema, ti viene detto che devi accettare che la chiesa si apra al futuro, che devi accettare che la chiesa sia profetica non ripetendo il passato, ma cambiando continuamente.

  La stessa cosa accade quando si fa notare che questi cambiamenti, ammesso che non siano contro la Rivelazione divina (ma lo sono in evidenza, basta usare la ragione per capirlo!), non hanno nemmeno prodotto un incremento di vita cristiana, ma hanno svuotato definitivamente le chiese: anche qui ti dicono che il mutamento fa parte dell'instaurazione della chiesa del futuro, una chiesa con pochissime messe, pochissimi sacerdoti, con sacramenti generalizzati e alternativi, pronta sempre a ripensare se stessa in funzione della società che cambia. Ed ecco la chiesa del futuro, la chiesa fluida per un cristianesimo fluido.

  Ma la profezia non è questa cosa qui, questa è una schifezza inventata dai nipoti dei modernisti classici, che stanno portando alla distruzione ciò che ancora resta del cattolicesimo.

  La profezia invece è riferimento al fondamento che è Cristo.

  Profeti si è in riferimento all'opera di Dio in Gesù Cristo: profeta è chi vive tutto in Dio; chi sa che “la realtà invece è Cristo” e, vivendo dentro il mondo, fa della sua esistenza un richiamo per gli uomini, che vivono l'ingannevole illusione di una vita fuori dalla grazia del Signore. Profeta è chi è stabilito sulla roccia della fede cattolica, della fede trasmessa una volta per tutte ai santi, e sa che il futuro dipende dall'obbedienza, in tutto, al Dio che si è rivelato in Gesù Cristo.

  La profezia sta al fondamento dato, non al cambiamento. La profezia sta alla regola, non alla confusione. La profezia sta all'obbedienza a Dio e non ai tempi che cambiano. Per questo i monaci, gli uomini della regola, furono profeti per il loro tempo ed edificarono la cristianità, cercando solo Dio.

  La profezia sta alla definitività che è Cristo e alla definitività della vita eterna, altro che al cambiamento!
  Occorre avere una chiara consapevolezza di questo, per non essere ricattati moralmente dai modernisti pratici, che affollano ciò che resta della struttura della chiesa: la abitano da padroni per ultimarne lo smantellamento, e poco importa se ne sono coscienti o no.

  La chiarezza sulla falsità dell'idea di Chiesa profetica, deve portare a considerarne tutta la portata distruttiva. Questa caratterizzazione di “profetica” coinvolge tutto e tutto distrugge, a partire dalla gerarchia, passando per il sacerdozio, giungendo ai fedeli.

  In questa modernizzata mentalità cattolica non hai più il Papato della tradizione, dove il Papa custodisce il deposito della fede, ma un papato profetico, che dovrebbe guidare i cristiani di tutto il mondo verso le spiagge di una fede più liberamente abbracciante tutto e tutti.

  In questa modernizzata mentalità cattolica non hai più il sacerdozio cattolico, preoccupato di insegnare la fede e di amministrare la grazia dei sacramenti, curandone la retta ricezione, ma un sacerdozio profetico impegnato in continue rivoluzioni che dovrebbero rendere più interessante il cristianesimo ai cattolici borghesi e benestanti, perennemente annoiati.

  E alla fine i fedeli, o i laici come si usa oggi chiamarli, al seguito di un papato e di un sacerdozio così profetici, scompariranno dentro la palude di un mondo secolarizzato, che hanno strenuamente copiato per essere appunto profetici.

  Si chiude così la parabola del post-concilio, che vide un chiesa profetica, ma che dimenticò che la profezia è stabilità e non cambiamento. Stabilità fondata sulla roccia immutabile che è Cristo.

martedì 19 luglio 2016

solita puzza di zolfo

Il “Patto delle Catacombe”

Ieri mi sono imbattuto casualmente in un articolo sul “Patto delle Catacombe”. Mi sono stropicciato gli occhi e mi son detto, alla toscana (un querciolino non rinnega mai le sue radici): oh icchegliè? Incomincio a leggere l’articolo e, man mano che procedo nella lettura, mi sento sempre piú smarrito. Scopro che il 16 novembre 1965, pochi giorni prima della chiusura del Concilio Vaticano II, quaranta Padri Conciliari, nelle Catacombe di Domitilla, firmarono il “Patto delle Catacombe”. Cado dalle nuvole: in cinquant’anni, non avevo mai sentito parlare di simile patto. 

Terminata la lettura, faccio una veloce ricerca su Google, e scopro che ci sono un’infinità di link, in genere risalenti all’anno scorso (novembre 2015), quando ricorreva il cinquantesimo anniversario del patto. In quell’occasione si tenne anche un seminario all’Urbaniana, a cui parteciparono Mons. Luigi Bettazzi (forse l’unico sopravvissuto dei firmatari), il gesuita Jon Sobrino e il Prof. Alberto Melloni (e noi che pensavamo che nel 2015 si dovesse celebrare il cinquantenario del Vaticano II...). Furono scritti anche diversi articoli. Riporto solo qualche titolo: «Con Papa Francesco rivive 50 anni dopo il “Patto delle catacombe”» (Agenzia SIR); «Catacombe: il Patto per una chiesa povera» (Avvenire); «Nel patto delle catacombe il seme della Chiesa di Francesco» (Aleteia); «A 50 anni del “Patto delle Catacombe”. Per una Chiesa “serva e povera”» (Zenit). Addirittura, nel giorno anniversario, a Napoli, nelle Catacombe di San Gennaro, al Rione Sanità, in trecento (la crème della “Chiesa dei poveri” italiana) rinnovarono il patto.

Nella mia ricerca su Google scopro anche che c’è un articolo di Wikipedia. Chiedo a persone di mia conoscenza, solitamente bene informate, se ne sanno nulla, e mi rispondono: “Sí, certo, ne parla anche il Prof. De Mattei nella sua storia del Concilio”. Un volume, questo, che avevo letto a suo tempo, ma evidentemente non avevo messo a fuoco l’evento. Eravamo ancora durante il pontificato di Benedetto XVI: certi fatti sembravano ormai consegnati alla storia. È chiaro che la percezione dei medesimi eventi varia a seconda della situazione in cui ci si trova a vivere.

