venerdì 24 ottobre 2014

IV Convegno a Roma sul Summorum Pontificum organizzato nel 2015 dalle Associazioni "Amicizia Sacerdotale Summorum Pontificum" e "Giovani e Tradizione"






IV CONVEGNO
sul SUMMORUM PONTIFICUM
13-14 giugno 2015

Il Sodalizio “Amicizia Sacerdotale Summorum Pontificum”, in collaborazione coll’Associazione “Giovani e Tradizione”, organizza il IV Convegno sul Motu Proprio “Summorum Pontificum” di S.S. Benedetto XVI:
Roma, Pontificia Università San Tommaso d'Aquino (Angelicum)
e Basilica Papale di San Pietro in Vaticano,
13-14 giugno 2015

Titolo: Il “Summorum Pontificum”, un tesoro per tutta la Chiesa.
Il convegno si articolerà in due sessioni, una mattutina e una pomeridiana nella giornata del 13 giugno.
A conclusione, verrà celebrata la Santa Messa Pontificale nella Basilica di San Pietro all’Altare della Cattedra, domenica 14 giugno 2015 alle ore 12:15.

mercoledì 22 ottobre 2014

"L’opera del diavolo si insinuerà anche nella Chiesa in una maniera tale che si vedranno cardinali opporsi ad altri cardinali, vescovi contro vescovi" (Messaggio di Akita)

Messaggio della B. Vergine di Akita (13 ottobre 1973, terza e ultima apparizione)
 
"Mia cara figlia, ascolta bene ciò che ho da dirti. Ne informerai il tuo superiore".
Dopo un attimo di silenzio la Madonna continua dicendo:
"Come ti ho detto, se gli uomini non si pentiranno e non miglioreranno se stessi, il Padre infliggerà un terribile castigo su tutta l’umanità. Sarà un castigo più grande del Diluvio, tale come non se ne è mai visto prima. Il fuoco cadrà dal cielo e spazzerà via una grande parte dell’umanità, i buoni come i cattivi, senza risparmiare né preti né fedeli. I sopravvissuti si troveranno così afflitti che invidieranno i morti. Le sole armi che vi resteranno sono il Rosario e il Segno lasciato da Mio Figlio. Recitate ogni giorno le preghiere del Rosario. Con il Rosario pregate per il Papa, i vescovi e i preti.
L’opera del diavolo si insinuerà anche nella Chiesa in una maniera tale che si vedranno cardinali opporsi ad altri cardinali, vescovi contro vescovi. I sacerdoti che mi venerano saranno disprezzati e ostacolati dai loro confratelli…chiese ed altari saccheggiati; la Chiesa sarà piena di coloro che accettano compromessi e il Demonio spingerà molti sacerdoti e anime consacrate a lasciare il servizio del Signore. Il demonio sarà implacabile specialmente contro le anime consacrate a Dio. Il pensiero della perdita di tante anime è la causa della mia tristezza. Se i peccati aumenteranno in numero e gravità, non ci sarà perdono per loro.
Con coraggio, parla al tuo superiore. Egli saprà come incoraggiare ognuna di voi a pregare e a realizzare il vostro compito di riparazione. E’ il vescovo Ito, che dirige la vostra comunità".
E dopo aver sorriso aggiunge:
"Hai ancora qualcosa da chiedere? Oggi sarà l’ultima volta che io ti parlerò in viva voce. Da questo momento in poi obbedirai a colui che ti è stato inviato e al tuo superiore.
Prega molto le preghiere del Rosario. Solo io posso ancora salvarvi dalle calamità che si approssimano. Coloro che avranno fiducia in me saranno salvati".

martedì 21 ottobre 2014

allontanamenti...