Vi lascio immaginare il mio stato d’animo, ieri sera. Ho sentito il mondo crollarmi addosso: ma dove sono vissuto io in questi cinquant’anni? Pensavo che il grande evento della Chiesa del XX secolo fosse il Vaticano II; e ora scopro che, no, era il “Patto delle Catacombe”. Mi avevano sempre detto che il rinnovamento della Chiesa era stato avviato dal Concilio; e invece no, ora mi sento dire che il seme della “Chiesa di Francesco” si trova nel “Patto delle Catacombe”. Ma allora ho sbagliato tutto? Ditemi voi che cosa deve fare uno che, fin da giovane, ha scelto come programma di vita quello di “incarnare il Concilio” (vedi qui) e che, per questa sua scelta, è stato osteggiato ed emarginato, e ha dovuto sorbirsi gli epiteti di “lefebvriano” (da sinistra) e di “prete modernista” (da destra), ma che ha accettato tutto perché convinto che quella fosse la scelta giusta, perché persuaso che «nel Vaticano II si esprime ciò che Dio vuole oggi da noi» (vedi il precedente link). E ora, arrivato a sessant’anni, gli dicono: no, guarda, deve esserci stato un malinteso; il seme della vera Chiesa, quella evangelica, quella “povera per i poveri”, non sta nel Concilio, ma nel “Patto delle Catacombe”. Direte che sto esagerando. No, vi posso assicurare che ero davvero sconvolto. Comunque, andiamo con ordine. Cominciamo con la lettura del patto:
Noi, vescovi riuniti nel Concilio Vaticano II, illuminati sulle mancanze della nostra vita di povertà secondo il Vangelo; sollecitati vicendevolmente ad una iniziativa nella quale ognuno di noi vorrebbe evitare la singolarità e la presunzione; in unione con tutti i nostri Fratelli nell’Episcopato, contando soprattutto sulla grazia e la forza di Nostro Signore Gesú Cristo, sulla preghiera dei fedeli e dei sacerdoti delle nostre rispettive diocesi; ponendoci col pensiero e la preghiera davanti alla Trinità, alla Chiesa di Cristo e davanti ai sacerdoti e ai fedeli delle nostre diocesi; nell’umiltà e nella coscienza della nostra debolezza, ma anche con tutta la determinazione e tutta la forza di cui Dio vuole farci grazia, ci impegniamo a quanto segue:
1. Cercheremo di vivere come vive ordinariamente la nostra popolazione per quanto riguarda l’abitazione, l’alimentazione, i mezzi di locomozione e tutto il resto che da qui discende. [Mt 5:3; 6:33s; 8:20]
2. Rinunciamo per sempre all’apparenza e alla realtà della ricchezza, specialmente negli abiti (stoffe ricche, colori sgargianti), nelle insegne di materia preziosa (questi segni devono essere effettivamente evangelici). [Mc 6:9; Mt 10:9s; At 3:6 Né oro né argento]
3. Non possederemo a nostro nome beni immobili, né mobili, né conto in banca, ecc.; e, se fosse necessario averne il possesso, metteremo tutto a nome della diocesi o di opere sociali o caritative. [Mt 6:19-21; Lc 12:33s]
4. Tutte le volte che sarà possibile, affideremo la gestione finanziaria e materiale della nostra diocesi ad una commissione di laici competenti e consapevoli del loro ruolo apostolico, al fine di essere, noi, meno amministratori e piú pastori e apostoli. [Mt 10:8; At 6:1-7]
5. Rifiutiamo di essere chiamati, oralmente o per scritto, con nomi e titoli che significano grandezza e potere (Eminenza, Eccellenza, Monsignore...). Preferiamo essere chiamati con il nome evangelico di Padre. [Mt 20:25-28; 23:6-11; Gv 13:12-15]
6. Nel nostro comportamento, nelle nostre relazioni sociali, eviteremo quello che può sembrare un conferimento di privilegi, precedenze, o anche di una qualsiasi preferenza ai ricchi e ai potenti (es. banchetti offerti o accettati, nei servizi religiosi). [Lc 13:12-14; 1 Cor 9:14-19]
7. Eviteremo ugualmente di incentivare o adulare la vanità di chicchessia, con l’occhio a ricompense o a sollecitare doni o per qualsiasi altra ragione. Inviteremo i nostri fedeli a considerare i loro doni come una partecipazione normale al culto, all’apostolato e all’azione sociale. [Mt 6:2-4; Lc 15:9-13; 2 Cor 12:4]
8. Daremo tutto quanto è necessario del nostro tempo, riflessione, cuore, mezzi, ecc., al servizio apostolico e pastorale delle persone e dei gruppi laboriosi ed economicamente deboli e poco sviluppati, senza che questo pregiudichi le altre persone e gruppi della diocesi. Sosterremo i laici, i religiosi, i diaconi o i sacerdoti che il Signore chiama ad evangelizzare i poveri e gli operai condividendo la vita operaia e il lavoro. [Lc 4:18s; Mc 6:4; Mt 11:4s; At 18:3s; 20:33-35; 1 Cor 4:12 e 9:1-27]
9. Consci delle esigenze della giustizia e della carità, e delle loro mutue relazioni, cercheremo di trasformare le opere di “beneficenza” in opere sociali fondate sulla carità e sulla giustizia, che tengano conto di tutti e di tutte le esigenze, come un umile servizio agli organismi pubblici competenti. [Mt 25:31-46; Lc 13:12-14 e 33s]
10. Opereremo in modo che i responsabili del nostro governo e dei nostri servizi pubblici decidano e attuino leggi, strutture e istituzioni sociali necessarie alla giustizia, all’uguaglianza e allo sviluppo armonico e totale dell’uomo tutto in tutti gli uomini, e, da qui, all’avvento di un altro ordine sociale, nuovo, degno dei figli dell’uomo e dei figli di Dio. [At 2:44s; 4:32-35; 5:4; 2 Cor 8 e 9 interi; 1 Tim 5:16]
11. Poiché la collegialità dei vescovi trova la sua piú evangelica realizzazione nel farsi carico comune delle moltitudini umane in stato di miseria fisica, culturale e morale — due terzi dell’umanità — ci impegniamo:
• a contribuire, nella misura dei nostri mezzi, a investimenti urgenti di episcopati di nazioni povere;
• a richiedere insieme agli organismi internazionali, ma testimoniando il Vangelo come ha fatto Paolo VI all’Onu, l’adozione di strutture economiche e culturali che non fabbrichino piú nazioni proletarie in un mondo sempre piú ricco che però non permette alle masse povere di uscire dalla loro miseria.
12. Ci impegniamo a condividere, nella carità pastorale, la nostra vita con i nostri fratelli in Cristo, sacerdoti, religiosi e laici, perché il nostro ministero costituisca un vero servizio; cosí:
• ci sforzeremo di “rivedere la nostra vita” con loro;
• formeremo collaboratori che siano piú animatori secondo lo spirito che capi secondo il mondo;
• cercheremo di essere il piú umanamente presenti, accoglienti...;
• saremo aperti a tutti, qualsiasi sia la loro religione. [Mc 8:34s; At 6:1-7; 1 Tim 3:8-10]
Tornati alle nostre rispettive diocesi, faremo conoscere ai fedeli delle nostre diocesi la nostra risoluzione, pregandoli di aiutarci con la loro comprensione, il loro aiuto e le loro preghiere.
Aiutaci, Dio, ad essere fedeli

Embè? potrebbe obiettare qualcuno alla romana. Che c’è di male in questa dichiarazione? Si tratta di un testo che trasuda vangelo (basta vedere i riferimenti che vengono riportati); un testo che solo dei santi prelati potevano sottoscrivere. Mi spiace, ma questo per me non è vangelo; è solo una interpretazione ideologica del vangelo. Il che è diverso. Vediamo perché. 
• Concedo che, a una lettura superficiale, si può rimanere affascinati da tanto amore per la povertà, tanto distacco, tanta semplicità, tanta generosità. Effettivamente solo dei santi sarebbero in grado di realizzare un simile programma. E non escludo che qualcuno dei firmatari lo fosse. Ma ciò non toglie al testo tutta la sua carica ideologica.
• Va apprezzata l’umiltà e la modestia che vi traspira: «un’iniziativa nella quale ognuno di noi vorrebbe evitare la singolarità e la presunzione»; «nell’umiltà e nella coscienza della nostra debolezza»; «aiutaci, Dio, ad essere fedeli». Ma non si può ignorare, allo stesso tempo, una punta di presunzione: «in unione con tutti i nostri Fratelli nell’Episcopato». L’unione con i fratelli nell’episcopato, in quei giorni, si manifestava nell’aula conciliare, non nelle catacombe di Domitilla.
• Riconosco pure che diversi punti sarebbero pienamente condivisibili, se non fossero infettati dall’ideologia. Si vedano, per esempio i nn. 1 e 3: ci vuole molto a capire che si tratta di semplici utopie? A volte sarebbero sufficienti le tradizionali virtú (distacco, semplicità, onestà, correttezza, ecc.) per non cadere negli abusi a cui ci si illude di porre rimedio con certi vani propositi. Un po’ di sano realismo non guasterebbe!
• Non parliamo poi degli pseudo-problemi: vestiti, titoli, ecc. (nn. 2 e 5). Da quando in qua i “colori sgargianti” sono antievangelici? «Rifiutiamo di essere chiamati … Eminenza, Eccellenza, Monsignore. Preferiamo essere chiamati con il nome evangelico di Padre». Ma, veramente, nel vangelo è scritto: «Non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste» (Mt 23:9). E questa sarebbe fedeltà al vangelo?
• Evidentissimo è l’influsso del marxismo, tanto di moda in quegli anni: «Sosterremo i laici, i religiosi, i diaconi o i sacerdoti che il Signore chiama ad evangelizzare i poveri e gli operai condividendo la vita operaia e il lavoro» (n. 8); «l’adozione di strutture economiche e culturali che non fabbrichino piú nazioni proletarie in un mondo sempre piú ricco che però non permette alle masse povere di uscire dalla loro miseria» (n. 11). 
• Emerge una mentalità subalterna alle istituzioni pubbliche, considerate le uniche legittime: «cercheremo di trasformare le opere di “beneficenza” in opere sociali fondate sulla carità e sulla giustizia, che tengano conto di tutti e di tutte le esigenze, come un umile servizio agli organismi pubblici competenti» (n. 9). Perché questo rifiuto aprioristico della beneficenza? che male ha fatto? È evidente la priorità, tutta ideologica, del momento sociale e politico rispetto a quello puramente “assistenziale”.
• Vengono buttate lí proposte, che sanno tanto di massoneria: «l’avvento di un altro ordine sociale, nuovo» (n. 10). Forse, un “nuovo ordine mondiale”?
• Affermazioni giuste, ma che rischiano di rimanere dei semplici slogan: «meno amministratori e piú pastori e apostoli» (n. 4); «piú animatori secondo lo spirito che capi secondo il mondo» (n. 12).
• Alcuni passaggi poco chiari: «la collegialità dei vescovi trova la sua piú evangelica realizzazione nel farsi carico comune delle moltitudini umane in stato di miseria fisica, culturale e morale»; «investimenti urgenti di episcopati di nazioni povere» (n. 11). Che significa?

Ma, a parte il contenuto del patto, quel che mi ha maggiormente turbato è la sua stessa esistenza. Notate, esso viene concluso il 16 novembre 1965, a pochi giorni dalla chiusura del Concilio. Perché? Che bisogno c’era? I firmatari erano Padri Conciliari («Noi, vescovi riuniti nel Concilio Vaticano II...»); avevano partecipato a tutte le sedute conciliari; certamente avevano proposto all’attenzione degli altri Padri anche i punti che che sono oggetto del patto, ma evidentemente l’assemblea non aveva ritenuto opportuno farli propri. Ora, se teniamo conto che i sottoscrittori del patto erano 40 e i Padri Conciliari 2500, umiltà e buon senso avrebbero voluto che i 40 si arrendessero alla volontà della maggioranza. Le Costituzioni del mio Ordine, approvate nel Cinquecento, disponevano, a proposito delle decisioni capitolari: «Si eviterà, quando verrà deciso qualcosa contro il proprio parere, di continuare a opporsi o a ripetere che non si condivide quella decisione; bisogna infatti persuadersi che è giusto quanto è stato approvato dalla maggioranza» (l. IV, c. 7). A quanto pare, invece, i piú spirituali dei Padri Conciliari non si rassegnarono, non videro nelle decisioni della maggioranza il risultato del “discernimento” del Concilio, “ciò che lo Spirito dice alla Chiesa”; a loro non bastava quanto era stato approvato; evidentemente ritenevano di essere portatori di una ispirazione speciale, esclusiva, e sentirono il bisogno di riproporla con un gesto a parte, riservato a pochi eletti: il “Patto delle Catacombe”. E il bello è che questo patto non è rimasto un accordo privato fra quei pochi che lo hanno sottoscritto, ma ha costituito la fonte di ispirazione per quanti in questi cinquant’anni non si riconoscevano nella Chiesa istituzionale. Si ha l’impressione che ci siano stati due concili: uno “essoterico”, destinato al vasto pubblico, fatto dei sedici lunghi documenti approvati dai Padri, e uno “esoterico”, riservato a pochi “illuminati”, fatto di dodici paragrafetti (per altro, scritti con una certa approssimazione), che però avrebbero condizionato la Chiesa nei decenni a venire. E sembrerebbe quasi che il Concilio ufficiale sia servito solo da paravento per coprire quello “reale”, rimasto sotto la cenere per cinquant’anni, per manifestarsi infine ai nostri giorni. Che ci fossero delle lobby, lo si sapeva; che queste, prima e durante il Concilio, si riunissero separatamente per decidere e organizzare le modalità dei loro interventi, sarà pure poco corretto, ma è comprensibile, rientra nella normalità. Ma che quaranta Padri, alla vigilia della conclusione del Concilio, abbiano sentito il bisogno di stringere un “Patto delle Catacombe”, supplementare al Concilio, quasi suo momento supremo, a me sembra semplicemente inconcepibile. Dà l’impressione di una specie di Carboneria. Non bastava la “Mafia di San Gallo”; ora viene fuori (almeno per me, che in questi cinquant’anni sono stato un po’ ingenuo e un po’ distratto) il “Patto delle Catacombe”. Questa nuova Chiesa, a quanto pare, nasce sotto il segno della cospirazione. Ma non erano state aperte le finestre per fare entrare aria fresca? Non doveva sentirsi profumo di primavera? Io, per il momento, sento solo puzza di zolfo.
 

martedì 12 luglio 2016

una chiesa bipolare

 
Nella “Chiesa 2.0” tutto è doppio.


Ci sono due papi, uno regnante l’altro emerito.
Ci sono due messe, quella di sempre e quella “riformata”.
Ci sono due magisteri, quello dottrinale e quello “pastorale”.
Ci sono due teologie, la prima è la scienza della fede,
la seconda un’ambigua filosofia religiosa.
Ci sono due dottrine, la prima è la Divina Rivelazione,
la seconda è l’adattamento allo spirito del tempo.

Sono una cosa resta unica: l’arroganza del clericalismo.

https://lecronachedibabele.wordpress.com/2016/05/22/chiesa-2-0/

In questi giorni tremendi in cui la parola di Nostro Signor Gesù Cristo viene portata davanti al sinedrio per essere vagliata e accantonata....