 
La «relatio post disceptationem», e cioè il punto sulla prima settimana dei lavori del Sinodo dei vescovi sulla famiglia, presentato dal cardinale ungherese Péter Erdő, rappresenta l'«allontanamento dall'insegnamento di Giovanni Paolo II e il frutto delle influenze dell'ideologia antimatrimoniale». (Mons. Stanisław Gądecki, presidente dell'episcopato polacco, ottobre 2014)
 
 
«Sentiamo il dovere, dinanzi a Dio ed alla Santità Vostra, di esprimere le considerazioni seguenti: Come dimostra sufficientemente il pur “Breve Esame Critico’ allegato [...] il Novus Ordo Missae, considerati gli elementi nuovi, [...] rappre­senta, sia nel suo insieme come nei particolari, un impressionante allonta­namento dalla teologia cattolica della Santa Messa, quale fu formulata nella Sessione XXII del Concilio Tridentino, il quale, fissando definitivamente i “cano­ni” del rito, eresse una barriera invali­cabile contro qualunque eresia che in­taccasse l’integrità del Magistero. [...]. Sempre i sudditi, al cui bene è intesa una legge, laddove questa si dimostri viceversa nociva, hanno avuto, più che il diritto, il dovere di chiedere con filiale fiducia al legislatore l’abrogazione della legge stessa» (Cardinali Ottaviani  e Bacci, 1969).

lunedì 20 ottobre 2014

un'antichiesa?

L'oblio dell'ascesi
Osservazioni a margine del recente sinodo vaticano sulla Famiglia
 

Nessuno che sia schiavo di desideri e di passioni carnali è degno di avvicinarsi o di presentarsi o di offrire sacrifici a te, Re della gloria”.
(Preghiera offertoriale tratta dalla Divina Liturgia di san Giovanni Crisostomo).
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 (....)
 
Nella cristianità occidentale attuale sta avvenendo una “mutazione genetica”: quello che fino a ieri era considerato tradizionale è dimenticato e dileggiato a vantaggio di concezioni puramente secolarizzate. Abbiamo molti segnali di ciò.

In questi giorni sto leggendo qualche articolo sul sinodo vaticano dedicato alla famiglia. Vedendo il suo andamento, qualcuno in rete ha fatto un’osservazione molto interessante: “Un sinodo teoricamente cattolico che parla di famiglia e matrimonio ma non dice niente sulla castità: il non plus ultra del grottesco”.

Questa frase lapidaria coglie quanto sta alla base di tutto: in Occidente l’aspetto ascetico del Cristianesimo tende totalmente a scomparire. Al posto di ciò – il cui senso, lo ripetiamo, è solo in rapporto a Dio – sono poste argomentazioni puramente umane.

Card. Péter Erdő
Una di esse l’ho tratta dallo stesso sinodo, per bocca del card. Péter Erdő: “Le persone omosessuali hanno doti e qualità da offrire alla comunità cristiana: siamo in grado di accogliere queste persone, garantendo loro uno spazio di fraternità nelle nostre comunità? Spesso esse desiderano incontrare una Chiesa che sia casa accogliente per loro. Le nostre comunità sono in grado di esserlo accettando e valutando il loro orientamento sessuale […] ?” (3).

Non ricordo alcun esempio in cui, nel passato della Chiesa, si ha cercato di valutare una persona per eventuali “doti e qualità” provenienti dal suo orientamento sessuale (omosessuale o eterosessuale che sia) (4). Al contrario, la persona era ritenuta cristianamente matura - quindi un esempio - nella misura in cui incarnava Cristo, l’uomo spirituale per eccellenza, e rifiutava l’uomo secolare o “secondo la carne”. Questo perché era chiaro che, se un tal uomo aveva delle doti o qualità a prescindere da Cristo, non sarebbe servito a nulla secondo il noto detto evangelico: “Chi non raccoglie con me disperde” (Mt 12, 30).

Tale principio evangelico dovrebbe valere maggiormente dinnanzi alle cosiddette “doti o doni” attribuiti all’orientamento sessuale.

Ad essere precisi, l’orientamento sessuale, di suo, non è in grado d’esprimere “doti o doni” in senso proprio. È piuttosto qualcosa di neutro, essendo una forza nella natura umana che, in quanto tale, può operare positivamente o negativamente a seconda di mille altre variabili che il card. Péter Erdő non pare affatto aver considerato, almeno in questo passo. Se s’inizia a considerare il modo in cui si usa la sessualità si spiega perché l’uso smodato della stessa con l’unico fine di trarre piacere personale è sempre stato considerato un disordine nel Cristianesimo, poiché, oltre a non avere una vera finalità, svia l’individuo dal percorso trascendente.