In questi giorni tremendi in cui la parola di Nostro Signor Gesù Cristo viene portata davanti al sinedrio per essere vagliata e accantonata, può essere utile riflettere ancora una volta sulla causa remota di tale inaudita sovversione, ossia il Modernismo [1].
Le tre radici del Modernismo – 1. le filosofie moderne
In una serie di articoli abbiamo dato conto dei debiti del Modernismo nei confronti delle filosofie moderne. Cosa ovvia, dato che l’assunto base del movimento è l’imperativo di avvicinare la Chiesa al mondo moderno.
Alcune di queste filosofie – ad esempio: razionalismo, spiritualismo, liberalismo religioso – sono uno sviluppo naturale del soggettivismo connaturato al protestantesimo, che, avendo posto la Scrittura al vaglio della persona singola, ha dato origine ad una varietà di concezioni disparate.
Anche nel pensiero acristiano si riscontra una eterogeneità di concezioni, sia antropocentriche – come deismo e illuminismo – che immanentiste – come panteismo e idealismo.
Eppure è proprio da tutta questa varietà di sistemi estranei al cristianesimo petrino che i modernisti di varia specie hanno tratto le loro dottrine. Ne risulta che le loro istanze, oltre ad essere incompatibili col Cattolicesimo, quando non ad esso in antitesi, sono tra loro diverse per natura e per origine (ad esempio vengono invocati, a seconda della convenienza, sia il razionalismo, che rifiuta di prender in esame le manifestazioni del soprannaturale, sia la conoscenza per illuminazione, un approccio al divino di stampo irrazionalista).
Le tre radici del Modernismo – 2. le eresie e le sette
In un secondo gruppo di articoli abbiamo verificato quanto le tesi moderniste abbiano raccolto l’eredità di vecchie e stantie eresie ripresentando istanze concettuali e teologiche più volte utilizzate nei sistemi eretici dei primi secoli e del medioevo, nonché nelle confessioni protestanti classiche e di frangia.
Questo piccolo colpo di mano consente ad eretici e Modernisti una lettura rivoluzionaria della storia ecclesiale: buona la Chiesa delle origini, buona la nuova Chiesa Modernista, pessima la Chiesa dei secoli intermedi. Dunque apostata la gerarchia cattolica per tredici secoli, veri cristiani essendo stati propriamente solo gli eretici perseguitati. Questa inversione di giudizio sulle eresie è la lettura di Lutero e di tutti i Riformatori, i quali, dopo secoli di latitanza divina, proponevano il ripristino del cristianesimo autentico, reinventandone dottrina, istituzioni e gerarchia [2]. È anche una lettura condivisa dal Cammino Neocatecumenale, movimento sedicente cattolico.
Così implicitamente si nega l’assistenza promessa da Nostro Signor Gesù Cristo alla Sua Chiesa nel corso della vicenda umana.
Sull’onda di questo ribaltamento eretici e Modernisti lanciano alla Chiesa accuse gratuite, come quella di non essere abbastanza aperta al mondo: sono infatti i Nicolaiti del primo secolo ad innalzare quello che è il vessillo stesso del Modernismo. Un’altra peculiarità dei Nicolaiti, sempre motivata dal desiderio di non dispiacere al mondo, era la professione privatistica ed interiore della fede, equivalente alla scelta religiosa che l’Azione Cattolica fece a fine anni ’70. Una terza deviazione, quanto mai attuale, era non solo la pratica di comportamenti immorali ma la pretesa che ciò costituisse un diritto.
Chiusure
I Modernisti operano – come gli eretici – una selezione delle verità di fede, innalzandone alcune e mettendole in contrapposizione con altre (la lotta inscenata vanamente dall’attuale vescovo di Roma tra Misericordia di Dio e Legge divina è l’esempio più eclatante). I demolitori odierni della Legge bollano come giuridicismo qualsiasi riferimento alla stessa: non è una novità, anche Montano parlava così.
Su alcuni elementi della fede i Modernisti operano delle chiusure intransigenti, per esempio verso i sacramenti.
Oggi i Modernisti, in sintonia con tutte le sette antitrinitarie, negano ormai apertamente il dogma del peccato originale, considerano peccati quasi solo i reati contro il codice civile, non reputano necessaria la Confessione auricolare, bastando al più un’assoluzione collettiva come facevano i Catari e come era pratica negli anni ’80 in una chiesa del novarese. Oggi, come noto, si considerano emendati da colpe anche i sodomiti conclamati.
La demolizione di un sacramento prelude ad un abbassamento od annullamento degli altri, come siamo costretti a vedere. Alla fine del percorso li attendono Sociniani e Frankisti i quali negano in blocco tutti i mezzi di salvezza.
Il disastro architetturale delle Chiese moderne, che contempla fredde costruzioni geometriche accanto a fantasmagorici impianti esoterico-massonici, deve molto alla lotta iconoclasta dei bizantini, seguiti prima dai Valdesi e poi da Calvinisti, Presbiteriani e Puritani. Catari, Anabattisti, Quaccheri e Frankisti arrivano alla fine del percorso mostrandosi del tutto contrari agli edifici di culto.
Quanto ai Novissimi, depennato il Limbo, tocca a Purgatorio ed Inferno essere oggi messi a problema. Anche qui i Modernisti vengono dopo i Catari (riguardo al Purgatorio) e dopo Socino (quanto all’Inferno).
L’interpretazione personale della Sacra Scrittura esaltata da Lutero, ha reciso d’un sol colpo Magistero e Tradizione. Il Vaticano II, controllato dai nuovi teologi, ha dal canto suo eliminato la Tradizione e sciolto il Magistero dal vincolo di fedeltà al depositum fidei, rendendolo autoreferenziale ed arbitrario.
Come effetto collaterale, nasce in ambiente luterano il biblicismo razionalista di Tubinga ripreso in Italia da Ravasi. Questo ramo del Modernismo rifiuta i miracoli operati dal Salvatore, ritenendoli costruzioni della comunità apostolica (cioè delle favole), e pone in dubbio tutti i misteri della Redenzione, dall’Incarnazione all’Ascensione.
La pressoché totalità de Modernisti ritiene, in linea con lo storicismo, che la verità evolva nel tempo, facendo di Gesù Cristo non il Verbo di Dio ma un uomo legato alle concezioni del suo tempo e del “Risorto” una pia invenzione della comunità cristiana delle origini.
La rivoluzione luterana rende la fede una cosa intima, personale, dunque rifugge da definizioni e più ancora da sistematizzazioni. L’odio di Lutero nei confronti della filosofia produce in ambiente protestante la sfiducia nella via razionale al divino, una sfiducia che si concretizza principalmente nel rifiuto ed anzi nella demonizzazione della Scolastica. Questa violenta animosità rivive nei Modernisti di tutte le declinazioni.
Stravolgimenti
Accanto alle chiusure, un secondo modo di cambiare la fede è quello di stravolgerne gli elementi.
Un primo esempio di stravolgimento è la funambolica teoria rahneriana dei cristiani anonimi. La salvezza per sola fide, per i soli meriti di Gesù Cristo, per esigenza della natura o grazie ad una capacità umana di autoredenzione (Socino) è una credenza necessaria per chi rifiuta il sacramento della Confessione.
Un secondo esempio è l’appello a scrutare i segni di Dio nella storia, un tema del Pietismo riproposto dal domenicano Chenu allo scopo neppure troppo celato di dare un avallo di origine divina alla volontà di imporre cambiamenti ereticali. Con questo artifizio le “esigenze dei tempi” vengono anteposte alla dottrina e si ergono a giudici della stessa.
Un terzo esempio è la teoria del primato dell’azione, una tesi di origine anch’essa pietista, innalzata a dogma dal marxismo e quindi trasbordata nelle varie teologie della liberazione fino a diventare in modo palese la linea guida dell’attuale vescovo di Roma. La pastorale svincolata dalla dottrina sta diventando il grimaldello per forzare i sacri portoni e modificare a piacimento la dottrina di sempre.
Un quarto esempio è la reinterpretazione delle verità di fede, che mentre pretende di attualizzarle spesso le volatilizza.
Un quinto esempio è la via illuminatica alla deitas, tema prediletto degli Alumbrados dei Frankisti e dei Modernisti, fu proposta prima ancora da Amalrico (Amaury de Bène) ed è una ripresa delle credenze della Gnosi. Qui è allestita la scena della immaginaria contrapposizione tra la fede concettuale basata sulle formule dogmatiche e l’esperienza ineffabile del divino tramite illuminazione, fruibile da ogni sincero ricercatore di Dio. In tale quadro il dogma non sarebbe altro che un’espressione contingente dell’esperienza religiosa vissuta dal subconscio.
Comportamenti e tattiche
Anche nei comportamenti eretici e Modernisti si assomigliano: la contestazione dei tre poteri (legislativo, governativo e giuridico) accompagnata da un pacifismo totalizzante è comune a Catari, Valdesi, Anabattisti e Quaccheri nonché ad una moltitudine di frati attuali.
Fogazzaro e Bonaiuti hanno imposto ai loro seguaci di rimanere all’interno della Chiesa Cattolica, riproponendo il nicodemismo dei marranos, degli Alumbrados e dei Frankisti.
“Fino ad oggi – spiegava Bonaiuti – si è voluto riformare Roma senza Roma, o magari contro Roma. Bisogna riformare Roma con Roma; fare che la riforma passi attraverso le mani di coloro i quali devono essere riformati. Ecco il vero ed infallibile metodo; ma é difficile. “Hic opus, hic labor”.
L’inversione antinomica praticata dalle sette gnostiche e dai Frankisti è esplosa come un bubbone all’interno del Corpo Mistico, il vizio viene incredibilmente rivendicato come virtù, non si chiede l’assoluzione dei peccati ma la santificazione dei propri desideri ed azioni. Si giunge tranquillamente ad esigere dalla Chiesa il riconoscimento del proprio diritto alla perversione, in pratica si chiede a chi giudica per delega di Dio la abolizione della legge di Dio. Come è stato notato, tutto avviene con la copertura della “teologia dell’amore che tutto scusa” [3]. Ma, come osserva Daniele Di Geronimo: “Aborto, divorzio ed eugenetica prima, eutanasia e matrimoni omosessuali oggi, sono stati presentati come moderne forme di amore” [4]. Ci si avvia ad una sospetta sintonia con la leege di Crowley: il mago nero amato dai Beatles , agli albori del secolo XX, evocò, assieme a Kenneth Grant, il demone Aiwaz per avere una legge valida per il secolo a venire. La risposta del demone: “Fai ciò che vuoi, fallo sotto l’amore: questa è la legge” [5].
Punti di appoggio
Eretici e Modernisti non potevano operare tali sovversioni senza un punto di appoggio.
In effetti due sono state le leve su cui i rivoluzionari si sono basati per avallare le loro innovazioni spurie: il ritorno alla purezza delle origini e il rifiuto del principio di non contraddizione.
Come numerosi eretici (fra Dolcino, Catari, Hus, Anabattisti, Familisti) i Modernisti rivendicano un presunto ritorno alle origini per liberare la Chiesa dalle incrostazioni e dagli orpelli aggiunti dalla gerarchia nel corso della storia, per tornare alla purezza delle origini.
Seconda leva della sovversione è la negazione del principio di non contraddizione, da sempre uno dei punti chiave della gnosi ermetica, rispolverato nel ‘600 dal mistico protestante Böhme.
Il principio di non contraddizione (non può essere che una stessa cosa sia e non sia allo stesso tempo) è il basilare fondamento del nostro comprendere il reale: senza di esso non è possibile sostenere alcuna proposizione come vera, neppure quella che asserisce che la verità non esiste [6]. Tale baluardo non cessa di turbare gli animi dei sofisti dai tempi di Socrate fino ad oggi, impedendo loro di cavalcare le praterie del nulla o di credere reali le chimere prodotte dal soggettivismo.
Solo obliterando il principio di non contraddizione è possibile poter spudoratamente mescolare proposizioni e atti incompatibili come “fedeltà alla dottrina” e sua sconfessione pratica” (“il matrimonio resta indissolubile”… ma è anche annullabile a piacere).
I maestri della Nouvelle Théologie, come i sofisti, si sono da subito scagliati contro il il principio di non contraddizione. Solo così potevano avere le mani libere.
Le tre radici del Modernismo – 3. le conventicole esoteriche
È curioso come le richieste dei Modernisti nei confronti della Chiesa ripetano in modo pedissequo le pretese della Massoneria.