Qui inizia un discorso delicato e complesso. Qualcuno dice che la Chiesa è avversa alla sessualità in quanto tale. A me pare, piuttosto, che la Chiesa, almeno anticamente, è sempre stata avversa a qualsiasi cosa potesse distrarre l’uomo dal suo cammino ascetico, da una positiva tensione verso Dio. Per la Chiesa al momento della morte l’uomo è colto ed eternizzato nell’attitudine spirituale avuta fino a quel momento. Se l’uomo è colto in tensione verso il Cielo entrerà tra i beati, se è colto intento e totalmente assorbito in questioni terrene (pur con tutto lo zelo, i doni intellettuali e le qualità possibili), troverà il Cielo chiuso semplicemente perché gli ha voltato le spalle. “La carne non serve a nulla”, ricorda a tal proposito san Paolo o, ancora: Chi semina nella sua carne, dalla carne raccoglierà corruzione; chi semina nello Spirito, dallo Spirito raccoglierà vita eterna” (Gal 6, 8).

La sessualità è sempre stata vista come qualcosa che, più d’ogni altro aspetto, potrebbe distrarre l’uomo dal Cielo, al punto che lo stesso san Paolo, pensando che Cristo dovesse ritornare da un momento all’altro, tendeva a proibire le nozze tra i cristiani delle prime comunità. Sempre lui, che paragona la dedizione degli sposi a quella di Cristo verso la Chiesa, ritiene preferibile non sposarsi!

Da allora, la tensione tra l’obbedienza alle leggi di natura (con il matrimonio) e l’obbedienza alle leggi dello Spirito (con la castità per il Regno dei Cieli) ha da sempre contraddistinto la Chiesa. Si è pure giunti a predicare una castità all’interno dello stesso matrimonio essendo le leggi dello Spirito superiori a quelle di natura.

D’altronde, la Chiesa tradizionalmente sapeva che i mezzi della castità e del digiuno affinano la sensibilità spirituale e preparano il cuore all’incontro con Dio. Da qui il suo insistere su di essi poiché proprio perciò i puri di cuore potranno vedere Dio, secondo la nota beatitudine evangelica.

L’oblio di questi valori ha determinato dapprima una pesante ricaduta sul piano naturale, sulle cosiddette leggi di natura per cui si seguono solo le esigenze naturali, non essendo più chiare quelle spirituali, alla fine rifiutate. L’esempio ci può venire dallo stile di un certo ateismo etico.

A seguito di ciò, è avvenuta un’ulteriore ricaduta e una chiusura umana nella natura stessa a prescindere da ogni altra considerazione e a dispetto dell’evidente debolezza e malattia alle quali è soggetta la natura umana. “Qualunque cosa ti senti di fare che ti fa star bene è buona”, è il motto attuale. L’esempio è quello dell’edonismo attuale ampiamente entrato all’interno della stessa Chiesa.

Effettivamente ciò è potuto avvenire perché buona parte del Cristianesimo si è di fatto staccata dal contatto trascendente ed è rimasta intrappolata in se stessa, nelle supposte buone ragioni intellettuali. Non avendo più sensazione ed esperienza soprannaturale è rimasta con la sola natura (l’intellettualità, la sensibilità) ed è a partire da qui che sono discese tutte le altre conseguenze.

La dottrina tradizionale, che prevedeva l’ascesi, è rimasta in piedi ancora alcun secoli in Occidente riducendosi spesso a qualcosa di molto legale, meccanico e moralistico e che si può riassumere nel detto: “Fai questo ed avrai il premio del Paradiso”.

Oggi, dal momento che i cristiani hanno perso pure la tensione verso i fini ultimi (tra cui il Paradiso), anche l’ascesi si è persa per strada. Al suo posto s’è sostituita l’esaltazione della natura umana com’è, spesso prescindendo da quella voluta e restaurata da Cristo (oramai considerata utopistica) (5).

Se, dunque, una persona omosessuale ha doti e qualità che provengono semplicemente dalla sua omosessualità, come si può legittimamente desumere dall’osservazione della relazione del card. Péter Erdő nel sinodo vaticano, siamo ad un passo dalla mentalità del Gay Pride, dell’orgoglio per il semplice fatto d’essere omosessuali, dal momento che l’omosessualità (o la sessualità in senso lato) è considerata un valore per se stessa. Il logion paolino “La mia gloria è Cristo e Cristo crocefisso” sembra oramai incomprensibile e chiuso in un passato lontano.

Una Chiesa o un ambiente ecclesiale che predica questo o che semplicemente lo ipotizza non ha forse  strappato le sue radici dal terreno neotestamentario e dalla tradizione da esso discendente divenendo de facto un’antichiesa?
È veramente molto arduo negarlo.


© Traditio Liturgica
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NOTE

  1. Si noti come, purtroppo, attorno a noi avvenga sempre più questa confusione. Sfuggendo il senso e il valore dello spirituale, la Chiesa si concentra sull’intelletto e molti suoi aderenti si fanno trascinare nella dolce vita in cui si titillano i sensi.
  2. Fu questo uno dei motivi per cui, quando papa Giovanni XXIII proclamò la festività di san Giuseppe “lavoratore”, il 1° maggio, ci furono diverse perplessità e qualche resistenza nel mondo cattolico.
  3. In questo mio commento non entro di proposito a considerare l’omosessualità nella dottrina tradizionale della Chiesa, poiché si aprirebbe un discorso troppo ampio per questo contesto e totalmente fuori tema per questo blog. Qui mi limito a considerarla nel quadro generale della sessualità umana in rapporto all’istanza spirituale o religiosa.
  4. Questo è così vero che pure nella stessa Chiesa non pochi pensano a Cristo come ad un uomo come tutti gli altri, con moglie o amante e possibili figli. Un uomo che, come tutti, ha conosciuto le passioni umane. Questo Cristo gnostico e secolarizzato avrebbe fatto accapponare la pelle ai padri della Chiesa, ossia a quelle autorità sulle quali dovrebbe fondarsi la dottrina della Chiesa odierna.

domenica 19 ottobre 2014

"non vera peste" li colga!

da "I Promessi Sposi"
 
"In principio dunque, non peste, assolutamente no, per nessun conto: proibito anche di proferire il vocabolo.
Poi, febbri pestilenziali: l’idea s’ammette per isbieco in un aggettivo. Poi, non vera peste, vale a dire peste sì, ma in un certo senso; non peste proprio, ma una cosa alla quale non si sa trovare un altro nome.
Finalmente, peste senza dubbio, e senza contrasto: ma già ci s’è attaccata un’altra idea, l’idea del venefizio e del malefizio, la quale altera e confonde l’idea espressa dalla parola che non si può piú mandare indietro."

mercoledì 8 ottobre 2014

attualità delle ammonizioni di san Paolo

"Vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo"
 
GALATI 1
[6]Mi meraviglio che così in fretta da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo passiate ad un altro vangelo. [7]In realtà, però, non ce n'è un altro; solo che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo. [8]Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema! [9]L'abbiamo gia detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi predica un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema! [10]Infatti, è forse il favore degli uomini che intendo guadagnarmi, o non piuttosto quello di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini? Se ancora io piacessi agli uomini, non sarei più servitore di Cristo! [11]Vi dichiaro dunque, fratelli, che il vangelo da me annunziato non è modellato sull'uomo; [12]infatti io non l'ho ricevuto né l'ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo.

sabato 4 ottobre 2014

custodire la dignità del Matrimonio

Copiare la prassi ortodossa

sui divorziati risposati? Impossibile.