Come dice P. Giovanni Cavalcoli: la Chiesa [secondo i Massoni] deve innanzitutto abbandonare “la pretesa di possedere verità divine ed assolute (i "dogmi") o di essere, in nome di Dio, guida dell'intera umanità verso la felicità. Infatti, questo ruolo la Massoneria lo attribuisce a se stessa” [7].
Ora, minare l’autorità dogmatica della Chiesa equivale ad aprire le porte dell’ovile e spingere il gregge nei pascoli del libero esame.
Una seconda pretesa della Massoneria raccolta dai Modernisti è che la Chiesa Cattolica si disfi della sua struttura gerarchica per darsi un’organizzazione più democratica, collegiale e decentrata. L’ostilità verso la gerarchia ha precedenti illustri in Montano, Lutero e Frank .
Una terza pressione modernista di stampo massonico è quella volta ad umanizzare i riti, accantonando devozioni superstiziose (suffragi per i defunti, culto dei Santi, manifestazioni di pietà popolare) e liturgie magico-sacrali [8]. Molto in questo campo è già stato realizzato con la svolta conciliare e con l’introduzione del Novus Ordo Missae che hanno molto avvicinato la Chiesa di Roma alle confessioni protestanti.
Quarta pretesa è che la Chiesa Cattolica si purifichi rinunciando ai suoi tesori materiali e dunque si privi delle ricchezze essendo ad essa disdicevole ogni “esterno apparato di magnificenza” [9].
Quinta pressione è lo stimolo a concentrarsi sui poveri (sulle periferie esistenziali) e a dedicarsi alla promozione umana. Una volta appiattita sui valori civili (un tempo compatibili) l’Ecclesia si riduce a società filantropica al servizio del mondo, privandola di qualsiasi valenza in campo sociopolitico e nell’educazione della gioventù. È la riduzione della religione ad etica, separata da metafisica e teologia.Con una conseguenza: il potere, una volta promosse a prassi normale alcune devianze, non tollera più che i crimini sdoganati continuino ad essere visti per quello che sono. Esige, anzi impone, che siano accolti ed accettati come comportamenti innocui, derubricati a comportamenti normali. Ed ecco che il potere impone la derubricazione dei peccati, mentre pone in essere la persecuzione di coloro che vogliono restare fedeli al Vangelo. Il tutto avviene nel silenzio imbarazzato degli ex-cattolici ormai divenuti i cappellani del potere.
Per velare il palese tradimento, i Modernisti hanno inventato la moraledelle situazione: non è la Legge a determinare il giusto e l’iniquo, bensì la situazione particolare ed il modo soggettivo di viverla.
Sesta pretesa è l’elevazione della donna al ministero della predicazione, al sacerdozio e alla profezia (come fece in Montano, seguito da Valdesi e Catari e come infine fanno Luterani ed Anglicani nominando donne-vescovo).
Settima azione modernista di stampo massonico è la forte spinta ecumenica, favorita da un’esegesi spericolata, che scopre frammenti di verità dispersi nelle differenti rivelazioni e credi[10].
Il dialogo tra le confessioni è un primo passo in vista di una loro unificazione nella Nuova Religione dell’Umanità, il sogno di Eckhart, Comenius e Frank [11].
Come ha ben riassunto P. Giovanni Cavalcoli: in altre parole, mantenendo il significato e cambiando di segno i termini, la Chiesa Cattolica deve essere privata di ogni autorità, spogliata dei suoi beni, resa acefala, abbassata a club filantropico e soprattutto deve prostrarsi davanti al mondo e tenersi lontana da Dio.
Le due questioni
Dopo questo inventario appare chiaro come il Modernismo si basi su una congerie di idee diverse per natura e origine che si giova di una terminologia cattolica in cui le parole vengono però cambiate di senso e perfino di segno, rendendo positivo il negativo e viceversa.
A questo punto è lecito chiedersi due cose:
- la mancanza di sistematicità è reale oppure esiste una teologia iniziatica che regge tutta l’impalcatura?
- come mai sia gli adepti del primo Modernismo sia i loro attuali epigoni ormai egemoni sembrano presi dalla smania di introdurre nel Cattolicesimo una congerie eterogenea di idee elaborate in ambienti protestanti, settari, deisti e giudaici?
La teologia iniziatica
Nonostante i Modernisti si guardino bene da proporre esplicitamente le colonne portanti della propria teologia, sembra evidente dai loro detti la scissione tra il Gesù, uomo esemplare, ed il Cristo, meta ideale dell’uomo illuminato [12].
Un secondo punto discendente dal precedente è una concezione molto particolare della divinità, in cui si intravedono tracce del Diteismo [13] avverso al Dio creatore e legislatore dei giudei.
Un terzo elemento eretico è l’oscillazione tra un Monismo che accomuna le “Tre Religioni del Libro”, il Modalismo [14] e gli accenni alla esistenza di un principio femminile nella divinità [15], adombrando una divinità sessuata, in cui si compiono le nozze sacre (ἱερὸς γάμος), proprio come sostengono alchimisti e pagani antichi e moderni.
L’elemento femminile si trova anche ad un livello inferiore, ove si situa l’androgino primitivo – Adam Kadmon, maschio e femmina –, una costruzione della Cabala.
La dinamica all’interno della Trinità viene sempre più spesso interpretata non come comunione d’Amore ma come dramma di svuotamento progressivo delle Tre Persone [16].
Tutte queste concezioni di stampo non cristiano passano nelle menti ignare grazie all’entusiasmo millenaristico con cui i neoteologi millantano l’essere in atto una nuova Pentecoste. Il “soffio dello Spirito” è il pretesto adottato per garantirsi una legittimazione ad andar “oltre” (in realtà: contro) le parole inequivocabili di Nostro Signor Gesù Cristo.
Lo stesso spirito millenaristico fa dir loro che ora abbiamo una Chiesa rinnovata (“senza rughe” sic!), questa volta fedele alle sue origini, collegiale e profetica [17]. Naturalmente la pastorale misericordiosa liberata dalla dottrina è l’ombrello per trasbordare nella nuova chiesa comportamenti e leggi alieni.
La volontà di ibridazione
Con le loro eterogenee e pressanti richieste i Modernisti palesano una volontà di ibridazione della fede cattolica e della sua Chiesa. Il loro intento non è quello di sostituire il Cattolicesimo con un sistema diverso e visibile; essi si limitano a pretendere che il cristianesimo petrino si spogli di tutte le sue specificità per diventare finalmente compatibile con gli altri sistemi che si riconoscono nella Massoneria.
Il suo “traguardo è la mondanizzazione della dottrina antimondana per antonomasia” [18], e dunque, per sua logica intrinseca, il processo di inquinamento non avrà fine sino a che non sarà sciolto ogni elemento del credo e non sia vanificato ogni iota della legge; il Modernismo è infatti un sistema instabile, la sua via senza ritorno inesorabilmente conduce all’abisso. Come dice san Pio X è in grado di distruggere “non pure il Cattolicesimo ma ogni qualsiasi religione” [19].
L’assalto viene condotto dai media asserviti rovesciando sulla Chiesa i dettami del politically correct di moda nel momento presente. Mano a mano che li fa propri, la Chiesa Cattolica prosegue la sua marcia di conversione al “mondo moderno”.
Essenza del fenomeno
Qual è dunque l’essenza di un siffatto movimento?
Volontà di annientamento
È impossibile non vedere come il presunto e necessario riformismo, proposto con tanta sospetta mitezza dai sovvertitori iniziali ed attuali, porti ineluttabilmente al depotenziamento del Cattolicesimo (obiettivo ormai raggiunto) ed in seguito– se mai fosse possibile – alla sua metamorfosi in conventicola a-giuridica, misericordiosa e profetica.
Eliminare il sacrificio espiatorio che salva le anime e gettare nell’oblio le parole del Verbo divino che risvegliano le anime ed intralciano le trame dei potenti, ecco lo scopo ultimo della sovversione ecclesiale.
Complotto
Un tale apocalittico obiettivo unito al sommovimento sincronico e diacronico di tante irriducibili volontà, ci conduce a vedere nel Modernismo, più che un movimento teologico, una “setta segreta” (clandestinum foedus)[20], con una missione – che essa si è data o che da altri ha ricevuto - di rifondare la Chiesa per uniformare i cattolici agli altri sudditi della illuminata Istituzione.
Motivazione
La Rivoluzione extra moenia tentata dall’esterno non aveva avuto un esito soddisfacente. Né le stragi in Vandea, né l’anticlericalismo ottocentesco, né le feroci persecuzioni in Messico e Spagna erano riuscite a a debellare il Cattolicesimo e ridurre Roma al silenzio.
Già Feuerbach l’aveva capito: “non sarà attraverso una persecuzione che lo si ucciderà [il cristianesimo], perché la persecuzione alimenta e rafforza. Sarà attraverso l’irreversibile trasformazione interna del cristianesimo in ateismo umanista, con l’aiuto degli stessi cristiani, guidati da un concetto di carità[21] che nulla avrà a che fare con il Vangelo”.
Di qui il progetto di Bonaiuti di “riformare Roma con Roma” tramite una Rivoluzione intra moenia.
Obiettivo: trasmutare il Cattolicesimo dall’interno, mantenendone il nome e gran parte delle forme ma svuotandolo dei contenuti.
Di qui l’organizzazione in setta.
Fogazzaro in persona aveva scritto nel suo romanzo Il Santo: «Vogliamo tutti ordinare la nostra azione. Massoneria cattolica? Sì, Massoneria delle catacombe» (Milano, Baldini & Castoldi, 1905, p. 44).
Metodo
Come gli gnostici i Modernisti si annidarono in comunità già esistenti (Gesuiti di Lione, Domenicani di Le Saulchoir (Il Saliceto, in Belgio).
Come i marranos, Erasmo e i giansenisti ai moniti e alle condanne opponevano un “silenzio ossequioso” ed un’apparente sottomissione.
Fu Jacob Frank († 1791) il più audace di questa ondata di anticristi; fu infatti Frank ad inserire una moltitudine di infiltrati all’interno delle strutture religiose allo scopo di indebolirle, depotenziarle e poi distruggerle.
Ecco le sue parole: “noi dobbiamo accettare esteriormente la religione cristiana per sembrare, in pubblico, cristiani […] tuttavia non dobbiamo mischiarci con i veri cristiani”[22].
Inizialmente sono stati i teologi ad agire da spartiacque.
Dopo le condanne di San Pio X al primo Modernismo e di Pio XII alla Nouvelle Théologie, furono riportati agli onori da Giovanni XXIII, diventando i veri autori del Concilio Vaticano II.
Creati cardinali dai papi seguenti, con la loro azione ed i loro organi di stampa, affiancati dai movimenti ecclesiali sorti dopo il Concilio , hanno contribuito a cambiare quanto insegnato nei seminari e nelle università [23].
Si è così formata una pseudo-religione accolta senza problemi dalla moltitudine, anche se mai formalizzata dall’autorità. In essa sono presenti, mescolati, sia elementi cattolici che alieni. Questa religione non detta ha via via impregnato di sé i libri ed i media ex-cattolici.
Il ribaltamento prosegue tra gli osanna dei media e le puntualizzazioni e rimostranze troppo deboli di una minoranza.
Le responsabilità dei papi conciliari in questo processo sono evidenti: con Giovanni XXIII è stato dato avvio alla rivoluzione, Paolo VI ha curato la sua intronizzazione, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI l’hanno in molti aspetti puntellata e proseguita, Bergoglio ha "l'umiltà e l'ambizione " di portare a compimento l’opera.
La situazione
La Chiesa è in gran parte occupata dai Modernisti, sedicenti cattolici ma veri eretici e quinta colonna della Rivoluzione all’interno della Chiesa, seguaci di teosofie quando non affiliati alla setta massonica e dunque al servizio dei potentati gnostici ispirati da Lucifero.
L’animus settario è provato dall’autoritarismo con cui una gerarchia corrotta perseguita il clero rimasto cattolico e dal disprezzo con cui addita i fedeli alla Tradizione.
Sono infatti ora operativi i guardiani della rivoluzione: demonizzano tutto ciò che precede la nuova Pentecoste (con le reiterate richieste di perdono per le presunte colpe della Chiesa pre-conciliare), depotenziano prima ed accantonano poi i documenti dei papi pre-conciliari, sospingono nell’oblio il Catechismo, la Messa, i dogmi valevoli un tempo.
I credenti vengono vituperati come ideologici, legalisti. I Francescani dell'Immacolata sono stati perseguitati ed annichiliti.
Solo piccoli gruppi sparsi nel mondo e singole persone, come ai tempi di Atanasio e di Ilario, sembrano resistere allo tsunami.
È nostra speranza che gruppi e persone singole si mantengano forti e non cedano né agli insulti né alle lusinghe.