  di monsignor Cyril Vasil’ S.I.
Fino a qualche decina di anni fa, la posizione teologica e la prassi delle Chiese ortodosse nei confronti della separazione degli sposi, dello scioglimento del vincolo coniugale, del divorzio e della possibilità di contrarre un nuovo matrimonio con la benedizione della Chiesa riscuoteva l’interesse di una cerchia ristretta di teologi e di canonisti cattolici. Negli ultimi anni, invece, questi temi hanno suscitato la curiosità di una audience più vasta. Un’altra ragione di interesse è il dibattito, in aumento all’interno di alcuni ambienti cattolici, sulla pratica della oikonomia della Chiesa ortodossa nel contesto del divorzio e dei nuovi matrimoni. (…) Tenteremo di rispondere a due domande specifiche:
a) Quale dovrebbe essere la posizione dei ministri e dei tribunali ecclesiastici preposti alla valutazione dei decreti e dei documenti, rilasciati dalla Chiesa ortodossa, che dichiarano l’invalidità, lo scioglimento o il divorzio di un matrimonio contratto nelle Chiese ortodosse insieme con il permesso di sposarsi nuovamente?

venerdì 3 ottobre 2014

contro gli ariani del XXI secolo


Pasticcio Kasper

di Roberto de Mattei
su Il Foglio del 01-10-2014
Il prossimo Sinodo dei Vescovi è preceduto da un frastuono mediatico che gli attribuisce un significato storico superiore alla sua portata ecclesiologica di mera assemblea consultiva della Chiesa. Qualcuno si lamenta per la guerra teologica che il Sinodo annuncia, ma la storia di tutte le adunanze episcopali della Chiesa (tale è il significato etimologico del termine sinodo e del suo sinonimo concilio) è fatta di conflitti teologici e di aspri dibattiti sugli errori e sulle scissioni che hanno minacciato la comunità cristiana fin dal suo sorgere.
Oggi il tema della comunione ai divorziati è solo il vettore di una discussione che verte su concetti dottrinali più complessi, come quello di natura umana e di legge naturale. Questo dibattito sembra tradurre, sul piano antropologico, le speculazioni trinitarie e cristologiche che scossero la Chiesa dal Concilio di Nicea (325) a quello di Calcedonia (451).

giovedì 2 ottobre 2014

strage di innocenti in Siria

" .....perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli."

1 ottobre 2014 : Scuola primaria Akrema , Homs: autobombe di 'ribelli moderati' , esplose al momento dell'uscita dalla scuola,  uccidono 52 persone , di cui 46  bambini .


martedì 30 settembre 2014

E' il passato che giudica il presente - Editoriale di "Radicati nella fede", ottobre 2014.



E' IL PASSATO
CHE GIUDICA IL PRESENTE

Editoriale di "Radicati nella fede"
Ottobre 2014




 
  “I veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né novatori, ma tradizionalisti”. 

 Chi oserebbe oggi parlare così nella Chiesa? Chi avrebbe il coraggio di ripetere queste parole di Papa San Pio X, di cui cade quest'anno il centenario della morte? Le scrisse nella lettera “Notre charge apostolique”, del 1910, indirizzata ai vescovi e arcivescovi di Francia. Certo, S. Pio X lì tratta della concezione secolarizzata della democrazia, ma queste parole possono benissimo riferirsi anche alla situazione della Chiesa, avvelenata oggi al suo interno da una medesima secolarizzazione

 Veniamo spesso accusati, da coloro che non capiscono le scelte operate da noi in questi anni, di essere dei patetici cristiani che guardano al passato, mentre occorre vivere la Chiesa del presente. Anche tra coloro che amerebbero un po' più di tradizione nell'azione della Chiesa, tra i “conservatori timidi” per intenderci, l'imbarazzo è quello di non passare per tradizionalisti, uomini cioè troppo ancorati all'antico. 

 Invece per noi è chiaro che il passato deve prevalere sul presente, in modo netto.

 È il passato che giudica il presente della Chiesa e non il presente della Chiesa che giudica il passato. 

 Semplicemente perché all'origine c'è Gesù Cristo Nostro Signore, è lui il Capo della Chiesa, la Chiesa è il suo Mistico Corpo. E Cristo ci viene dal passato: la conoscenza di Lui, la Rivelazione divina, la sua Grazia anche, agiscono nel presente ma ci sono consegnate dal passato, dalla ininterrotta trasmissione di verità, santità e grazia, che dagli Apostoli giunge fino a noi attraverso quel processo che si chiama Tradizione.