Oreste Sartore
NOTE
[1] Con questo termine intendiamo comprendere tutte e tre le manifestazioni storiche, il movimento iniziale con protagonisti gli intellettuali (Fogazzaro), la seconda ondata (Nouvelle Théologie) guidata dai teologi (i Gesuiti di Lione, influenzati dal giudaismo cabalista e dal panspiritualismo hegeliano e i Domenicani di Le Saulchoir, succubi dello storicismo hegeliano) infine la terza forma, la religione conciliare, confezionata da cardinali e assecondata dai papi, che in nome dello Spirito del Concilio sta gradualmente soppiantando il cattolicesimo autentico ed integro. Quest’ultima espressione del sommovimento ereticale è stata preceduta ed accompagnata dal fenomeno del clero progressista, che ha avuto ed ha ancora la funzione di avanguardia della rivoluzione.
[2] Molte sette rivendicavano una ininterrotta ed occulta trasmissione della fede da parte di coloro che non si erano sottomessi a Papa Silvestro e non avevano accettato la donazione di Costantino.

[3] Patrizia Fermani, La dissoluzione della famiglia nella “nuova chiesa cattolica”, 10 ottobre 2015 sito riscossacristiana
[4] Daniele Di Geronimo, Sì, abbiamo perso in partenza, 24 giugno 2014, sito infinito-quotidiano
[5] Aleister Crowley, Liber legis, 1904
[6] cfr. Franca D'Agostini, Verità avvelenata. Buoni e cattivi argomenti nel dibattito pubblico, Torino 2010
[7] Giovanni Cavalcoli OP, La Massoneria contro la Chiesa, Rivista VivereIn, n.1 2008. Che lo scopo dei settari sia questo lo si comprende dal fatto che, dal Concilio in poi, ogni documento papale è preceduto nei media da sospiri (“chissà se finalmente...”), salvo poi essere puntualmente accolto con l’amarezza del deluso (“speravamo che..)
[8] Erano pretese tipiche di Catari, Valdesi e Puritani.

[9] Uno dei capolavori degli Illuminati è il film L'uomo venuto dal Kremlino. C’è una scena impressionante in cui Anthony Quinn (1915 – 2001) comunica la devoluzione dei beni ai poveri con lacrime di commozione e capo ciondolante
[10] L’ecumenismo latitudinario non rifiuta nessun contributo di qualsivoglia origine: i cardinali si fanno segnare in fronte da indù e buddisti e fanno il girotondo attorno all’idolo della Madre Terra
[11] L’ambizione gnostica di ricomporre in un principio unico tutte le verità, anche quelle che ad uno sguardo profano appaiono contrastanti, impone anche agli esoterici di schierarsi contro il principio di non contraddizione e di ingaggiare una lotta senza quartiere contro i suoi sostenitori
[12] Una versione moderna del Docetismo, eresia sostenuta da una moltitudine di eretici gnostici e settari (Simon Mago, Cerdone, Saturnino, Elcasaiti, Basilide, Bardesane, Valentiniani, Tolomeo, Seleuciani, Marcione, Manichei, Priscilliano, Pauliciani, Bogomili, Catari). Che Cristo sia solo fondamentalmente solo un esempio per l’umanità fu Socino a sostenerlo.
[13] Dottrina professata dai Nicolaiti e soprattutto da Marcione e dal Manicheismo
[14] Un’eresia dei Monarchiani presente nel sistema ranheriano
[15] La Sophia di Simon Mago, dei Quqiti, di Guglielma la Boema e di Frank
[16] È la dottrina kenotica riscontrabile nel Quietismo, in Tauler, in Frank e nella Nouvelle Théologie. Venne condannata da Pio XII con l’enciclica Sempiternus Rex Christus (1951)
[17] Nient’altro di ciò che proclamava Montano
[18] Piero Vassallo, Domenico Giuliotti, la fede prima della modernizzazione, sito dell’autore, 20 dicembre 2014
[19] San Pio X, enciclica Pascendi (1907)
[20] San Pio X, Sacrorum Antistitum, 1 settembre 1910
[21] La “teologia dell’amore che tutto scusa”, quella del demone Aiwaz (v. sopra)
[22] Arthur Mandel, Il Messia militante, Milano 1984
[23] Si noti come il progetto di annientamento della Chiesa abbia avuto inizio dal suo vertice, in ottemperanza all’efficacissimo metodo gesuita tanto inviso ai settari (allorquando era impiegato per rafforzare la Santa Madre Chiesa)

tratto da: https://gloria.tv/Istruzione%20Cattolica
 

giovedì 30 giugno 2016

Il "misericordismo" è moralismo - Editoriale di "Radicati nella fede", Luglio 2016.



IL "MISERICORDISMO" 
E' MORALISMO

Pubblichiamo l'editoriale di Luglio 2016


IL "MISERICORDISMO" E' MORALISMO
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno IX n° 7 - Luglio 2016

  Il “Misericordismo” tanto in voga è pur sempre moralismo.

  Lo vedete tutti, va di moda presentare la Chiesa Cattolica come colei che perdona sempre, che accoglie senza giudicare. Chi vuol star dentro al nuovo corso della chiesa ammodernata ormai deve presentarsi così. Sono tanti i pastori nella Chiesa che non osano pronunciare nemmeno più una condanna riguardo al peccato – a meno che questa condanna non segua i dettami della cultura laicista dominante – e che si riprogrammano come silenti misericordisti; e sotto questo misericordismo sembrano benedire i peccati più orrendi che diventano libertà civili.

  Questo misericordismo è un triste moralismo; fa parte di quella “sbandata cattolica” che porta la Chiesa ad interessarsi solo della morale, dimenticando quasi del tutto le verità di fede.

  Certo che la morale è importante, ci mancherebbe altro!, ma se la morale non parte dal dogma, da Dio insomma, finisce per trasformarsi in una triste “istruzione per l'uso”.

  Sul subito una Chiesa così, che invece di parlare di Dio si dilunga in estenuanti pronunciamenti riguardo alla società e alle sue regole, sembra piacere agli uomini del tempo; sembra piacere a quelli - e sono tanti - che, non interessati alle cose di Dio per loro troppo lontane, hanno bisogno di una chiesa “utile” nell'immediato agli uomini e alle loro faccende.

  E sul subito una chiesa così sembra far comodo anche agli uomini di Chiesa che, gettandosi a capofitto nei dibattiti sui “valori”, sperano di rioccupare quel posto perso nella società moderna, agnostica e atea. Così troppi Pastori si sono trasformati in moderni agenti di morale; e, con il corollario del “misericordismo”, tentano disperatamente di essere simpatici nella loro ritrovata utilità sociale.

  Che inganno pensare che la morale interessi più di Dio! Che inganno pensare che una morale umana abbia qualche attrattiva, se non è legata a Dio!

  Si tratta di una situazione penosissima, che crea un clima asfissiante: una chiesa apparentemente più “pratica” perché immersa nell'attualità, che si rivela subito ripetitiva e inutile, perché abbandona l'uomo nella solitudine senza Dio.

  Questo “misericordismo”, tutto interno al moralismo, è uno dei frutti più oscuri del Naturalismo: la Chiesa, non parlando più di Dio, della Rivelazione, della vita soprannaturale, della grazia santificante, si attarda appunto in una morale che pare fatta di “istruzioni per l'uso”.

  Ma cosa deve fare allora la Chiesa?
  Deve indicare Dio.

  Deve indicare Dio agli uomini, deve indicare il miracolo della grazia che viene da Cristo, che, unica, può cambiare i cuori e rendere forti le volontà nell'obbedire a tutta la legge di Dio.

  La grande pedagogia cristiana, quella dei santi di 2000 anni di cristianesimo, quella della grande Tradizione cattolica, ha sempre fatto così: ha insegnato Dio e poi ha chiesto una morale corrispondente alla santità di Dio.

  Invece una chiesa ammodernata, tutta incentrata sull'uomo, non può più fare questo. È una chiesa che ha perso il suo centro divino e che deve riempire il suo terribile vuoto attardandosi nella morale; e questa morale senza Dio, questa chiesa moderna, la deve abbassare sempre di più, perché sia praticabile con i soli mezzi umani.

  Il “misericordismo” ha proprio questo scopo: dare al nuovo cristianesimo naturalizzato una morale abbordabile, cioè umana.

  I santi invece, vivendo in Dio, indicavano Dio e la sua Santità, chiedendo a se stessi e a tutti di santificarsi della santità stessa di Dio: questa è la morale cristiana!
E indicavano il miracolo della grazia, della forza stessa di Dio, che quando entra in noi rende possibile l'altrettanto grande miracolo del nostro cambiamento.

  Per queste ragioni non ci interessa il “misericordismo”, come non ci è interessato il “rigorismo”, perché sono entrambi falsi e ingannevoli: dimenticano Dio, e l'uomo ha solo bisogno di Dio.

  La vigilanza contro il moralismo, in tutti i suoi corollari, è essenziale, se vogliamo veder fiorire la nostra vita e restare cattolici.

  Ecco perché ci siamo sempre più preoccupati di salvare la Messa cattolica, quella della Tradizione, e non siamo partiti dai dibattiti morali. Lo abbiamo fatto perché la Messa di sempre indica Dio e la vita soprannaturale con una decisione chiara, assente invece in tutta la riforma abborracciata di questi ultimi decenni. La Messa cattolica di sempre è il primo e più grande antidoto contro l'eresia naturalista, che sfocia nell’eresia moralista.