 Potremmo senza il passato essere Cattolici? Conosceremmo Cristo senza questa comunicazione con il passato? Avremmo i sacramenti, se non ci fossero consegnati dalla Tradizione Apostolica, che ci àncora al passato con certezza? Senza il sacerdozio che ci viene dalla successione apostolica, che ci unisce con certezza al passato e cioè a Cristo, avremmo ancora i sette sacramenti con la grazia che salva? 

 No di certo! Una Chiesa del solo presente sarebbe una non-chiesa, una pura falsità inventata dagli uomini; una vuota casa umana fatta di parole senza Dio.
  Cristo e la sua grazia ci sono dunque continuamente consegnati dal passato della Chiesa, perché il presente sia il tempo della salvezza. 

 Per questo, e non per un gusto personale, vogliamo che sia il passato a giudicare il presente della Chiesa, guidando tutti i giudizi necessari a compiere scelte giuste che evitino mortali errori.

 Per sapere se stai pensando e agendo in modo cattolico, devi guardare a ciò che nel passato la Chiesa ha insegnato e fatto. A ciò che, nei secoli, nella Chiesa si è mantenuto costantemente, portando frutti di bene. Altrimenti cadrai nell'errore degli eretici che hanno perso Cristo. 

 L'alternativa a questo prevalere del passato sul presente, sarà una nuova religione fondata su un “Cristo carismatico” che dipende dal tuo modo di sentire del momento, che dipende dal tuo sentimento; e il tuo sentimento dipende infine dalla mentalità comune che il potere di questo mondo impone.

 Hanno fatto così tutti gli eretici della storia della Chiesa, hanno fatto così i Protestanti, volendo stare con Cristo negando tutto il passato della Chiesa, giudicandolo negativamente. E Cristo lo hanno perduto. 

 È il male del cattolicesimo diffusosi oggi in mezzo a noi. Un cattolicesimo che usa il presente della Chiesa per condannare il suo passato.

 Anche i famosi “mea culpa”, con cui anni fa' il Sommo Pontefice domandò perdono per le colpe dei cristiani nella storia, furono usati ideologicamente come condanna della storia della Chiesa: oggi un normale cristiano è portato a pensare che la vera Chiesa di Cristo è quella di oggi, mentre nel passato c'è una Chiesa che deve farsi perdonare quasi tutto quello che ha fatto. 

 Così si è sovvertito l'ordine della verità e si è introdotta una logica falsa e non cattolica, quella del presente che giudica il passato: il contrario della Tradizione.

 La Tradizione resta una delle fonti della Rivelazione assieme alla S. Scrittura; e la Tradizione implica la venerazione del passato della Chiesa, e chi lo nega non è più cattolico. 

 La mentalità comune oggi è di fatto il ribaltamento della logica cattolica: ti permettono di infangare il passato della Chiesa con una facilità estrema e con una ignoranza estrema; anzi, se lo fai ti lodano pure, perché dimostri di essere un cristiano adulto che ripensa criticamente la sua fede; mentre il presente della Chiesa non puoi azzardarti a giudicarlo, pena l'essere accusato di disobbedienza e scisma.

 Che strana questa non-logica della Chiesa ammodernata: l'unico pericolo di scomunica grava su coloro che si permettono di valutare ciò che sta accadendo nel presente della Chiesa. Il mea culpa lo puoi fare battendo il petto dei cristiani di un tempo, ma non puoi farlo sul tuo petto di cattolico del presente.

  Sono invece gli Apostoli, sono i Padri della Chiesa, sono i Papi e i Concili dogmatici di duemila anni di Cristianesimo, sono i santi della cristianità a giudicare il nostro presente: in una parola è Cristo con il passato della Chiesa a giudicarci. 

 Per lo stesso preciso motivo, diciamo che è la Messa della tradizione che giudica il disastro liturgico di oggi.

 È la Messa del passato che giudica quella in circolazione oggi e non la accetta. Non è la Messa antica che deve chiedere timidamente il permesso di essere giudicata e tollerata dalla Messa di oggi. Sono i frutti di santità prodotti dalla Messa antica a giudicare lo sgretolamento della presenza cristiana nel mondo, causato anche da una riforma liturgica che non ti permettono di giudicare.