  Vorremmo dirlo a tutti! sia ai fanatici della chiesa sempre accogliente che tace la gravità del peccato; sia ai neo-rigoristi conservatori che, giustamente spaventati della deriva immorale dentro e fuori la Chiesa, ingaggiano una battaglia che sembra fermarsi alle regole: cari amici, preoccupiamoci di tenere lo sguardo fisso in Dio, preoccupiamoci per questo dell'integrità del rito della Messa, allora anche l'insegnamento morale guarirà.

  Non illudiamoci, non avverrà l'inverso, che dalla battaglia morale si risalga a Dio. La battaglia morale, se non parte da Dio, è destinata a impantanarsi nella palude del moralismo, che uccide l'uomo fermandolo in se stesso.

martedì 28 giugno 2016

Europe, tear down this wall! il 23 giugno 2016 di Londra sarà ricordato a come il 9 novembre 1989 di Berlino?


 
 
Dio che davvero hai salvato la Regina


(foto LaPresse)
Dio dei popoli, Dio degli antenati, Dio del sangue anziché dell’oro, Dio degli inni, Dio che davvero hai salvato la Regina, perché con la crescente centralizzazione Ue presto si sarebbe percepita la Corona come un’istituzione folcloristica e obsoleta e rottamabile, Dio che hai dato ragione a Ida Magli (“Nella Comunità europea la parola comunità è stata usata dolosamente, non nell’accezione antica, per indicare un gruppo fedele ai propri connotati di origine, ma in quella comunista dove si annientano le differenze”), Dio dell’Inghilterra profonda, dell’Inghilterra cantata da Eliot, non da Elton John, dell’Inghilterra che si è ribellata alla Londra sottomessa del sindaco maomettano, Dio della libertà, Dio delle patrie anziché degli imperi, Dio che hai umiliato la superbia del culturame e dei vip, Dio dei campanili, Dio dei limiti e delle radici, Dio che nella Bibbia (Siracide 36,27) hai mostrato l’equivalenza tra mancanza di confini e saccheggio, io ti rendo lode.
di Camillo Langone | 25 Giugno 2016 
Icona rubrica

http://www.ilfoglio.it/preghiera/2016/06/25/dio-che-davvero-hai-salvato-la-regina___1-vr-143691-rubriche_c972.htm

TEAR DOWN THIS WALL!





Le pagine di storia narrano che quando i regimi sono sul punto di implodere ed esplodere, si fanno biechi, feroci, repressivi e irrespirabili. Ora aspettiamoci che dopo Brexit, prima crepa del muro della segregazione europea, intentino provocazioni, liberticidi, iniquità  e nefandezze d'ogni tipo. Ma occorre non intimorirci né farci intimidire: è  quello che vogliono.



Io credo che quando sarà passata questa lunga e brutta nottata dovremo fare una graduatoria di tutti gli sgherri, gli scherani e gli sbirri di guardia ai cancelli dell'EuroGulag.
In primis le grandi banche, d'affari e  i banksters, la finanza e i loro nominati e mai eletti EurokomiSSar, poi la classe politica prezzolata nei singoli stati membri (Renzi, Hollande, Merkel ecc) . Ogni paese processi i suoi traditori.


Subito dopo, la casta dei pennivendoli, scribacchini, mezzi busti e gazzettieri, veri e propri stuoini e zerbinotti al servizio sia degli uni che degli altri.
Cortigiani vil razza dannata che disinformano e fanno solo interviste in ginocchio ai potenti, mentre si comportano con arroganza coi deboli.   Qui, ad esempio,  il filmatino di Mentana che giura e spergiura di aver sempre stimato Monti. Quasi quasi lo ringrazia per tutto quanto di buono e bello ha fatto per l'Italia, durante la maratona tv la sera del 23 in occasione del referendum britannico. Da incorniciare a futura memoria :



Gli fa seguito Vespa e la sua vespasiana maratona nella rete ammiraglia col suo arrogante e clientelare direttore del cosiddetto Pd1  Mario Orfeo (abbiamo tre reti: Pd1, Pd2 e Pd3) ,  presente in studio che gli impartisce ordini e lui che si china a  fare il maggiordomo. Il casus belli fu scatenato da un'affermazione della senatrice grillina Barbara Lezzi contro Mario Orfeo a proposito della sua "imparzialità". (qui il video). 
Non si contano poi pedanti e farlocche articolesse sul Corsera come quelle dei vari  Polito, di Severgnini che fa il giovanilista col caschetto vetero-beatlesiano (Brexit sarebbe uno sgambetto dei vecchiacci contro igggiovani), di Mughini che farnetica come un pazzo doctor da Ritorno al Trapassato, di Giorgio Gori e i suoi tweet sul fatto che il popolino non dovrebbe votare (comincino i piddioti a non  far votare i cinesi privi di documenti), dello stramoscio Saviano ecc. Tutti costoro devono sparireed essere gettati nella pattumiera della cronaca (non scomodiamo la Storia).

Gli Inglesi hanno i loro difetti, ma hanno una peculiarità: non gradiscono che ci sia chi pretende di dar loro degli ordini. Non vogliono che la loro prestigiosa Royal Navy, venga abbassata al rango di "badante dei mari", come è avvenuto per la nostra Marina Militare, a caccia di immigrati da scaricarci addosso.
La UE ha creato un superstato etico, soffocante, occhiuto, poliziesco e intrusivo che va dalla circonferenza delle fatidiche zucchine alle leggine sulla caldaia, ai bollini blu per l'emissione dei gas delle auto, ai seggiolini targati CE, da porre nel retro delle auto per i bambini, alle gomme da neve in ottobre, alla fine delle gomme da neve in aprile con annesse multe da capogiro, con gli uomini che devono andare in pensione a 70 anni, le donne a 65, i conti non devono sforare oltre il 3% e tante tante altre vessazioni e angherie di cui diedi conto in questo post dal titolo Ce lo chiede l'Europa

 Una costruzione di questo genere non è riformabile dall'interno, checché predichi ipocritamente il nuovo corso di Grillo e dei  5 stelle. E l'Euro, moneta senza stato, utilizzata come nodo scorsoio dei popoli, pertanto deve saltare.
Ora, però,  aspettiamoci l'assalto alla diligenza. Ovvero lo spolpamento della Gran Bretagna mediante qualche rivoluzione colorata interna, magari  di marchio "separatista". In primis, la porcheria del petizione on line per far rivotare (che finirà in nulla). Più grave saranno invece le rivolte nel Regno Unito con Scozia e Irlanda del Nord e i tentativi di "balcanizzazione" del Regno Unito che a fatica conquistò Scozia, Galles e Ulster nel corso della sua storia (ci piaccia o meno è sua e nessuno ha il diritto di processarla a posteriori).
Scateneranno le vecchie Parche delle Agenzie di Rating, le affermazioni "profetiche" provocatorie del piromane-pompiere George Soros che imperversano già per i media, e ne vedremo delle belle. Useranno quello che nel linguaggio finanziario chiamano  il self-fullfilling prophecy,cioè quelle profezie che si avverano da sé, in quanto c'è qualcuno che ha interesse a spingere affinché succedano per davvero.
Ma intanto la crepa nel muro c'è e si vede e i popoli d'Europa si ribelleranno a queste gelide maschere di androidi ineletti e telecomandati


 Jean-Claude Juncker presidente della commissione Ue,  in questi giorni  è livido,torvo e  protervo, non trattiene più i suoi malumori e scatti di nervi davanti alla stampa. Vale però per tutti quel memorabile filmatino dell'anno scorso nel quale l'evasore fiscale del Lussemburgo, ubriaco fradicio  che nemmeno si tiene in piedi, intrattiene gli ospiti con uno dei suoi impareggiabili show.




L'Europa è nelle mani di uno sbevazzone, una vera e propria metafora di quanto oscilla e barcolla. E' ora di gettare giù questo muro. TEAR DOWN THIS WALL!